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14.1.12

Ciao Zia. Mi manchi già.

Ho avuto due settimane quasi per assimilare l'idea che una parte di me se ne stava per volare via. Devo scrivere perché non sono là, non ho avuto il privilegio di salutarla se non per telefono qualche giorno fa.
E ora che gli altri si riuniscono davanti a lei che se ne va, io sto qua da sola nella mia stanza, con il sole che fa capolino fra le nuvole e rispecchia il mio umore, perso fra tristezza e ricordi.

Ieri mia zia Fernanda se n'è andata.
Aveva quasi 94 anni, ed ha vissuto una vita lunga e piena di viaggi,di persone, di difficoltà e di momenti felici.
Lei era piccoletta ma tostissima.
Di quelle che all'apparenza sono buone buone, ma sotto sotto hanno un grinta che le generazioni di ora ci possiamo solo sognare.
Io ho avuto la grandissima fortuna di condividere tanto tempo con lei quando ero piccola, e anche quando ero più grandicella, perché non avendo figli e nipoti suoi era come un'altra nonna, ma con la testa di una cugina sbarazzina certe volte.

Vi faccio un po' piangere prima, ok? Perché io piango da ieri e ho bisogno di smettere perché sto annacquando il computer. Ma magari ci scappa pure qualche risata nel mezzo.

Ciò che mi fa piangere è il mondo di oggi, che tanto spesso ci fa scordare che i nostri anziani sono una grossa fetta di noi. Che a volte ce li fa vedere come un peso. Una difficoltà.
E non vediamo le difficoltà che hanno loro, perché noi non ci siamo ancora arrivati.
Quanto è duro a volte solo aprire una porta perché la serratura fa le bizze, o riuscire a leggere le istruzioni del nuovo forno perché sono scritte minuscole, o semplicemente splalmarsi la crema idratante sulle gambe perché e chi ce la fa a piegarsi.

Io ho aperto la sua porta tutte le volte che ho potuto in questi ultimi anni, e sono pure entrata a casa con lei per vedere che fosse tutto ok, per tirare fuori dai suoi pacchetti di regali di Natale le cosine da mangiare affinché non finissero nell'armadio dimenticate fra una sciarpa e una tazza, ad abbassare una serranda tanto pesante, o semplicemente a buttare la mondezza per farle fare una cosa in meno.

Il 25 dicembre, solo 3 settimane fa, quando l'ho accompagnata a casa da casa nostra mi sono trattenuta con lei alcuni minuti, e l'ho aiutata a mettersi piano piano il pigiama, e ho pensato che i nostri ruoli erano invertiti, ora ero io ad aiutarla a vestirsi, come lei avrà fatto con me mille volte che io neppure ricordo.

E ne sono felice, perché so che quella notte lei ha dormito meglio, perché era stata con noi, benissimo, molto meglio degli ultimi anni, aveva mangiato tutto, le avevo pure fatto vedere le mie foto sull'ipad e pure che si vedevano piccole e per lei erano di un posto come un'altro, era contenta perché le condividevo con lei. E ci eravamo abbracciate, andandomene, e lei sorrideva.

Sono felice di esserci stata in momenti tosti, come una notte che la sua vicina ci ha chiamati perché zia era caduta e io sono corsa, perché viviamo così vicini, finché non fosse arrivata l'ambulanza, a tenerle la mano, mentre lei ripeteva mamma mamma ed aveva gli occhi di bimba di 90 anni impaurita. Io c'ero e le ho promesso che non me ne sarei andata fino a che non l'avessero portata in ospedale e poi ci sono andata pure correndo, al pronto soccorso, perché io odio gli ospedali e i corridoi dove ti mollano in attesa e non volevo che stesse sola ed avesse paura.

Alla fine era diventato quasi uno scherzo fra di noi, lei che si ammalava in coincidenza coi miei ritorni a Roma, io che andavo a casa sua il giorno che il dottore doveva visitarla, il dottore che mi ritrovava là e mi chiedeva: ma tu non vivi all'estero!? E io facevo l'occhiolino a lei, perché lo sapevamo tutte e due che il dottore era uno scapolo d'oro e lei secondo me organizzava questi incontri apposta, perché voleva vedermi felice, sposata, con figli. E purtroppo questa soddisfazione non gliel'ho data prima che se ne andasse.

C'ero pure un'estate di quelle terribili per le sue gambe, e sono stata un pomeriggio intero a metterle la crema idratante sulla pelle secca, e a massaggiarla, come avevo visto fare tante volte da lei. E mi sono sentita bene, perché in questo mondo che corre e in cui ci scordiamo del contatto fisico e di esserci con la testa quando facciamo le cose, quel massaggio e quel contatto e i racconti della sua gioventù in America non me li scorderò mai.

