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25.6.12

Passo e chiudo

Ultimo buongiorno da Lubiana.

Oggi mi aspetta un viaggio in macchina a Trieste con le valigie stracariche (in realtà ho poche cose, ma con Ryanair in tutto posso portare 30kg), il cercare di organizzarle in aeroporto in modo da potermi portare via tutto, il volo verso Valencia, cena lì con due amiche e poi a mezzanotte il pullman per Murcia, dove arriverò alle 6 di mattina circa.


Questo blog si conclude qui, non avrebbe senso per me cambiare il titolo e portarlo avanti, guarderei sempre indietro e non voglio certo vivere di rimpianti.

Ho scritto e riscritto in vari post l'importa che ha avuto questa esperienza per me e non voglio ripertermi.
Non so che succederà poi, so solo che da oggi pomeriggio mi troverete sul nuovo blog:

www.nonsipuotornareindietro.blogspot.com

Grazie a quelli che, anche senza commentare, mi hanno seguita in questi mesi.
Grazie a tutti quelli che hanno commentato e mi hanno fatto sentire che quello che scrivevo non cadevs nel vuoto.
Grazie slla Slovenia e a tutte le persone che mi hanno accompagnata in questa avventura durata 10 mesi, ora ne comincia un'altra e chi vivrà mi seguirà vedrà.

Adijo Slovenija.

24.6.12

Fotografia antistress

Quest'anno ho scoperto che la fotografia è un ottimo rimedio antistress.

E non bisogna per forza avere una supermacchina fotografica con 3000 obiettivi e una camera oscura a casa. Basta una macchinetta come la mia, che quando è arrivata a Lubiana aveva già 7 anni, era stata vittima di un incidente in Scozia, si era ripresa e qui ci ha lasciato le penne.
L'ho fatta lavorare troppo, 5000 foto, e poverina, alla fine venivano fuori tutte sfocate, nebbiose, traballanti.

Però a me è andata bene così.
Invece di pensare ai problemi, alle complicazioni, alle mille cose da fare e da preparare, per 10 mesi sono uscita a passeggiare o sono andata in viaggio con l'occhio fotografico.
Prima del click la mia retina aveva già inquadrato, la pupilla aveva cercato di mettere a fuoco (ma io sono un po' ciecata e la mia macchinetta è uguale a me) e le palpebre avevano scattato.

Guardare il mondo per coglierne dettagli me lo ha fatto riscoprire.

Mi ha fatto venire la voglia di condividere quell'immagine di una finestra aperta con i vasi di fiori, quel graffito, quell'intonaco scrostato, quel verde delle montagne, quel cielo che si fonde con il mare, quel piatto di cibo che mi ridava le forze, quei visi di amici che con me hanno condiviso viaggi e quotidianità.

Insomma, ognuno trova i suoi rimedi antistress.
C'è chi fa yoga, chi va a correre, chi urla, chi si segna a artimarziali.

Io il mio rimedio l'ho trovato.

Certo, ci deve pur essere qualcosa da fotografare.
Ma io sono di poche pretese.
Mi piacciono gli edifici vecchi, anche quelli che cadono in pezzi.
Mi piacciono i graffiti e i segni di creatività urbana che risvegliano il grigiore.
Mi piacciono i piedi.
Mi piacciono i gatti.
Mi piacciono addirittura le pozzanghere.
E i riflessi nelle vetrine.
E una lista infinita di altre cose.

Fra quelli che mi conoscono qua sono stata soprannominata Ceciliafotofoto.

Per me (parte d) il risultato è stato questo:

SLOVENIA
1) album 1 prepartenza ed arrivo. Le prime impressioni, la ricerca della casa, le prime conoscenze, il primo giorno di scuola.
2) album 2 finalmente una casa. Giri diurni e notturni alla (ri)scoperta della città. Graffiti, graffiti, graffiti. Prime gite.
3) album 3 gita al lago. Mercatino. Gita in collina. Giornata scozzese a scuola. Arriva l'autunno. Un'altra collina. Serate fra amici. Attività scolastiche.
4) album 4 colori d'autunno. Cioccolate calde. Biscotti. Neve. Inverno.
5) album 5 Carnevale. In collina. Grattacielo. Visite. Bled. Blejski Vintgar. Bohinj.
6) album 6 Scuola. Grotte. Mare. Pasqua.
7) album 7 Castello. Bandiere. Teatro. Marionette. Compleanno.
8) album 8 Addio mare. Addio monti. Addio fiumi. Addio città.


