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29.11.11

CECIPEDIA

Che ci faccio sveglia a quest'ora se domani mi devo svegliare alle 5?

Ho già un po' di orette di sonno arretrato di ieri e oggi, stamattina in macchina fra me e Marjetka abbiamo fatto il festival dello sbadiglio e meno male che guida lei, perché io mi incanto a guardare la nebbia che ricopre questo mondo fatato e se il nostro destino fosse nelle mie mani al volante, ci sfracelleremmo contro un pilone, un camion o volendo precipitando giù dal ponte che attraversa la vallata.
Mi è uscita fuori una descrizione macabro-heidi, nuovo genere letterario per bimbi gotici.

In ogni caso è solo per annuciarvi che ho cambiato nome e status.
Non sono più un essere umano.
Da oggi ho auto-deciso di ribattezzarmi CECIPEDIA.



Ho il cervello che esplode di link, gli occhi in cui ormai si possono vedere riflessi i video di youtube, il collo che scricchiola  piegato su google translator e compagnia bella, bloggo, taggo, taglio e cucio notizie, foto ed interattività varie di tutti i generi.

Io la tesi di laurea l'ho fatto sulla preistoria di questa roba qua.
Su Christine Brooke-Rose, una tipa davvero tosta, che ha scritto un libro, Amalgamemnon, in cui preannunciava la wikivita.
Vita in cui tutto può essere aggiunto, modificato, ritagliato e soprattutto conosciuto con un click veloce veloce.
Lei tutta questa storia del tempo delle connessioni accellerate non la vedeva di buon occhio, temeva per i prof. di lettere e lingue morte, vittime di una società che è più vecchia e più giovane ogni secondo che passa.
Aveva ragione.
Io non riesco ad immaginare come prima potessi entrare in classe senza PC (cosa che mi succedeva fino a 1 anno e mezzo anni fa) e senza powerpoint (cosa che mi succedeva fino a 2 mesi fa).

Oggi in classe ho parlato della mia vita
(e come te sbaji? Mi sento un personaggio famoso a scuola, che va in giro per le classi come fossero talk-show a raccontare che da piccola collezionava figurine di geografia e che insomma, essendo una quattrocchi sparapidocchi non aveva altra scelta che studiare studiare e studiare perché nessuno se la filava)
- tergiverso come sempre! .....
dicevo che ho parlato della mia vita e di quando mandavo letterine e un ragazzino mi ha chiesto:

- Ma le lettere quanto tempo ci mettevano ad arrivare?
- 3 settimane, magari pure un mese.

Il ragazzino mi ha osservata come se fossi un tirannosauro polveroso in un museo ... e poi ha distolto lo sguardo, quasi impaurito da tanto vecchiume.

Ma io sto al passo coi tempi signori miei.
Ho l'hard disk incollato alla mano praticamente.
E mi è venuto in mente di fare la lista, in ordine sparso e non esaustivo, di tutto quello di cui ho parlato o insegnato negli ultimi tre mesi.

L'Australia.
Leonardo da Vinci.
Le tradizioni scozzesi.
I balli scozzesi.
Cucina.
Educazione fisica.
La colazione in vari paesi del mondo.
Fatti sparsi sullo Yemen.
Italiano.
Inglese.
Spagnolo.
L'importanza della mamma in Italia.
Come rimorchiare in italiano.
Il concetto spagnolo (o murciano) di perroflauta.
Frutta e verdura.
Strumenti musicali.
Pinocchio.
Storie avventurose per adolescenti.

E oggi, veloce veloce e tanto per gradire, ma daiii, perché non preparare un bellissimo PPT sulle collezioni di cose assurde nel mondo?
Ho scoperto così che c'è gente che colleziona laniccia dell'ombelico. E cibo bruciato. Paparozze di gomma. E oggetti di plastica rosa trovati nella monnezza. E anche buste per vomitare, quelle dell'aereo per capirci.
Mi sono sentita un po' sempliciotta, con le mie collezioni di tazze, e roba di gatti, e non disturbare degli alberghi.

Prima collezionavo.
Ora scolleziono.
E lo so che vi ho fatto una testa tanta sulla mia lotta al consumismo.
Però lo ripeto, invece di accumulare mi libero delle cose.
(se non l'avete letto, date un'occhiata a questo post: http://comeniusinslovenia.blogspot.com/2011/07/esperimento-100-cose.html)

Poi fino a quest'ora tarda sono stata indecisa sul cosa preparare per quelli di 14 anni.
Una bella lezione sulle case stregate? O sull'interpretazione dei sogni?
Hanno vinto i sogni, forse perché schiatto di sonno e sento un'impellente necessità di dormire e dunque sognare.

Vi anticipo però che tra pochi giorni vi delizierò con utili consigli su come eliminare impicci ed impacci dalla vostra vita. Insomma, faccio piazza pulita di cose e mi riempio la testa di fatti assurdi.
Non so se mi faccia bene questo spaziare su tanti argomenti, clikkare sui miei neuroni a raffica e senza connessione. Ma dato che pure il mio amico Leo(nardo da Vinci) lo faceva, beh, male non mi farà.

L'unico problema è che non ho ancora trovato il tasto ESC del mio cervello.
Sapete per caso dov'è?

28.11.11

IL SEGRETO DI LEONARDO DA VINCI

Quando ho compilato i moduli per l'assistentato Comenius a gennaio 2011 - in fretta e furia e copiando quelli dell'anno precedente perché non ci speravo proprio di essere selezionata di nuovo, dopo aver rinunciato l'anno scorso - mi è toccato scegliere che materie avrei potuto insegnare.

Ho pensato di essere strategica: inglese è la mia materia, da classe di concorso, e spagnolo pure e si studia in molte scuole europee ormai. Però l'italiano non è proprio così diffuso e allora invece di metterlo come terza opzione, ho pensato che era meglio scegliere un'altra materia, di quelle che si insegnano ovunque.
La STORIA.

Io all'università ho studiato pure storia.
Una caterva di materie. Fatte tutte in Erasmus.
Senza nessuna logica.
Il giorno che ho riempito il mio piano di studi con il mio tutor (prima e ultima volta che l'ho visto)
questo allegro spagnolo mi ha consigliato di eliminare il tedesco e di abbondare con la storia.
E io l'ho ascoltato. Perché? Non ne ho la più pallida idea.
Forse perché lui mi parlava in spagnolo e io ancora non lo parlavo
e non sapevo come dirgli che volevo studiare tedesco e non storia? Boh.

Comunque, il risultato è stato questo:
Storia del Diritto Romano (convalidata da giurisprudenza). Storia moderna. Storia dell'America Latina. Storia della Civiltà Arabo Islamica. Storia delle Donne in America Latina.
Corsi molto specifici scelti davvero a casaccio, perché ero stufa di storia europea, fritta e rifritta dalle elementari in poi. Fatto sta che ho quasi più crediti di storia che di spagnolo.
E dunque ho pensato bene di inserirla fra le tre opzioni Comenius.

Però per ora in Slovenia non mi era ancora toccato insegnare storia.
Oltre a inglese, spagnolo e italiano (alla fine lo insegno comunque!) ....
Ho insegnato educazione fisica.
Matematica ai piccolettissimi.
Ho partecipato alle lezioni di letteratura di viaggio.
Ho raccontato favole.
Sono andata al gruppo di teatro.
Al coro.
E alle lezioni di cucina.
E di taglio e cucito.
E di geografia.

La storia in realtà è sempre trasversale in molte materie.
Però a lezione di storia non ci ero neppure andata in fase di osservazione, perché erano i due giorni a settembre che ero stata raffreddata.

Poi un paio di settimane fa mi si avvicina Petra, una delle prof. di storia, e mi chiede se voglio partecipare a una sua lezione, con quelli di I media.
Flash-back dell'esame di III media, prima domanda proprio di storia.
Date, date, date. Battaglie. Trattati di pace. Guerre.
Paesi che cambiano confini.
Personaggi con soprannomi assurdi (il mio preferito? Pipino il breve)
Insomma, mi viene il panico da interrogazione.
Ma Petra ha pensato ad altro.
Sospiro di sollievo.