Se non ci fosse stata lei con le sue lezioni di inglese da quando ero piccola piccola e i suoi album di foto di giri per il mondo, chissà, forse non sarei la trottola che sono, non mi sarei avventurata di qua e di là, ma l'ho detto, lei è una fetta bella grossa di me, come lo era pure mio nonno, suo fratello, e ora le lacrime non ne vogliono proprio più sapere di smetterla di appannarmi gli occhi e chissà che scrivo.

Con lei da piccola andavo al mare, e lei, che era una zia molto apprensiva, non mi staccava gli occhi di dosso, e mi faceva nuotare solo nella piscina dei piccoli, ostinandosi a tenermi la mano. Ve lo immaginate nuotare a bordo vasca, tenendo un braccio fuori, in 50cm d'acqua?

E poi mi rimpinzava di pasta con le polpette, che portava in appositi tupperware, ( che sicuramente sono ancora a casa sua e uno lo voglio assolutamente, per ricordarmi quei pranzi), che poi per farmi il bagno dovevo aspettare almeno 4 ore.

E poi aveva deciso di farmi lei un costume di cotone a maglia, azzurro, e la prima volta che c'ero entrata in mare questo s'era gonfiato tutto d'acqua e mi era calato giù, lasciandomi con il sedere scoperto.

E andavamo pure a Villa Celimontana a raccogliere i pinoli, e poi lei mi permetteva di girare scalza per casa sua e addirittura di uscire in terrazzino scalza, ad aprire tutti i pinoli trovati e a farne una scorpacciata.

Casa sua è piena di soprammobili e ricordini di tutte le parti del mondo, delle immancabili caramelle al miele, la naftalina negli armadi, e fino a qualche anno fa, di cioccolatini e biscottini nascosti in un armadietto perché lei è sempre stata una gran golosona come me.
Proprio questo Natale, dopo il pranzo luculliano di mia madre, lei non aveva rinunciato a un pezzo di torrone, ricordandone le proprietà lassative!

Lei quando ero piccola giocava con me per terra - cosa che io ora imito e ripeto con le mie nipotine -, lei mi ha tenuto la mano quando il mio fidanzato in prima elementare si era quasi avvelenato con dell'acqua non potabile durante una gita ed io ero preoccupatissima.

Mio padre, a cui piace scherzare, ci mandava in missioni impossibili e ridicole, che dettava per filo e per segno a lei al telefono e lei non si rendeva conto neppure dello scherzo.
Io voglio pensare che lo sapeva benissimo che di scherzi si trattava, ma era un'occasione per passare un po' di tempo con me, a zonzo per Roma. E così un giorno siamo partiti alla ricerca delle scarpe ADA ( perché mio padre chiamava le scarpe da ginnastica: scarpe ADA ginnastica) e i negozianti non sapevano proprio che marca fosse questa ADA.

E poi il circo, il lunapark, le torte di mele, e il suo baschetto e la sua retina per i capelli, e da adolescente ascoltare con lei le canzoni dei Roxette e cercare di trascrivere il testo perché 20 anni fa mica c'era internet e i cd con i testi delle canzoni!

I ricordi si affollano e la testa mi fa male, in questo momento si sta celebrando il suo funerale e allora me ne starò in silenzio per un po', a guardare le nuvole immobili e il sole che fa capolino, a piangere un altro po' e anche a ridere quando mi viene in mente qualche altra fenomenale giornata in sua compagnia.



Ciao zia Fernanda, mi manchi già.

5 commenti:

  1. ...Bel post...un post che avrei potuto scrivere io quando è morto mio nonno (un paio di mesi fa)...

    Ho odiato tutti quelli che hanno detto "ah vabeh ma aveva 98 anni che piangi?"..

    E' vero aveva 98 anni e sono stati anni di ricchezza per me e per chi l'ha conosciuto...non avrei potuto volere di più.. ma la tristezza e il dolore vanno rispettati comunque..

    Sii forte..

    E grazie per avermi letto...

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  2. mi dispiace moltissimo, non so dire altro se non che una piccola candela al profumo di rosa è accesa quì accanto a me per zia Fernanda, e con il pensiero sono li con te..
    sisterVale

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  3. viviana cinquemani14 gennaio 2012 21:52

    Capisco il tuo dolore, non è mai facile accettare che le persone care vadano via, ci saranno tante lacrime e ti sentirai il cuore piccolo piccolo, però pensa che i ricordi e tutte le cose che ti ha insegnato rimarranno con te tutta la vita. Ti sono vicina, un abbraccio Viviana

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  4. mi spiace molto, coraggio.

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