VIAGGI:
1) album 1 Belgio: Bruxelles, Ghent, Brugge.
2) album 2 Croazia: Zagabria, Pula, Rovigno (e Capodistria - Slovenia). Blu, mare, sconosciuti!
3) album 3  Austria: Graz (e Maribor  - Slovenia). Arriva l'inverno. Montagne pandoro, freddo, mercatini di Natale.
4) album 4 Ungheria: Budapest. Viaggio on the road nella macchina scassata di Mustafà! Riunione con Comenius provenienti da Slovacchia e Austria.
5) album 5 Belgio: Bruxelles e Leuven. Lo scalo più comodo fra l'Italia e la Slovenia ;-)
6) album 6 Bosnia - Herzegovina: Sarajevo e Mostar, immagini di guerra.
7) album 7 Serbia: Belgrado attraversando tutta la Croazia. Estate. Amiche.

23.6.12

Ultimo giorno di scuola

Sono passati 10 mesi di scuola.

4 stagioni da quando ho scritto questo post qui e quest'altro qua.
295 giorni di scuola da quando mi perdevo nei corridoi, confondevo le classi, mi si incasinava il cervello con le lezioni e con i livelli.

Come un soffio.

Ieri è stata la festa di conclusione dell'anno scolastico.

Io non ero stata a scuola i due giorni precedenti, persa fra documenti, esami, correzioni e consegna alla scuola di lingue, valigia, svuotamento stanza. Un impegno dopo l'altro incastrati alla perfezione nelle due più calde giornate degli ultimi mesi.

E così quando sono arrivata a scuola non mi aspettavo che avessero rimontato il palcoscenico, simile a quello del primo giorno, ma con sullo sfondo il murales di quelli del 9° anno che hanno terminato le scuole elementari.

Non mi aspettavo che mi sarebbe stato concesso un ruolo così rilevante in una festa che oltre a essere conclusione dell'anno, era celebrazione della Slovenia, che il 25.06 festeggia la sua indipendenza dalla Yugoslavia.

E così dopo l'introduzione della direttrice, è toccato a me, unica straniera presente, rispondere a 14 domande sul cibo, i luoghi, i personaggio e la storia di questo Paese che per 10 mesi è stato la mia casa. Con un po' di aiuto di uno studente incaricato di non farmi fare figuracce le ho azzeccate tutte, anche l'altezza del Triglav, la montagna più alta della Slovenia, e quando ho detto 2864m in sloveno l'applauso è stato entusiasta manco avessi annunciato di averla scalata in un'ora quella montagna.

Mi ero addirittura messa una maglietta nuova, ricevuta in regalo da Arianna quando era venuta a trovarmi.
Di Snoopy.
Per concludere l'anno come l'avevo cominciato.
Con un sorriso.

La sera prima la mia coinquilina anima pia mi aveva aiutata a tradurre (vabbè, lo aveva tradotto tutto lei) il mio discorso finale in sloveno.
Avevamo tagliato e accorciato, ma alla fine avevo quasi due pagine da leggere.
Avevo pure preparato 100 foto, scegliendo a caso fra le 5000 fatte in questi mesi.
Una sorta di video come sfondo alle mie parole.
In modo che magari prof e alunni si sarebbero un po' distratti e non avrebbero fatto caso ai miei strafalcioni.

Il mio discorso era alla fine.
Dopo perfomance del coro, delle piccole ginnaste della scuola, delle violiniste, di un breve spettacolino comico, della consegna di premi ed onorificenze speciali.

Io fremevo seduta al mio posto, con la gola un po' secca, ripetendo la storia della ragazzina blu che in Slovenia aveva vissuto il suo sogno di una vita.

Sono salita sul palco fra gli applausi scroscianti di tutti.
Ed è stato come se il mio corpo fosse diviso in due parti.
Le gambe con la tremarella come quando avevo 12 anni ed ero Ceciliatimida.
Le mani ancorate al mio discorso, la voce forte, non spezzata e un sorriso.

Ho pure scherzato in sloveno.
L'ho letta con enfasi la mia storia.
Hanno riso, li sentivo, e mi hanno ascoltata sorpresi.