Devo parlare di Leonardo da Vinci.

Sono felice, perché Leo è vegetariano e mancino come me.
Però non è che so molto di più su di lui.
Vabbè, la Gioconda e tutti gli altri quadri.
E le invenzioni. Ma non so di preciso quali fossero.
E i quadernetti con migliaia di schizzi e appunti
(ma voi lo sapevate che scrisse circa 100.000 pagine? 100.000!!! )

Insomma, se ne parla, se ne parla,
genio di qua, genio di là,
ma poi non è che ne sappiamo più di tanto.

E così mi sono immersa nel mondo di Leonardo.
Per ore e ore.
Ho  trovato un videogioco in cui compare (Assassin's Creed), ma alcune immagine erano troppo violente per proporle agli angioletti di I media.
Ho scoperto  che in certi negozi di giocattoli vendono le invenzioni di Leonardo da montare.
Che c'è una società di sclerati americani che si dedica a ricostruirle e a farle funzionare.
Che ci sono cartoni animati e terribili canzoni su di lui.
E che ci sono mille teorie.
E poi la scrittura a specchio.
Io da piccola scrivevo a specchio. Lo faccio ancora, a volte, quando mando cartoline.
Per sorprendere un po' chi le riceve.
O perché ho una penna di quelle che sbavano e non si asciugano mai, incubo di tutti i mancini.

Così ho preparato uno dei miei ormai famosissimi powerpoint.
Dedicandomi soprattutto alle invenzioni, perché sono ciò che più può colpire l'immaginazione di un ragazzino.
Ho cercato video in cui si vedesse come costruire la catapulta, il carrarmato, la macchina, le ali.
E poi li ho fatti scrivere al rovescio.
E poi mi hanno fatto un sacco di domande.
E pure un applauso finale.

Perché alla fine della lezione gli ho rivelato un grande segreto ...

Leonardo ...

...

...

...

...

...

non era un

...

...

...

...

uomo

...
...
...

Leonardo

...

...

...
...



sono io!



Sono nata nel 3000, ho inventato la macchina del tempo e mi dedico a gironzolare per i secoli.
Non ve lo aspettavate, vero?

Un grazie a Petra per avermi fatto scoprire che insegnare storia mi piace! :-)

24.11.11

Esplosioni

Che pensereste se trotterellando felici e contenti per strada all'improvviso notaste che del liquido vi cola giù per il polpaccio partendo dal ginocchio?
Che pensereste se toccandovi i jeans proprio dietro al ginocchio li notaste umidi? E poi bagnati? Prima il retro di un ginocchio e poi l'altro?

Non può essere una supercacca di un uccello - ho pensato io - perché mi sarebbe precipitata in testa e colata sui capelli. Sarà una ferita - penso - toccandomi il primo ginocchio. Sangue che cola giù nei miei stivali.
Ma poi sono tutte e due le ginocchia a scolare. Oddio, ho il latte alle ginocchia - penso.
E poi il terrore più terribile: me la sono fatta sotto e non me ne sono accorta.
Eccomi qua, a soli 35 anni che me la faccio sotto. Mo' mi toccherà comprarmi i tena-lady. E i mutandoni.
Ma cavoli, la pipì non esce mica dalle ginocchia! Cos'è dunque?

E allora lo capisco:
mi hanno sparato.
Un cecchino.
Tutto quadra.
Sto attraversando una zona di Lubiana che mi ricorda proprio delle scene di guerra,
con i palazzi coi cortili deserti,
le foglie che si muovono per il gelido venticello,
il silenzio.

Giuro che per un paio di minuti ho pensato davvero di essere stata gambizzata.
Un'assurda certezza.
Mi vedevo già in barella, un dottore dagli occhi di ghiaccio che mi parlava in sloveno ed io che non capivo niente e poi mesi di sedia a rotelle e stampelle.
Però accipicchia, com'è che continuo a camminare??
Non dovrei essere caduta come una pera cotta?

Poi infine il cervello ha fatto click!

CAVOLIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!

La bottiglietta d'acqua!
Nello zaino!



Dove ci sono pure i libri di inglese.
Il mio orario.
La macchina fotografica.
Il cellulare.

E l'hard disk.



In cui c'è tutto il mio lavoro.
Tutti i miei amati PPT.
Tutte le mie foto.

Apro lo zaino che sembra il lago di Como.
Ci tengo a far notare che la bottiglietta d'acqua me l'avevano data all'ora di pranzo ed era sigillata, perché ne avevo un'altra aperta e avevo bevuto quella.
SIGILLATA.

O forse è una vendetta della cuoca perché oggi il mio stomaco era in sciopero e ho mangiato solo un'insalata e quattro mandarini?
O forse, o forse ...

Mia zia Edith dice che sono perseguitata da un poltergeist.
Che fa oscillare il pavimento della mia stanza manco passassero 20 tir al minuto per la mia strada (che è praticamente pedonale). Manco qua sotto ci fossero dieci linee di metro (a Lubiana la metro non c'è).
E che fa esplodere yogurt (già 3) e ora anche bottiglie nel mio zaino.

Come una forsennata svuoto lo zaino sul marciapiede,
lo sgrullo e mi avvio verso casa, cercando di evitare di pensare al peggio.

Arrivata a casa:
Ho messo tutto l'asciugabile sul termosifone.
Ho mandato un messaggio per assicurarmi che il cellulare funzionasse. Sì.
Ho tirato fuori la macchinetta fotografica dalla custodia annacquata e tutto ok.

Ma l'hard disk non ho avuto il coraggio di toccarlo.
Perché poveraccio.
Me lo ha regalato mio padre due anni fa.
E io fino a settembre praticamente non lo avevo usato.
Poi in 3 mesi l'ho riempito di foto, 1000.
E di powerpoint.
Mi accompagna in tutte le classi.
A volte mi sembra che respiri.
Ripeto, poveraccio.
Lavora più di me.

Da un po' di giorni mi chiede di essere analizzato quando lo aggancio al laptop a casa.
Vuole un po' di riposo.
Non credo volesse una doccia.
Né tamtomeno un bagnetto in acqua  al sapor di mora.

Ma oggi è il giorno del ringraziamento.
E anche io ho qualcosa di cui ringraziare.

L'hard disk funziona.

Festeggio preparando un bel PPT???

22.11.11

confusione geografica

Sono fresca fresca da due giorni di lezioni di geografia e dando una sbirciatina alle stats che trovo?

Che questa settimana nessuno è arrivato al mio blog cercando porno - menomale - e che invece qualcuno ha cercato il mio nome su google così: Cecilia Costantini cellulare Slovakia

Ora, mi chiedo, ma chi è questo sprovveduto che non ha ancora capito che sono in SLOVENIA???
Slovenia e Slovacchia. Sono due Paesi diversi, acciderboli.
Non erano neppure parte dello stesso Paese prima, la Slovenia stava in Yugoslavia, la Slovacchia in Cecoslovacchia.



E allora mi sono resa conto di una cosa.
In tutti i Paesi dove ho vissuto c'è stata un certa confusione geografica.

Io l'Erasmus l'ho fatto a Murcia. Murcia città. Regione di Murcia.
Beh, fino alla sera prima della partenza ero convintissima di andare in Andalucia.
Mica lo sapevo che c'era una Comunidad Autonoma chiamata appunto Murcia, come la città.
E ancora quando ne parlo la gente mi dice:

ah, Murcia, in Andalusia, no?
Beh, no. Non proprio.
ah, Murcia, ad Alicante, no?
Beh, no. Sono vicine, ma ...
ah, Murcia .... Murcia? Ma 'ndo sta?