Poi ho alzato gli occhi, per continuare e concludere in inglese e li ho visti, i loro occhi lucidi, ed emozionati, come i miei.
Ho trattenuto le lacrime quando mi hanno dato un paccone di regali, quando la mia tutor ha letto il suo discorso e io non ne ho sentito neppure una parola, perché mi sentivo una star e mi sembrava di aver vinto l'oscar. Le ho trattenute durante gli abbracci e quando mi hanno cantato: Cecilia, you're breaking my heart ... con le vocette spezzate.

Ho trattenuto le lacrime perché per un anno intero ho sorriso e non volevo mi vedessero piangere.
Sono venuti a frotte a dirmi che bello il discorso, hai parlato benissimo sloveno, devi tornare, non te ne andare.

Poi le prof. di inglese ed alcune altre mi hanno portata in gelateria, a Grosuplje, vicino alla stazione dei treni, dove ero passata mille volte e non mi ero mai fermata. Volevano verificare che davvero potessi mangiare un gelato di proporzioni immense. Me lo sono preso triplo, per non deluderle. Alla dieta ci penserà la depressione che mi verrà da lunedì. (scherzo!)



Poi sono tornata a scuola.
E mentre tutti erano in classe io sono andata in sala professori dove era lo scatolone dei regali e l'ho aperto. Sapete che è da un anno e più che ho smesso di fare caso alle cose materiali.
Non compro più niente e preferisco ricevere pochi regali, perché comunque girando per il mondo mi sono resa conto che le cose non possono seguirmi.

Però dentro la scatola oltre a oggetti scelti a ricordare aneddoti che io avevo raccontato, c'erano due libri fatti di fogli rilegati. Fogli di lettere e disegni. Di un sacco di ragazzini. Tantissimi.
Pagine e pagine colorate, scritte in sloveno, e in inglese.

In cui mi raccontavano come si erano divertiti nelle mie classi, anche quelli che all'inizio pensavano: ma questa chi è e che è venuta a fare. E che erano colpiti dal fatto che non mi avessero mai vista triste. E sempre piena di energie.

E allora senza accorgermene ho cominciato a piangere.
Zitta zitta.
Sorridendo.

La valigia tiranna mi impedisce di portare con me quei due libroni di lettere e disegni. La scuola me li spedirà a Roma, così li potrà vedere anche la mia mamma.
Però io me li sono impressi bene a mente.

Perché ci sono stati mesi o magari pure anni della mia vita che non sorridevo.
E non mi va che risucceda.

In Slovenia non avrò imparato lo sloveno, ma ho imparato a cercare di essere felice.
A mantenere il cuore leggero il più possibile.
A schivare le cattiverie e i pettegolezzi della gente.
 A fare i conti con la mia coscienza e le mie azioni e a cercare di fregarmene di quelle degli altri.

Grazie Slovenia, grazie per avermi fatto venire le rughe dal tanto sorridere.

21.6.12

Con la testa fra le nuvole

Ho finito l'altro ieri di presentare il PPT di addio in tutte le classi in cui ho insegnato, ripeterlo così tante volte mi è servito da terapia. Ho metabolizzato questi 10 mesi, ho ricordato un sacco di momenti belli o totalmente ridicoli vissuti da agosto dell'anno scorso e ora sono pronta a partire (voi ci credete? Io no, ma magari se lo scrivo mi convinco!)

I momenti ridicoli e gli equivoci li ho già raccontati quasi tutti sul blog, se spulciate li trovate, e riraccontarli in classe fra le risate degli studenti mi ha aiutata a prendere questi giorni con più filosofia.

Ve ne faccio una breve rassegna:

- gli studenti qua a scuola portano le ciabatte, tipo pattine. Il primo giorno di scuola ho pensato che uno studente fosse malato e che lo stessero per portare via in ambulanza, dato che portava 'ste ciabattine e una specie di pigiamino (che poi erano pantaloni corti e maglietta). Gliel'ho pure chiesto se stava male. Poi ho pensato che fossero tutti in ciabatte perché essendo una scuola ecologica magari era il giorno di puliamo il pavimento tutti insieme.

http://comeniusinslovenia.blogspot.com/2011/09/ciabattiamo.html

- in mezzo ai campi qua si sono una specie di grossi armadi. E io pensavo che quello fossero: armadi per riporre gli strumenti agricoli, provviggioni di fieno e foraggio, chessò acqua. Sono alveari. Sì, tutti accozzati insieme come grossi cassetti. Correre verso un alveare immenso pensando che sia un armadio blu per fargli una foto non è un'esperienza che raccomanderei a nessuno.

- gli spazzacamini qua si vestono tipo squadre speciali della polizia antidroga. Io non mi drogo ma il giorno che lo spazzacamino ha bussato vigorosamente alla mia porta mi è preso un accidente.


http://comeniusinslovenia.blogspot.com/2012/03/cancamini-cancamini.html

E poi quelle che credevo fossero polpettine vegetariane e invece erano tipo gnocchi ripieni di marmellata, o le candele da cimitero che però qua sono tutte colorate e all'inizio pensavo fossero tipo quelle scacciazanzare per feste in giardino o in terrazzo.

E le copertine stile ottantenne che ti danno nei bar in inverno se ti siedi fuori e io mi dicevo fra me e me: ammazza le nonne slovene che moderne, c'hanno tutti 'sti bar solo per loro.

E poi il burro o forse lardo ingannevole che viene venduto in contenitori tipo Philadelphia, e gli yogurt liquidi in vasetto che tu pensi che sia uno yogurt normale e quello felice e contento ti esplode nello zaino.

Insomma, ora che tutte queste cose le so e non farei più la figura della scema, mi tocca andarmene. Non è giusto.

Sto scrivendo il discorso finale da pronunciare a scuola il mio ultimo giorno, mi sono uscite pure le lacrimucce. In realtà è una specie di favola su una tipa tutta blu, cioè io, e si fonda su un gioco di parole in sloveno, perché il colore blu si dice 'modra', ma questa parola significa anche saggia. E così è la storia della tipa blu di colore che però saggia non fu, perché invece di studiare lo sloveno, preferì farsi giri su giri, mangiare gelati, fare foto. Giusto perché i ragazzini capiscano che non ci si può solo divertire, perché sennò si viene rideportati nel deserto.

L'idea è farmelo tradurre dalla mia coinquilina in sloveno e leggerlo così non ci capirò niente di quello che dico e non mi commuoverò. Idea geniale delle mie.



E per concludere avrei dovuto pubblicare questo video qualche settimana fa, l'artefice me lo ha ricordato più volte. Sono i passi della quotidianità, quando piano piano una città diventa tua sotto i tuoi piedi, e metti un po' il pilota automatico.
A dire la verità a me qua non è successo, certo non mi perdo più per strada come all'inizio, ma di solito guardi in cielo più che in terra e forse per questo quest'anno l'ho vissuto così,
con la testa fra le nuvole.


18.6.12

Weekend in Serbia (Belgrado)

Un ultimo viaggio.
Attraverso tutta la Croazia da nord a sud senza soste perché il tempo è poco e vogliamo arrivare in Serbia.

Il ricordo più vivo delle ore passate in macchina sarà il verde.
Alberi, prati, boschi, campi coltivati.
Verde, verde, verde, verde.

Lo bevo con gli occhi, lo mangio con i polmoni, lo respiro nel vento di una calda giornata d'estate infine arrivata.
Sto per tornare al deserto murciano e così mi sparo questa overdose di verde, con gli occhi spalancati nonostante il sonno e la testa che pulsa per il sole.

Penso che se viaggiassi da sola e se avessi una macchina fotografica buona mi fermerei infinite volte a cogliere quei dettagli che spesso i miei compagni di viaggio non vedono.
Penso che se fossi io quella al volante finiremmo fuoristrada ogni 5 minuti.

E infine la Serbia.
Senza problemi alla frontiera questa volta.
Perché viaggiamo nella macchina con targa diplomatica di Verena, che lavora in ambasciata, e allora le guardie di frontiera guardano sorprese i nostri passaporti tutti diversi, pronunciano i nostri nomi storpiandoli,  e ci augurano buon viaggio ammiccando, come se avessimo un segreto condiviso.

Ci lasciamo alle spalle una fila chilometrica di tir, con i camionisti ad arrostirsi al sole in attesa di passare i controllo con le loro merci.
Mi viene in mente che spesso quello che mangiamo o indossiamo ha attraversato frontiere e confini a bordo di uno di questi camion e che se mi capitasse di incontrare un camionista dovrò ricordarmi di ringraziarlo, perché se sono distrutta io, dopo 7 ore di viaggio, loro poveracci come fanno?

E infine dopo la Slovenia, la Croazia e la Bosnia-Herzegovina, ecco un altro pezzo di ex Yugoslavia. E mi chiedo come culture e persone così diverse abbiano potuto vivere insieme per decenni. Evidentemente Tito doveva avere un gran carisma, tant'è che molti lo rimpiangono.