Poi sono andata in Scozia. SCOZIA.
Quella nella parte Nord del Regno Unito per capirci. Dove i maschi portano il kilt (occhio, non la gonna - e questo è un altro bel punto di confusione). Insomma, mi arriva la lettera per l'assistentato in Scozia e quando lo annuncio tutti mi dicono:

ah, che bello, Londra.
Beh, no veramente vado a Glasgow.
ah, che bella l'Inghilterra.
Beh, no veramente la Scozia è Scozia e l'Inghilterra Inghilterra e neppure si sopportano più di tanto.
ah, così festeggerai San Patrizio?
Beh, sì, magari con gli irlandesi che vivono in Scozia, chissà ...

Chiamate uno scozzese inglese e in più ditegli che porta la gonna e vi spaccherà il muso o vi accoltellerà.
Uomo avvisato, mezzo salvato.
Se a pronunciare tale sproloquio è una donna, probabilmente il suddetto allegro scozzese solleverà il suo amato gonnellino e vi rivelerà le bellezze locali. Provare per credere.

       

Insomma, ragazzi, Londra è una città e si trova in Inghilterra.
L'Inghilterra, la Scozia e il Galles stanno in Gran Bretagna, che per capirci è tutta l'isola grande.
E il Regno Unito? Beh, ora che vi ho fatto venire la curiosità cercate pure su wikipedia o sull'atlante, come ai vecchi tempi.
La prima (o il primo) che risponde correttamente riceverà una foto di ciò che si nasconde sotto un gonnellino scozzese.
E anche il numero di telefono del proprietario di tale monumento nazionale.


Poi sono andata negli Stati Uniti.
A St. Bonaventure, che è il nome dell'Università dove insegnavo e del paesino dove tale università si trova.
A N.Y. Cioè New York.
Ma non la città di New York cari miei. Lo Stato. Che è bello grosso.
Io stavo più vicina al Canada e alle cascate del Niagara (3 ore) che a New York città (6 ore o più).



Mi ricordo la prima mail ricevuta dalla spagnola che pure lei era stata selezionata per fare l'assistente nella mia stessa università.
Un tripudio di emozioni.
Perché credeva, la povera sciagurata, che ci avrebbero mandato nella Grande Mela.
E giù a immaginare pomeriggi di shopping, la Statua della Libertà, Chinatown, Manhattan e via dicendo.

Lo shock di finire in un posto lontano da ogni forma di civilizzazione (eravamo circondati da campi, neve e mucche - e mandriani sdentati - e hamish/mormoni con calessi e cavalli) le causò all'epoca un principio di depressione.
Altro che giri sulla Fifth Avenue, al massimo ci facevamo il giro del supermercato Walmart e dei due bar del paesino. Uno si chiamava non mi ricordo come e l'altro si chiamava The O.P. - the other place (dato che di bar ce ne erano due).

Insomma, cocchi miei, prima di partite per il Comenius, per l'Erasmus, per il volontariato Europeo, per la Fulbright, per la Leonardo, leopardo, gazzella e chi più ne ha più ne metta, date un'occhiata a google map.
Tanto per andare sul sicuro.

E al prossimo che chiama Slovacchia la Slovenia, da brava scozzese che sono, gli fracasso la mascella.

21.11.11

Stereotipi

Se uno dice italiano per il mondo vengono fuori le solite storie: mafia, pizza, pasta, casino, rumore, motorini, traffico, moda, calciatori, buon vino, panni stesi ecc.

Ma se vi dico bulgaro? E lituano? Anzi lituana?

Insomma, quanti di questi nuovi cuginetti europei avete conosciuto in vita vostra?
E soprattutto, sapete dove si trovano questi due Paesi?
Io sì, per la storia di sempre, che ero innamorata del mappamondo da piccola, che in una vita passata ero amica di Marco Polo, ma non ci sono mai stata. E di bulgari mi sa che non ne avevo conosciuto neppure uno prima d'ora. Eppure lo stereotipo nel cervellino ce l'avevo.

E così arriva venerdì e mi viene la frenesia. Dove si va domenica? Con chi?
Ve l'ho già anticipato, alla fine la destinazione finale non era né la Bulgaria, né la Lituania, ma l'Austria, in compagnia però di un bulgaro e due lituane.

E allora, uno che si aspetta da un bulgaro?

Io mi aspettavo una versione un po' più montanara di un italiano. Un omaccione. In maniche corte a 20 gradi sotto zero. Un po' pelosone, un tripudio di feromoni. Gran fumatore, di sigarette pesantissime e puzzolenti. Manone. Di quelli che ti spezzano il collo a mani nude. O in caso un bel serramanico in tasca. Qualche cicatrice, preferibilmente in faccia. E un macchinone infangato.

E da una lituana che ci si aspetta?

Beh, una stangona, biondona, sguardo assassino, resistente a temperature glaciali. Vestita di nero, stile Matrix. Di poche parole. Con un marito marinaio oltremare. Su qualche piattaforma petrolifera. E come hobby la caccia.

Stereotipi. Lontanissimi dalla realtà.

                                   Vi presento Ieva 1 e Ieva 2, le lituane, e Hristo, il bulgaro.


Niente maschione caprone, ma un ragazzo gentilissimo ed educatissimo, macchina senza macchia e niente serramanico in tasca. A cui fa schifo il fumo e che nella vita costruisce robot, non armi di distruzione di massa.

Niente stangone silenziose, resistenti alle glaciazioni. Ma due freddolosissime ragazze cinguettanti e sgargiulette.

E insomma, siamo partiti. Alla fine abbiamo preso l'autostrada. Hristo non si fidava delle stradine secondarie.
Non aveva una jeep scassata con la marmitta rumorosa.



Sugli alberi le prime spruzzate di neve. Potrei essere poetica. Potrei.
Ma da quando sono qua mi pare che, invece del cuore o dell'anima, parli il mio stomaco.
Insomma, 'ste montagne ed alberelli innevati mi ricordavano ...
mi ricordavano ...
mi ricordavano ...
... lo zucchero a velo del pandoro.

Mi sento come Homer Simpson quando pensa alle ciambelle.



Prima tappa, velocissima, Maribor (Slovenia).
Città fantasma.
Ma gli sloveni la domenica dove si infilano?
Saranno tutti sulla cima delle montagne più alte
O magari in qualche cava sotterranea?
Saranno stati tutti divorati da un drago?
Fatto sta che per strada non c'era anima viva.




Così giusto il tempo di un cappuccino in un bar anch'esso deserto, e poi via, direzione Graz.

(Poi devo dire che io, in Italia, il cappuccino non l'ho bevuto mai, MAI, e qua non faccio altro che cappuccinare. Poi tutti mi guardano in attesa di una mia italianissima opinione, come se io sapessi prepararlo un cappuccino. Quando lavoravo a Granada in un ristorante italiano, ho bruciato 3-4 pentolini nel tentativo di fare la schiumetta di latte. Poi ho desistito.)




A Graz cercavamo il mercatino di Natale.
Io non sapevo cosa fosse di preciso e neppure mi ero fatta queste grandi illusioni.
Le ragazze sì. Non so cosa si aspettassero, però quello che abbiamo trovato non le ha soddisfatte del tutto.
Più che altro perché erano mezze congelate.
Insomma, queste nordiche non amano l'umidità del sud.

Io invece, dato il grasso di foca che sto accumulando da 3 mesi a questa parte non sentivo per niente freddo.
Anche perché avevo la giacca comprata negli USA, da sorella gemella dell'omino Michelin.


Non ho avuto bisogno di ritemprarmi con il vino caldo e le caldarroste che vendevano ogni 2 metri.
In compenso mi sono mangiata una bella pizza alle verdure.
Che nel mio stomaco c'è entrata tutta bella intera.
Salatissima come un branco di acciughe. Solo che le acciughe non c'erano.

Abbiamo gironzolato un po' a casaccio.
Come sapete è uno dei miei hobby.
Nello zaino avevo pure una guida dell'Austria da un chilo e mezzo.
Però non mi andava di tirarla fuori e consultarla.