Il nostro ostello si trova proprio davanti alla stazione dei treni, al sesto piano di una palazzina decadente con cani randagi che vivono nel portone. L'ascensore non funziona e le scale non sono illuminate, ma la stanza da 6 è nuova e pulita, con un terrazzo che da sulla piazza e una panetteria aperta 24 ore al giorno a due passi.

Ci arriviamo infrangendo una ventina di regole del codice stradale e ci ritroviamo con Eva e Lucille, che hanno fatto il viaggio Lubiana-Belgrado in autostop e sono arrivate prima di noi.
Il caldo, dopo giorni e giorni di pioggia in Slovenia, brucia i visi e le spalle delle nordiche durante i nostri vagabondaggi. Io invece sono immune sia alle bruciature che alle zanzare e mi abbronzo solo quando ce ne andiamo all'isola Ada, nel bel mezzo del fiume Sava, punto di ritrovo domenicale di tutta Belgrado.

E scopro che gli abitanti di questa città, che credevo altissimi e freddi, alti sono ma anche molto amichevoli. Forse colpiti dalle nostre facce e accenti diversi (viaggio con 2 francesi, una tedesca, una austriaca e una belga e come lingue franche usiamo inglese, francese, tedesco e spagnolo in differenti combinazioni) gli abitanti di Belgrado ci avvicinano, ci raccontano, e noi tutte insieme creiamo frasi in sloveno (che è cugino del serbo) e facciamo conversazione nei parchi, in panetteria, in chiesa.

E mangiamo un'infinità di gelati, e ci sediamo nei bar, e ceniamo in un hotel a 4 stelle e in un ristorante che si chiama ? (Kafana Znak Pitanja) perché dopo aver cambiato nome una miriade di volte, dopo un litigio con il prete della chiesa antistante, che non voleva che questo ristorante si chiamasse la Taverna della Cattedrale, né l'ultimo proprietario né gli avventori ci capivano più niente

E ci perdiamo, e cerchiamo di leggere i cartelli in cirillico, e dormicchiamo distese nel parco del castello-fortezza (Београдска тврђава) in cui le panchine sono così.


E ammiriamo come il Danubio e la Sava si baciano e si fondono e io mi sento come quando avevo 8 anni e credevo di poter volare.



E poi andiamo al mercato e facciamo scorpacciata di frutti di bosco, passeggiamo per il centro e apprezziamo i graffiti (io) e le fontanelle ovunque (tutte) che sono una mano santa per combattere la calura.

E vediamo gli anziani che ancora lavorano nelle centinaia di bancarelle di gelati sparsi per la città, e frotte di stangone in wonderbra con minigonne invisibili e giganti spavaldi che ci guardano dritte negli occhi. E un sacco di polizia che a differenza di quella slovena non multa chi attraversa fuori dalle strisce e non ci vede girare in 6 in macchina, né parcheggiare in un prato.

E penso che tutti dovrebbero viaggiare, un fine settimana al mese.
Lo dovrebbe prescrivere il medico.

Che vabbè, è difficile se uno ha bimbi piccoli o genitori anziani a cui badare e non può allontanarsi. E per questo bisogna approfittarne quando si può, e godersi i viaggi con semplicità, senza stress e pochi soldi.
Io per questo viaggio ho speso quello che alcuni spendono per un paio di scarpe o forse una scarpa sola: vitto, alloggio, benzina, pedaggi a 80€!

Ora che sto organizzando le valigie per rimpatriare mi rendo conto che ho fatto proprio bene a non comprare nulla e a spendermi i soldi a giramondare.

Torno in Slovenia appiccicosa di sole, di fiume e di lamponi.
Con i piedi tagliuzzati dalle Birkenstok che non portavo da quando ero arrivata a Lubiana.
Con 4 capelli bianchi in più.
Con mezzo chilo di albicocche serbe nello zaino.
Con altre decine e decine di foto.
E con solo 7 giorni di vita in un Paese così piccolo che ti invoglia a sconfinare.

Viaggiate, gente, viaggiate.

(Prossimamente pubblicherò un post con i link di tutte le foto di quest'anno, del viaggio in Serbia ne ho quasi 300 e il blog tiranno non mi permette di pubblicarne altre per ora).