Insomma, gira che ti rigira, per le piazze e piazzette.
In vari punti della città infatti vengono allestiti banchi che vendono, a parte il vino caldo ed altre bevande alcoliche e non, anche cioccolate varie, pallette di Natale, decorazioni e la solita chincaglieria mondiale. Statue africane, incensi, piccoli e grandi Budda, ponchos e cappellini, candelozze e candeline. Quella roba là.



Abbiamo gironzolato fino a che le due Ieva hanno cominciato a dare i primi segni di serio congelamento.
Scoprendo anche degli strani edifici stile UFO e ponti futuristici, che non sono come non vengano investiti dai flutti quando piove un po' di più.



Quello che mi ha sorpreso è che non mi ricordavo minimamente di esserci stata in questa città, e invece sì che c'ero stata, perché sulla via del ritorno ho visto quel palazzo-cubo rosso di cui vi ho già parlato.

E di ciò che segue non potevo ricordarmene. Perché 10 anni fa questo assurdo fenomeno ancora non esisteva.


Cioè, ma siamo matti? Follia internazionale collettiva?
Lasciatemi sfogareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee! Non è possibile.
Che è 'sta storia dei lucchetti che come una piaga crivellano i ponti di mezzo mondo?
Già a Lubiana ci ero rimasta di sasso quando avevo visto l'invasione di lucchetti su uno dei ponti.
E mo' pure in Austria.
Ma dico io, quanti pesci moriranno con lo stomaco lacerato dalle chiavi amorose gettate fra i flutti?
Quanta gente si pentirà a morte di aver lucchettato il proprio amore, ormai finito, a un ponte, e non avrà più le chiavi per cancellare il ricordo?

Ma è possibile che di tante cose italiane ci tocca esportare proprio questo?
Io poi i libri del tipo non li ho neppure letti.
300 metri sopra il cielo, 20 metri sotto terra, fatti sposare, scusa se ti chiamo amore, tesoro, salciccia e pomodoro ...

scusa se ti butto a fiume, direi io.
Basta!
Esportiamo altro.
Menomale che gli stranieri non lo sanno mica che è una moda italiana.
Una piaga.
Che dilaga.
Fatemi sapere se avete visto il lucchettamento altrove.

Quando lavoravo alla scuola di Valencia ero la prof. incaricata di rompere, con delle apposite tenaglione, i lucchetti degli armadietti, quando i ragazzini perdevano le chiavi.
Il mio record personale imbattuto è stato di 17 lucchetti in una mattinata.

Ma ora mi toccherebbe fare gli straordinari.

19.11.11

Le sindromi e l'illegalità

A tre mesi quasi dal mio arrivo, ce l'ho fatta, sono riuscita a capire come farmi il permesso di residenza.

Non credo serva a molto, ma a quanto pare è obbligatorio per soggiorni superiori ai tre mesi.
All'inizio avevo pensato di imbrogliare: in fondo se almeno una volta al mese esco dai confini sloveni, si interromperebbe la continuità, dunque non starei mai qua tre mesi di seguito.

Ultimamente infatti è già tanto che ci sto due settimane di seguito in Slovenia.
Ho la sindrome Ryanair.
Dopo il fine settimana scorso in Croazia, domani faccio un salto in Austria, tanto per gradire. 
A Graz da ieri è stato aperto il mercatino natalizio, e ho convinto altri tre sconosciuti ad andarci insieme.
Sto diventando una vera esperta nell'arte dell'organizzare gite last minute.
Domani parto con un bulgaro, Hristo, e due ragazze che si chiamano entrambe Ieva, ma non mi ricordo di dove sono. Di qualcuno dei nuovi acquisti degli Stati Uniti d'Europa.

Ovviamente, come al solito, hanno tutti 10 anni meno di me.
Sindrome nonna-erasmus in agguato.
Di questo passo prima della fine del Comenius avrò conosciuto,
viaggiando, tutti gli erasmus di Ljubljana (dato che a ubriacarmi con loro non ci vado).
Tutti mi avranno guardato con gli occhi sgranati pensando:
ma 'sta vecchia quando la smetterà di gironzolà?

Mi sto trasformando in una vera Slovena, che fugge oltreconfine a prendere un caffè la domenica.

Fra l'altro, sto sviluppando pure un'altra sindrome,
la sindrome amnesia di viaggio.
Insomma, non mi ricordo se a Graz ci sono già stata.
Mi ricordo che una decina di anni fa, un giorno con due amici sloveni eravamo andati un attimo in Austria.
Ma dove?
Una città moderna, con dei palazzi cubici rossi e un supermercatone dove avevo comprato delle flip-flop e una maglietta che ho ancora. Ma poi il vuoto.

Poi, con l'overdose di Powerpoint che mi sto facendo per le lezioni di inglese e geografia su città straniere, paesi, costumi e tradizioni, pure di notte viaggio in sogno e mi sveglio che ho il fuso orario e mi verrebbe da svuotare una valigia che non c'è.

Ieri notte, in vista della giornata di oggi di preparazione PPT, ho sognato per ore e ore di essere in Australia, a congelarmi ad Agosto, a mangiare Mud Cake, a giocare a scarabeo con la mia amica Cla, mentre la nostra amica Aria dormiva perché a quell'epoca era lei l'assistente che doveva svegliarsi all'alba dei morti viventi.

E ho sonnambulato.
Era da parecchio che non mi succedeva, di alzarmi e parlare con i cuscini, esigendo da loro una risposta.
E quando i suddetti cuscini non mi rispondono io mi arrabbio e gliene dico di tutti i colori.
E allora mi sveglio da sola, con il suono inalberato della mia voce.

Tornando al dunque, la povera segretaria a scuola fremeva per la mia illegalità, per lei
niente permesso di soggiorno = ladra da foto segnaletica



e comunque un paio di altri Comenius erano riusciti a registrarsi.
E allora proviamoci, ho pensato!
Mettiamo radici!
E mica è stato così facile. Perché a ognuno di noi  Comenius dicevano una cosa diversa:
che serviva il contratto d'affitto,
che serviva un'assicurazione medica,
che addirittura serviva una traduzione giurata dall'accordo Comenius
(che sono 19 pagine fitte fitte di dati, per la bellezza di 800euro di traduzioni, ma dico io, siamo matti??? Poi per due mesi l'affitto chi lo paga, tu' nonno en cariola???).
Che questo, che quest'altro.
 Ma signori mie, non siamo neppue 10 Comenius, non vi potreste mettere d'accordo prima e dire a tutti la stessa cosa! NOOOO!

Insomma, erano un paio di settimane che vivevo l'amara sindrome dell'illegalità europea.

Poi ieri ho deciso di fare un ultimo tentativo.
Armata di fototessera dagli occhi da vampiro, documento scritto dalla scuola secondo mie precise indicazioni, copia del passaporto e, per purissimissimo caso, anche la tessera sanitaria italiana-europea, mi sono fatta accompagnare dalla mia vicina francese Eva a questo ufficio nascostissimo che non avrei mai trovato da sola.
(Secondo la mappa che lei mi aveva dato, sarei finita praticamente a vagare per i monti sloveni e avrei sconfinato in Austria in una settimanella.)



E in meno di un'ora, tutto risolto!

Non ci credo neppure, perché ci sono andata proprio pensando che mi avrebbero fatto problemi,
che mi avrebbero detto di tornare il giorno/mese/anno/secolo dopo, che mi avrebbero detto che mi mancava qualcosa (una rotella? due?), che mi avrebbero fatto il test per vedere di che nazionalità sono in realtà, che mi avrebbero strillato a morte perché, dopo quasi tre mesi, non parlo ancora sloveno, che la persona incaricata sarebbe stata assente perché a colazione-pranzo-merenda-cena. Le tipiche cose insomma che succedono in Spagna o in Italia.