15.6.12

Ultimo viaggio

E dico viaggio, non ritorno a 'casa'.
Per quello c'è ancora tempo una settimana.

La mia macchina fotografica ha deciso di decedere.
È da stamattina che cerco di accenderla, cambiare le impostazioni, dirle dolci parole, minacciarla con la raccolta differenziata materiali elettronici.
Dopo circa 5000 foto è esausta e, diciamoci la verità, lo sono anche io.

(Notizia dell'ultima ora: Mathieu mi ha prestato la sua macchina fotografica! Yuppie).

Ho preparato il mio ultimo ppt di addio e l'ho presentato a raffica in (quasi) tutte le classi.
Hanno riso tutti, e il mio obiettivo era quello, finire come avevo cominciato, pagliacciosamente.

Se non mi va più bene il lavoro di prof potrei sempre fare il comico.

Di scuola mi rimangono solo due giorni. Martedì e venerdì che è la festa finale.

Oggi c'è il ballo di fine anno di quelli dell'anno 9 e io me lo perdo, così in loro onore ho messo come profilo di facebook una foto di quando ancora mi vestivo da femmina e non da sacco di patate come amorevolmente dice mia mamma.



Questi giorni non ho fatto altro che correre di qua e di là e sbolognare le poche cose che non mi entrano in valigia, (vendendole o affidandole a amici viaggiatori che le riporteranno in patria) , vedere come la mia stanza poco a poco si svuota, perde vita, torna anonima.

Mi è venuto da pensare a tutte le case dove ho vissuto, tutti i letti in cui ho dormito, tutte le volte che la mattina mi sono svegliata senza sapere dove fossi.

E mi è rivenuta in mente pure una canzone, di un gruppo serbo, di Belgrado.

Questa è la mia meta.

Non l'ho detto finora, per scaramanzia, perché non ero sicura di avere il tempo e l'energia di fare quest'ultimo viaggio, temevo una febbre improvvisa e un contrattempo dell'ultimo momento.

Invece no, si parte, fra 2 ore.
Devo finire di preparare la mia ultima minivaligia, e lo farò ascoltando Plavi Safir, Zaffiro Blu.


12.6.12

Caro genio della lampada ...

Parecchie volte al giorno mi ritrovo a pensare di aver poteri magici o meglio un genio della lampada installato nel cervello.

Perché com'è possibile che per caso a settembre 2011 io abbia portato un tupperware a scuola e lo abbia lasciato nell'armadietto tutto l'anno e oggi ho pensato bene di riportarmelo a casa e ci è tornato pieno di torta alla nutella?
Perché oggi quelle dell'anno 9 mi hanno fatto una torta di addio e ne è avanzata giusta giusta da portarmela via nel mio contenitore, che ha soggiornato nel mio armadietto per 10 mesi in attesa del momento torta nutella.

E com'è possibile che devo mandare un pacchetto e non ho lo scotch da pacchi e non trovo il momento di andarlo a comprare e oggi, mentre svuotavo l'armadietto lo trovo là in bella vista e giuro che non avevo detto a nessuno che mi serviva.

E com'è possibile che ogni volta che mi scordo di portarmi la merenda a scuola e verso le 10 schiatto di fame, com'è possibile che proprio quel giorno una prof. mi offra un pezzo di torta, o mi ritrovi in classe, manchi un ragazzino e quindi avanzi una merenda? (qui non se la portano da casa, gliela da la scuola).

E com'è possibile che dopo 10 mesi passati a quadrare orari delle lezioni per non fare torto a nessuno, quest'ultima settimana e la prossima io riuscirò a passare e salutare tutte, ma proprio tutte le classi?

E com'è possibile che in 10 mesi io non abbia mai perso la spazzola e il mollettone, che vagano per la mia stanza, ma si lasciano scovare in 5 secondi?

E com'è possibile che Sebastian vada a Roma a luglio e possa portarmi là parte del mio bagaglio, e una coppia di fratelli italiani scendano a Roma in macchina ad agosto e io possa dare loro altre cose a cui non vorrei rinunciare (fra cui il mio cuscino, comodissimo)?

E inoltre com'è possibile che Virginie dopo aver odiato Lubiana per un anno, all'improvviso si ritrovi ad amarla e decida di rimanere qua e di comprare da me un sacco di cose che non avrei potuto riportarmi via (piumino, lenzuola, asciugamani), in modo che nulla vada sprecato e ci guadagnamo entrambe?