Ma in Slovenia no.
Ho beccato fra l'altro un'impiegata un po' strabica che parlava un educatissimo italiano, dandomi del Lei.
O forse guardava Eva, la francese, e diceva lei riferendosi a me. Boh.
Le avrò fatto pena quando ha letto sul documento qual è il mio stipendio come Comenius?
Il mio sexy accento romanaccio le avrà ricordato un vecchio amore?
Fatto sta che senza battere ciglio mi ha timbrato tutte le fotocopie, mi ha timbrato addirittuta lo scontrino di 8.80 euro che costa questo permesso di residenza-soggiorno o come cavoletto si chiama.
E insomma, il gioco è fatto.

Chissà ora quali saranno i fantastici vantaggi di essere residente qua.
Magari non mi schiodo più. MAGARI!

Per festeggiare sono andata con Eva a dare libero sfogo alla mia più amata sindrome,
meglio conosciuta come sindrome Giapponese, o sindrome dito click.
Insomma, a fare un po' di foto agli ultimi sprazzi e sprizzi e spruzzi d'autunno.
E ho scoperto che la mia macchinetta fotografica è piena.
3 mesi, 1000 foto.
Beccatevene qualcuna.







XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

Riepilogo qua sotto, in caso qualcuno dovesse voler richiedere questo permesso di soggiorno in Slovenia.

Ciò che serve se si lavora in Slovenia è quanto segue:
- 1 fototessera
- 1 fotocopia della prima pagina del passaporto
- 1 fotocopia della tessera sanitaria valida in tutta Europa
- 1 documento che dimostri che si sta lavorando in Slovenia
- 1 documento che dimostri quanto si guadagna
- 1 altro foglio (che si prende lì all'ufficio) da riempire con i proprio dati personali.
- forse qualcosa che dimostri la residenza, a me non lo hanno chiesto perché c'era scritto sul documento rilasciatomi dalla mia scuola
- 8.80 euro


E bisogna consegnare il tutto alla UPRAVNA ENOTA; portare anche gli originali perché le copie devono essere timbrate/vidimate dal funzionario.

Buona fortuna!

17.11.11

Coinquilini - II parte

Avevo promesso il seguito. Ed eccovelo qua.
Mi pare che al mio pubblico piaccia particolarmente, oltre a leggere storie porno-amorose,
anche leggere delle mie figuracce e della gente strana che incontro giramondando.
In questo caso i due tipi di cui vi parlerò oltre ad essere strani erano pure pericolosetti.
Di quelli che ti fanno passare la voglia di condividere casa per parecchie settimane.
Forse non sarà così divertente come l'altro.
Ma è giusto per mettere in guardia chi è alle prime armi nell'arte di selezionare i coinquilini.
Se la cosa vi puzza, se c'è qualcosa che non quadra,
non aprite quella porta,
non fateli entrare!!!!

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati.

Ultimo mese di permanenza in un appartamento. Quello con le due puzzole per capirci.
E la nostra coinquilina squartatrice di bistecche se ne va. Ci rimane una stanza libera.
Ma dico io, non avremmo semplicemente potuto pagare un po' di sterline in più e starcene tranquilli tranquilli?
Avere infine un salone?
Noooooo. Tocca cercare un coinquilino per un mesetto.
Perché le puzzole devono risparmiare per comprarsi sacchi di patate da friggere.

Arriva questo mammuth sudafricano. A me non piace.
Ma le puzzole decidono di sì. Che lo vogliono.
Addirittura la puzzola-lei decide di anticipargli i soldi per l'affitto.
E lo invita ai festival del fritto.
E a uscire a ubriacarsi con loro.
Il mammuth tracanna e si strafoga allegramente.

Sembra l'incredibile Hulk.
Però bianco.
Da un giorno all'altro gli schioppa la camicia.
E racconta di  lavorare in un call center.
Dice di guadagnare fior di quattrini all'ora.
Però i soldi dell'affitto non si fanno vedere. Non li restituisce.
Poi un giorno torniamo a casa e ...

non c'è più.

Magia delle magie, il bestione è sparito.
Senza pagare.
Vabbè, i soldi non erano miei. Io non mi ero fidata.
Lacrime di coccodrillo per la lei-puzzola.

Nella stanza abbandonata in fretta e furia troviamo solo una serie di fogliettini
con numeri numeri numeri.

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In cui si segnava, minuto per minuto, ciò che guadagnava.

La situazione mi puzza a due cose:
1) il bestione aveva dei debitacci da pagare a bestioni ancora più grandi di lui ed è fuggito quando lo hanno rintracciato???
2) che call-center ti paga al minuto, se non una linea erotica??????

Ma non finisce qui.
Nella fretta di fuggire,
il mammuth sudafricano lascia il suo carica cellulare in stanza.
E come riprenderlo se non ha più le chiavi, che gentilmente ci ha lasciato andandosene nella cassetta della posta (almeno quello) se non sfondando il vetro della finestra?
In nostra assenza, per fortuna.

Il secondo coinquilino matto neppure l'ho scelto io.
Sono al lavoro tranquilla e beata quando la mia coinquilina francese mi chiama per dirmi che ha trovato qualcuno a cui affittare il letto in salone. Ma daiiii, andiamo al risparmio un'altra volta.
E che il tipo è già arrivato, e sta organizzando le sue cose.
Ma comeeee? E la mia opinione conta qualcosa???
Sì, un bel cavolo fritto.
Insomma, 'sto tipo aveva scritto a me, e non mi convinceva, ma proprio nooooo!
La storia mi puzzava di marcio, perché mi aveva scritto lui e poi un altro, parlando di lui, dicendo che aveva un amico che cercava casa. In realtà amici non erano, era il suo coinquilino che voleva sbolognarselo.

Torno a casa dal lavoro furibonda e trovo questo tipo con gli occhi spiritatissimi, che ha piazzato una megabandiera della Spagna in salone. Prende tutta la parete.



Solo che lui è canadese.
Sua madre, ci dice, è nata in Spagna e lui è tornato in patria - dove non è mai stato prima - per difenderla.
La patria, non la madre.
Lì per lì mi viene pure un po' da ridere, ma non lo faccio.
'Sto ragazzino ha solo 19 anni e penso che sarà pieno di ideali, la patria, l'orgoglio nazionale, l'onore.

Solo che poi i giorni passano e il tipo non ha un lavoro.
Se ne sta a casa a mangiare poco (è secchissimo) e a bere un sacco di caffè, a scribacchiare in un quadernetto, e ogni tanto, scende al campetto da basket e gioca a pallacanestro, da solo.
Poi ha la fantastica abitudine di sedersi sul terrazzo della mia stanza (a cui purtroppo si può accedere anche dal salone) a fumare, così mi tocca tenere la serranda abbassata quasi tutto il giorno, per evitare di trovarmelo che mi osserva mentre gironzolo in mutande all'uscita dalla doccia.

Quando infine trova un lavoro si rende conto che non gli bastano i soldi per campare.
Dico io, cocco bello, la tua mamma non ti potrà aiutare?
Lo sento parlare al telefono, in uno sgrammaticatissimo spagnolo, con sua madre che però vive in Canada.
Urlano. Attacca. Richiama. Riurlano.
Menomale che il telefono ha il blocco per le chiamate internazionali. Possiamo riceverle ma non farle.

A quanto pare lui se n'è andato dal Cananda senza dire niente ai genitori,
che sono parecchio inalberati.
Mi fa pena.
Non sa cucinare, ha pochissimi vestiti, pochi soldi, zero amici e un lavoretto schifoso.
Presa dalla sindrome della chioccia decido di fare una buona azione e gli dico che, se vuole, posso parlare io con sua madre ed assicurarle che lui sta lavorando.
Perché lui sta chiedendo un anticipo di soldi ai genitori e loro credono che lui voglia starsene in Spagna in vacanza a spese loro.
Gli dico che se mi fa vedere il suo contratto posso dire esattamente a sua madre cosa fa, che se vuole posso faxarglielo e così lei ne avrà la conferma. Infondo perché mai questa donna, che non si fida di suo figlio, dovrebbe fidarsi di me?

A questo punto i suoi occhi, già di per se fuori dalle orbite, partono per un'altra galassia.
Praticamente gli esce il fuoco dal naso e dalle orecchie.
Mi chiede che cavolo voglio farci io con il suo contratto.
Io gli dico che magari, per cultura e nazionalità siamo diversi.
Che magari sua madre non si fida di lui - e di me - se non vede qualcosa di scritto.
Che in Spagna le cose magari non funzionano allo stesso modo che in Canada.

Ed è qui che sbrocca del tutto.
Perché lui, LUI, lui si che è spagnolo.
E io (che in Spagna ci vivo da 10 anni) sono solo una PUTT@x# italiana.
Sono le sue esatte parole.
Comincia a sbraitare cose su patria, onore, difesa degli ideali, gli stranieri e blah, blah.

Ed io mi alzo, e tranquillamente gli dico che ha una settimana per pagare l'affitto arretrato e poi deve sloggiare. Non voglio vivere con pazzoidi.
Lui non cerca di scusarsi, anzi mi guarda con superiorità e sufficenza.
Vabbè, lasciamo perdere.

Poi esco e quando torno a casa trovo che si è appropriato della stanza vuota della francese (già prenotata da un futuro coinquilino che mi ha dato tutte le sue credenziali inclusa busta paga e copia del passaporto!).
E ha preso il telefono. Il telefono fisso. Lo ha preso e se lo è portato in camera.
Dove non c'è nessuna presa del telefono. E si è chiuso dentro.
A questo punto mi barrico in camera anch'io e spero che una settimana passi presto.

Gli eventi però precipitano rovinosamente il giorno dopo quando il tipo,
che peserà si e no 45kg, cerca di minacciarmi fisicamente.
Ma dico io, vuoi proprio essere messo K.O. da una femmina.????
Perché mi piacerebbe davvero mettere in pratica la deliziosa frase romanesca:

te do du' pizze che t'appiccico ar muro.

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Mi trattengo (perché ho un altro coinquilino impaurito e troppo magnanimo) e decido semplicemente di buttarlo fuori.
Non paga. Non può restare.
E così ci liberiamo nottetempo di lui.
Senza rimpianti.

Il giorno dopo entro nella camera dove ha lasciato parecchia spazzatura.
E trovo vari contratti falsi di case dove si dice che abbia abitato, incluso della nostra, stipulati da un'agenzia immobiliare lontana km e km ... il tutto per ottenere cosa?
Un medico di famiglia!
Il tutto per ottenere cosa? Ricette mediche.
Ma per cosa? Per comprare medicine!
E che medicine? Psicofarmaci.
A bizzeffe. Una montagna di medicine di cui rimangono solo le scatolette.
Per drogarsi gratis.

E poi documenti falsificati. Perché il tipo, che non ha un nome spagnolo, lo vuole a tutti i costi, e cancella le lettere extra dal suo nome.
E anche liste su liste.
Di quanti canestri faceva ogni giorno.
Di calciatori. Di squadre di calcio.
Di cose da mangiare.
Di soldi. Che diminuiscono fino ad arrivare a zero.
Mi fa pena. Per due secondi.
Poi ripenso ai suoi occhi spiritati.
Al fatto che per qualche giorno non ho potuto dormire a casa.
Al fatto che come regalino di addio il tipo abbia deciso di spezzare delle chiavi nella nostra serratura per non permetterci di entrare.
Al fatto che, essendosi scordato da noi una maglietta, sia tornato indietro e abbia cercato di entrare con la forza, picchiando il mio altro coinquilino e terrorizzando una ragazza che era ospite da noi quei giorni.

Se in quel momento fossi stata a casa lo avrei mandato K.O.
Senza pietà.

16.11.11

Coinquilini - I parte

Sono in giro da tanto tempo.
Ho cambiato un sacco di case, una diciassettina mi pare, ma forse di più se dovessi contare tutte le case dove sono stata ospite per lunghi periodi.
Non ho mai vissuto da sola (eccetto un mesetto ad Albacete), ergo, ho convissuto con un sacco di gente.
Di tutti i colori, nazionalità, nordici e sudici, di tutte le età, in tanti e in pochi.
Ed è da un po' di tempo che penso che vorrei fare un resoconto, senza fare nomi, degli esseri strani con cui ho vissuto, ciascuno con le sue manie, ossessioni e personalissime follie.

Se vi riconoscete in questa lista, per favore, non ve la prendete.
Non a caso i miei amici intimi mi chiamano Radice Quadrata - della serie che tocca fare la radice quadrata di tutto ciò che racconto. Ve ne sarete accorti. Mi piace amplificare i dettagli, guardare al mondo da prospettive alla rovescia, metterci in tutto un pizzico di ironia ed una buona dose di risate.

Quelle che ne verranno fuori saranno caricature.

Comincio con il caricaturizzare me, così siamo pari.

Io sono blu. E lo dico con una tremenda serietà. Come se fosse una religione. Forse meglio, una setta.
L'altro giorno ho mangiato una merendina a forma di Puffo.
Mi sono sentita una cannibale.


Poi sono egocentrica. Non se ne era accorto nessuno vero???
E ho un sacco di manie.
Faccio liste. Infinite. Di tutto.
Dei libri che leggo. Dei film che vedo. Delle cose che compro.
Liste della spesa che lascio sempre a casa.

Poi ho l'ossessione dell'ordine. Ogni cosa deve stare al suo posto.
Se qualcuno entra in camera mia e muove un calzino, io lo saprò.
Però ho sempre una zona di caos dovunque io viva.
A Murcia era il letto. Ci apparecchiavo sopra tutta la mia vita (didattica soprattutto) e poi di sera buttavo tutto per terra. Di mattina di nuovo tutto sul letto. E così via.

A Lubiana la trincea è il divano letto. Ci ammucchio di tutto. Vestiti. Fotocopie. Quadernini. Stracci da spolvero. A volte l'altezza raggiunge quella delle montagne slovene. Vabbèeeee, colline.

E poi mi danno fastidio le puzze e mi spalmo un sacco di creme idratanti perché mi piacciono, soprattutto, l'odore di limoni e quello di cioccolato-vaniglia-canditi. Mi autosniffo praticamente.

E non mangio patatine crik-crok quest'anno. L'ho promesso.

Diciamo che potrei continuare all'infinito, e non parlare di altri.
Ma oggi ho deciso di fare uno strappo alla mania e mettere il mio egocentrismo da parte.

E di ricordare con chi ho condiviso case, appartamenti, jungle, ostelli, catapecchie e via dicendo.

Una volta ho vissuto con due puzzole.
La finestra della loro stanza era incollata.
 Paese con gran umidità e pioggia e vernici scadenti. Insomma, non si apriva.
 E loro in camera ci fumavano.
E mangiavano solo cose fritte, bacon, cordon bleu, salciccione, patatone,
lo chiamavo il festival del fritto quando entravano loro in cucina.
Poi lui lavava i piatti con i guanti di pelle tagliati sulle dita. Perché era un vero maschione heavy-metal.
E comprava milioni di pupazzetti dei fumetti.
Lei invece, assurdamente, si era fatta spedire da sua mamma il piumone per il letto, al costo di circa 80 euro - spese di spedizione, quando si sarebbe potuta comprare 1000 oche da spiumare per quella cifra o perlomeno 3-4 piumoni al mercatino della domenica. E dato che 'sto piumone non arrivava, non arrivava, non arrivava, aveva praticamente dormito tutta vestita per un paio di settimane. Perché lui, l'orsone guantato, a quei tempi non era ancora arrivato.
Ed erano sordi. La loro sveglia suonava per un'ora di seguito, ma loro non si schiodavano dal letto.
(questa è davvero una delle cose che odio di più, ma che cavolo ti metti la sveglia a fare, se poi non ti svegli e svegli me??).
Con tutti noi viveva pure una greca che si faceva dei bistecconi da un chilo. Afferrava i coltellacci della cucina stile Jack lo squartatore.