E infine com'è possibile, che a 10 giorni dalla fine io riesca a organizzare un ultimo viaggetto per questo fine settimana, in un nuovo Paese che non speravo proprio di visitare?

E ora mi chiedo: caro genio della lampada, ma se tutto l'anno non hai fatto altro che esaudire tutti i miei desideri, non è che ti impegneresti un attimino di più ed esaudiresti il mio desiderio più grande, che è rimanere qua?

Giuro che non mi lamenterei assolutamente se la torta alla nutella me la devo mangiare tutta seduta stante, se lo scotch devo andarmelo a comprare, se non posso pettinarmi perché la spazzola sparisce e se la mia roba invece di venderla o darla a commessi viaggiatori me la tengo io e rimango qua. E accetto pure che ogni tanto un viaggetto vada in fumo.

Allora, caro Genio della lampada, che ne dici?

8.6.12

Mi mancherà ...

Una gita inaspettata di cui non conosco fino all'ultimo la destinazione e i partecipanti.

Non ero a scuola lunedì e solo nel tardo pomeriggio vengo avvertita della possibilità di partecipare a un'escursione martedì, che viene offerta come premio agli studenti più meritevoli della scuola e a ME.

Che da una parte me la merito perché sono stata una brava assistente, e dall'altra toccherebbe mettermi in castigo a vita, perché è solo colpa mia se me ne devo andare, perché sono stata una brava maestra ma una pessima studentessa di sloveno, e il rimpatrio è il prezzo da pagare.
(per quelli che me lo chiedono, non posso restare qui perché per lavorare nelle scuole pubbliche dovrei avere un livello almeno intermedio di sloveno)
La nostra meta è proprio Kolpa, che non è il peccato, l'errore, ma un fiume.


Arriviamo verso le 10 di mattina a un campeggio ancora chiuso ai campeggiatori, che però accoglie noi e le nostre mille attività da svolgere durante l'intera giornata.

Perché in Slovenia è così.
Quando i bimbi e ragazzini vanno in giro, forse per tacito accordo con i genitori, tocca stroncarli, fargli fare talmente tante attività senza prendere fiato che sul pullman del ritorno dormiranno tutti e arrivati a casa crolleranno. (in realtà sul pullman di ritorno mi sa che l'unica a ronfare ero io!)
E così si comincia con gare di corsa, corsa incrociata, passa la palla sotto e sopra, mimica con corsetta inclusa.

E poi dopo merenda ogni professore si incarica di altre prove:

- cammina sui trampoli e fai gol
- spara con un cannone a stantuffo e fai passare un proiettile composto da due bottiglie attraverso una ciambella appesa a un albero
- lancia palloncini pieni d'acqua con un lenzuolo e acchiappa i suddetti palloncini dall'altra parte del vialetto
- scendi giù per il prato con una specie di sci per tre persone
- prove di logica e matematica

Io ho fatto la fotografa ed ho ammirato la perfetta organizzazione, ho riempito palloncini d'acqua, ho fatto il tifo, e mi sono goduta una giornata senza pensieri.

Dopo tutte queste attività è arrivato il momento del pranzo e poi quasi subito a fare il bagno nel fiume.
(Evidentemente lo stomaco degli sloveni non deve rispettare la pausa italiana di due ore che sennò ti viene una congestione, un blocco della digestione, un coccolone).

Nel pomeriggio il tempo è peggiorato, ma ovviamente l'organizzatissima banda dei prof. aveva pensato anche a questo e avevamo tantissimi tipi di giochi da tavolo e piccoli e grandi hanno giocato insieme. Io pure mi sono unita al gruppo che giocava alla mimica, disegno, spiega la parola e le ore sono volate vie, fino al momento del ritorno.


E tutto questo mi mancherà.

Mi mancherà sentirmi chiamare teacher o učiteljica 200 volte al giorno.

Mi mancherà entrare in classe e che i ragazzini dicano Ceciliaaaa con le loro vocette felici e sorprese, come se io fossi un premio.
Mi mancherà andare in gita e che Kaja mi tenga il posto e che mi racconti durante il viaggio della sua fattoria e di come da da mangiare alle mucche e di come nascono i vitellini.
Mi mancherà parlare con le ragazzine dei loro cantanti preferiti e ritrovare  me stessa quattordicenne innamorata dei NKOTB nei loro occhi a cuoricino.
Mi mancherà sedermi a mangiare a tavola con le ragazzine di I media invece che con i prof e che queste facciano di tutto per parlarmi inglese e farsi capire e mi raccontino le loro storie ed ascoltino le mie.
Mi mancherà ritrovarmi a parlare per 20 minuti in inglese con una bambina di quinta elementare, e che mi dica che per lei è importantissimo imparare bene le lingue, perché così avrà più possibilità di trovare un lavoro  che le piace in futuro.