Una volta ho vissuto con due tipi e due tipe.
Che non si conoscevano prima di vivere con me, ma avevano subito fatto combriccola.
Parevano una famiglia di ottantenni a ventanni.
Cavoli ragazzi miei, pensavo io, ma un attimino potete pure uscire di sera.
Non fa male alla salute.
Non c'è bisogno che tutte le sacrosante domeniche vi svegliate alle 6, Dio mio.

Da loro ho imparato a fare i basura tour (i tour della monnezza).
A casa nostra si moltiplicavano i comodini scompagnati, le sedie sgangherate, i materassi all'ultimo stadio.
Sindrome di Diogene.
Rubavano pure le arance dai campi. Però poi, dato che ne rubavano talmente tante, andavano a donarne una bustona alla caritas. Tanto per mettersi l'anima in pace.
Sindrome di Robin Hood.

Poi una volta ho fatto una festa a casa. Loro alle 11 di sera già in sexy-ciabattone. Però hanno resistito.
E la mattina dopo, quando mi sono svegliata verso mezzogiorno, voilà, avevano pure pulito tutta casa.
Devo ammettere che quell'anno là non pulivo mai. Loro lo facevano sempre prima di me.
Mi sentivo come la figlia adolescente di 4 genitori. Tornavo a casa alle 5-6 di mattina mezza morta e loro erano già là, svegli e pimpanti come caprette di montagna, con le loro uova sode a colazione.
E una maialetto intero (morto) in frigo. Una delle tipe si dedicava a squartarlo e a farsi sanguinacci, salcicce, bistecchine, braciolette. Salti di gioia per me vegetariana.

Ho detto che i due maschioni uscivano seminudi in terrazzo dopo essersi fatti la doccia, anche in pieno inverno? E che la mia finestra dava proprio su questo terrazzo?

Poi ho vissuto con mia figlia. E lei questo lo leggerà.
Figlia mia.
Come ricordo quel giorno che arrivasti con una valigia delle dimensioni di una sacca nera contieni cadaveri. Come ricordo la serie infinita di bigliettini cretinissimi che ci appiccicavamo alle reciproche porte.
Lo scaldabagno rotto e il riscaldare insieme in forno l'acqua per farci la doccia!!!

mia figlia ricorderà la nostra comune coinquilina Reme, che merita almeno una decina di righe in questo post.
Perché Reme,  pur essendo femmina,  faceva la pipì in piedi.
Perché aveva fatto blindare la sua stanza.
Perché per mesi ha tenuto fuori dalla porta della suddetta stanza degli scatoloni che non capivamo perché non li voleva buttar via.
Perché se ne andava in montagna a scalare e invece di lavare poi i vestiti sudati e sporchi a 200°, li stendeva semplicemente fuori a prendere aria e gli aloni e le chiazze li decoravano come una carta geografica.
Perché una volta questa tipa si è scordata di lucchettare e sbarrare la sua porta ed è uscita.
E noi quatte quatte siamo entrate nella penombra dell'antro.
E la puzzaaaaaa più puzzolente che io abbia mai sentito in vita mia ci ha tramortite.
Puzza di cadavere.
Ma non era un'assassina.
Semplicemente un'infelice ragazza con disturbi alimentari con una stanza piena di resti di cibo e contenitori di erbe con cui si insaporiva l'acqua che beveva a colazione.
Ed era un'altra di quelle che nooo, aprire la finestra, non sia maiiii!

Poi ho vissuto con due imbroglioni. Ora che ci penso mi ricordano un po' il gatto e la volpe.
Che avevano affittato un appartamento gigante e ne affittavano angolini e stanzette a tutti
e loro non pagavano nulla.
Così c'ero io con il mio ex nella doppia, e loro due beati ognuno con la sua bella stanzetta.
Però poi c'era pure un portoghese che viveva su una brandina in tinello.
Una ragazza dell'Ecuador che ogni sera si coricava su un bel materassino in salone e aveva a sua disposizione un armadio.
Una valanga di amici che dormivano 'ndo cojo cojo!
E poi una sorta di internet point all'ingresso (a quei tempi non molte case avevano internet e loro facevano pagare 50 centesimi all'ora a chi volesse usare il computer) e una sorta di bisca clandestina quasi tutti i venerdì sera. E i sabati. A volte pure i mercoledì.
Da quella casa sono scappata incavolata e sto ancora aspettando che mi ridiano la caparra (sono passati solo 8 anni!)

Ho vissuto con un sacco di gente che non conosceva l'uso delle mollette per i panni stesi.
Uno dei questi la mattina scendeva in strada e raccoglieva i vestiti che erano volati via,
con tutta la tranquillità del mondo. Lo stesso tipo - gentilissimo coinquilino per altri versi - faceva involontari esperimenti scientifici di coltivazione funghi-amebe in frigo. Di latte che diventava formaggio. Di uccellini che vivevano felici nella cappa dell'aereazione.
Però non mi posso davvero lamentare. All'improvviso si presentava a casa con i cornetti mascarpone e nutella. Il minimo che potevo fare io era disinfestare la cucina.
La cui porta una volta si è incastrata.
E allora lui l'ha divelta a martellate.

Oddio, quanti bei ricordi tutti insieme.

Ma è giunta l'ora di andarmene al letto.
Dunque questo post, nei momenti di tranquillità slovena, avrà un seguito.
Non vi ho ancora parlato del nudista, di convivere con amiche, dei bauli magici, del carrello della spesa, di vivere con erasmus quando erasmus non si è più ...

buonanotte per ora, e alla prossima puntata!

Bye, bye Cavaliere.

L'ultima volta che ho votato in Italia è stato un milione di anni fa.
L'ultima volta che ho vissuto in Italia corrisponde più o meno a quel milione di anni fa.

Alla fine è arrivato il momento di parlarne.
Anche se ne so davvero poco.

Io quell'ultima volta che ho votato sono stata in fila un secolo davanti al seggio elettorale.
Ci sono andata di mattina e c'era talmente tanta fila che sono andata a casa a prendermi un libro.
Per esattezza La Regenta, in spagnolo.
Un mattone.
In 2 volumi.
1300 pagine.
Una storiaccia in tema: triangoli amorosi, falsità, volgarità, ipocrisia.
Simbolo profetico di ciò che stava per pioverci addosso.

L'ho finito TUTTO 'sto librone, quel giorno là, 
perché alla fine sono riuscita a votare solo tardissimissimo.
E non ha vinto chi volevo io.

In realtà a quei tempi ero proprio un'altra persona.
Credevo in altre cose molto campate in aria.
Credevo nei girotondi che gli italiani amano molto.
Diciamo che ero molto più idealista e molto meno pratica.

Però la puzza di disastro la sentivo già all'epoca.

Non so voi, ma il mio liceo ero parecchio politicizzato.
Destra e sinistra ben definite.
Con tutto il loro contorno di abbigliamento, musica, gergo.
Gruppi.
Forse il tutto un po' artificiale.
E inconcepibile in altre parti del mondo.
Le autogestioni a scuola, le occupazioni.
Gli scioperi a favore dei metalmeccanici.

Io però di politica non mi sono interessata mai molto.
Mi sembravano sempre chiacchiere e darsi addosso.
Solo che quella volta là l'Italia ha cominciato a farmi paura.

Poi era pure l'epoca che leggevo i Malavoglia, e i Vicerè e il Gattopardo.
Tutto deve cambiare perché nulla cambi.
Non aiuta mica.

E così sono scappata via e non sono tornata più.
E mi sono disitalianizzata.
Non che fossi molto italiana prima, l'ho già detto un sacco di volte.
Però non lo sono stata proprio più.
Se non fosse che poi ho insegnato italiano e che la mia famiglia è là, beh, ci avrei messo una pietra sopra.
Le cause perse.

Io non ci credevo proprio più.
E non so se crederci ora.
Tutti ne parlano entusiasti.

A me fa solo una gran pena.
I discendenti di Leonardo da Vinci, di Michelangelo,
come hanno potuto permettere che si arrivasse a quello che è stato negli ultimi anni?

Io l'ho saputo per caso, su facebook, e non ho ancora indagato.
Non mi sono informata.
Shame on me?
Sempre da facebook mi arrivano mozzichi e bocconi di notizie che mi provocano un'immensa tristezza.
La stessa sensazione che mi da la neve sporca, e un ubriaco vestito da Babbo Natale.
Mi pare quasi di non volerne sapere niente, per non esserne, di nuovo, delusa.

Tutto deve cambiare perché nulla cambi.
Speriamo di no.

15.11.11

487 km

Mattina d'inverno,
il gelo è arrivato.
Ma 'ndo vado a quest'ora (alle 7.00) di domenica?
Se lo chiede anche il mio culetto, che gela sul sellino della bici.



Prendi 5 ragazze: 2 polacche, 1 rumena-ungherese, 1 americana e me.
La macchina chi l'ha affittata?
Quanti km possiamo fare?
La patente chi ce l'ha?
Ma effettivamente chi di noi può o sa guidare?
Dove andiamo?
Doveeeee?
Chi ha una mappa stradale?
Come ci si arriva?
Tocca pagare il pedaggio?
Oddio, ma serve il passaporto?
Ma accettano gli euro da quelle parti??

Viste queste premesse le nostre eroine arriveranno da qualche parte?

Ebbene sì, contro tutti i pronostici il viaggetto è filato liscio come l'olio.
E pensare che il tutto era sorto da un commento sul gruppo erasmus, su facebook.

Chi vuole andare a Pola (Croazia) - , dice Eszter?

Beh, io! Ovvio!

E all'inizio non sapevamo se saremmo riuscite a pagare la macchina,
se saremmo riuscite a guidare, se saremmo riuscite ad arrivare.
Davanti a una cioccolata calda (lo so, lo so, avevo detto che avrei smesso, ma mi servivano gli zuccheri per ragionare) sparavamo dettagli a vanvera.
Mai visto un viaggio organizzato peggio.

Eppure alle 8 di mattina il tipo dell'autonoleggio era là ad aspettarci.
E ci ha pure dato una macchina più grande.


                                       (da sinistra a destra: io, Magda, Agata, Heather, Eszter)

E Heather ha potuto guidare con la sua patente americana.
(500 km, bazzecole per lei)
E Magda giramondo come copilota si è imparata a memoria tutte le strade.
Io, Eszter e Agata passeggere.
A raccontare e raccontarci, perché a dircela tutta eravamo delle perfette sconosciute!

Prima fermata, Koper - Capodistria (ancora in Slovenia).
Come abbiamo scelto questa tappa: non ne ho la più pallida idea.
Solo che abbiamo cercato di parcheggiare nel parcheggio riservato ai taxi, attirando le occhiatacce e risatine di tutti i tassisti presenti.
Poi ci siamo fatte un giro a casaccio per la città.
Ma è possibile che con tutte le volte che sono stata a Pirano e Portorose (a un tiro di schioppo) a Capodistria non ci ero mai andata? O forse non me lo ricordo. O forse - forse - non me lo voglio ricordare.



Gira di qua, gira di là, la mia macchinetta fotografica comincia a dare l'allarme rosso!
Ma comeeeee, l'ho ricaricata pochi giorni fa!!!!
Così fotografo furtiva e con scatto felino tutte le cose blu che vedo, sperando che la batteria non se ne accorga.





Poi la visita alla città non poteva che finire con una sana colazione a base di bomba ripiena al cioccolato.
E una pennica sulla panchina. Non, niente pennica, tocca rimettersi in marcia.



Ci aspetta un ponte BLU da attraversare.
Le mie compagne di viaggio, al corrente delle mia bluesca ossessione, urlano trepidanti alla vista del ponte.
La bluità è contagiosa.





E la prossima tappa quale sarà? Ma chi lo sa.
Nessuna di noi ha letto niente prima del viaggio, a parte qualche notizia sparsa su Pola, la nostra destinazione finale. Ma già che ci siamo perché non fermarci anche in qualche altra cittadina di mare?

Facciamo impazzire Heather dandole indicazioni contraddittore all'ultimo momento: a destrasinistradritto!
La poveraccia odia le rotonde e noi non gliene facciamo perdere nessuna. Altro giro, altra corsa.

Fino a Rovinj, o Rovigno in italiano.
E pensare che credevo fosse in Italia. Ma quella era Rovigo, questa è Rovigno, una N in più e 0 informazioni su cosa ci aspetta.
E ne siamo piacevolmente soprese.
Un mare diverso da quello di Capodistria, meno familiare, più se mi scateno faccio un macello.
(oggi non riesco a essere poetica, è lunedì).




E poi le viuzze, che vanno su fino alla chiesa, di grossi ciottoloni lucidi, e non posso far altro che immaginarmi quante sederate darà la gente scivolando quando piove o nevica.


 (ho detto culetto e sederate nello stess post, ora mi aspetto una serie moltiplicata di collegamenti diretti da siti zozzi al mi blog!)

Ma il bel tempo ci accompagna, il sole ci bacia, non fa neppure freddo, dunque niente capitomboli
(anche se, a malincuore devo ammettere, che neppure dopo una settimana di uso, ho sfondato gli stivali! Non so come possa essere successo, ma mi si è staccata la suola!!! Si torna alla scarpe estive in inverno, evvai!)
Rovigno è una città in salita, di vicoletti, di casette appiccicate, di panni stesi, di angolini kitsch, di porte e finestre azzurre che mi ricordano Santorini. Con gatti e gabbiani che convivono tranquilli. Di dolci alla marmellata di ciliegie che mi mandano in crisi iperattiva da troppo zucchero.





E poi infine ci si rimette in marcia per Pola /Pula (che in romeno significa una cosa zozza!!!Oddio, ora si collegheranno al blog anche i pornolettori da Bucarest).



Ci arriviamo a pomeriggio inoltrato, dopo un po' di rotonde prese a casaccio e qualche cambio del senso di marcia improvviso e illegalissimo. Se Heather avesse fatto tutto ciò che le abbiamo fatto fare noi in SLO-CRO, in USA sarebbe già in galera.

A Pola c'è una sorta di anfiteatro romano che ricorda in piccolo il Colosseo (più pulito, con vista mare, senza puzza di smog e di pipì). Le ragazze si emozionano e ci facciamo un milione di foto.




Io allora penso a Roma e alla situazione politica dell'Italia, al fatto che le cose stanno cambiando e che magari dovrei dedicare un post a parte a questo tema e non lo faccio per scaramanzia, perché ho paura che le cose d'ora in poi andranno pure peggio.

Poi vagabondiamo esauste. C'è chi vuole andare a vedere il tramonto al castello, chi lo vuole vedere dalla spiaggia. La spiaggia però non si trova, c'è solo il porto con i superbarconi atraccati carichi di container, e il castello lo giriamo in 10 minuti.




Finiamo per non vedere il tramonto, ma per andare in pizzeria!
E io, che sono ormai sul tracollo, mi prendo un bel cappuccino a cena, perché oltre al ciliegiosissimo dolce, a Rovigno avevo pure comprato un burek (una sorta di sfoglia ripiena di formaggio) e se continuo così i pantaloni bragaloni si tengono su senza cinta!

Così si conclude la nostra avventura.
Il ritorno in macchina, praticamente senza soste, è un tripudio di idiozie.
La stanchezza ci porta a sparare cretinate a raffica fra cui - chicca mi personale -
la differenza fonetica (s sorda e sonora) fra

horse /hɔːs/  - cavallo
whores /hɔː(r)z/ - prostitute

Giusto per chiudere questo post in bellezza!

Prossimo viaggetto? Non so! Inutile pianificare tanto, se poi tutto fila liscio anche andando a naso!