Mi mancheranno questi professori, che nel loro lavoro ci mettono anima e corpo, che organizzano decine di attività, che vanno sempre di fretta ma hanno sempre tempo per fermarsi a chiedermi come stai?

Mi mancheranno le cuoche della scuola, grazie alle quali sono ingrassata 4kg, e che mi hanno mantenuta sana e felice tutto l'anno, con i piatti stracolmi e la cura materna nel prepararli.

Mi mancheranno le prof. del dipartimento di inglese, con cui ho scambiato mille attività e materiali, con cui ho scoperto la pienezza di lavorare davvero in gruppo e che sono diventate mie grandi amiche. La mia tutor Sabina che mi ha lasciato tantissima libertà di movimento ed organizzazione e ha avuto piena fiducia in me.

Mi mancheranno i prof. di tutte le altre materie che mi hanno ospitato nelle loro classi, che si sono sempre sforzati di parlare in inglese in mia presenza, che mi hanno permesso di realizzare mille progetti e di mettermi alla prova.

Mi mancheranno Marjetka e Tanja, e i nostri viaggi in macchina verso scuola e le chiacchierate di mattina prestissimo, e la loro gentilezza.

Mi mancherà la preside e tutto lo staff di segretarie ed organizzatrici, che mi hanno fatto vivere in un mondo scolastico perfetto, efficiente, attivo, ricco di stimoli.

Mi mancherò io, come sono stata quest'anno, sempre felice, molto flessibile, anche un po' incosciente.
Pronta a cambiare, fuori dalla catena del consumismo, spensierata, positiva.

Come sarò fra 3 settimane non lo so.

Ieri sono arrivata a scuola e quelli del 9° anno, che finiscono le scuola elementare quest'anno (e andranno al liceo il prossimo) stavano imbiancando un'immensa tela.


Ogni anno questa tela (o meglio insieme di tele) viene cancellata e ridipinta, e a me è sembrata una metafora conclusiva di quest'esperienza.

La tela di nuovo bianca, le mille possibilità, anche se poi sotto allo strato di vernice fresca c'è chi siamo stati e cosa abbiamo fatto.

Torno indietro in un certo senso, (perché in Spagna ci ho già vissuto un secolo), ma vado avanti, sono un'altra persona.
 E se non è nelle mie mani cambiare le temperature Sahariane che mi aspettano, è in mio potere vivere quello che sarà con il ricordo di quello che è stato, di questa pienezza e felicità.

4.6.12

Cecilia Jones e l'ultima crociata, ops, scalata

Ieri avevo annunciato che andavo a dare l'addio ai monti sloveni.

Intendevo una cosa così, generale, una saluto da valle, una passeggiatina al sole, un po' di malinconia.

Ma si sa, questa è la Slovenia, e le cose tocca sudarsele, faticare.

Così siamo partite, io, Gesche-dice-sempre-di-sì e Verena, verso le 9.30 di mattina.
Avevo avuto addirittura il tempo di lavarmi i capelli, per non sembrare una zingarella sulle foto.
Il tempo prometteva bene, ridevamo di quelli delle previsioni del tempo che avevano gufato ed annunciato pioggia.

Io fotografavo dal finestrino tutte le montagne che vedevo, e a ognuna rivolgevo un mesto saluto:
ciao montagnetta, ci rivedremo, spero.
ciao montagnola, mi dispiace non averti scalata.
ciao montagnona, mi ci vorrebbero anni di slovenità prima di raggiungere la tua cima.

E mi ripetevo come un mantra l'addio monti sorgenti dall'acque ed elevati al cielo per trattenere le lacrime, e scattavo a destra e manca, con la macchinetta fotografica che ogni 5 minuti si metteva in sciopero.

Poi a un certo punto siamo sconfinate in Italia.
Ma ci pensate? Vivere in un Paese in cui per arrivare più velocemente a destinazione tocca passare per un altro Paese? In Italia ci siamo fatte una foto in riva a un lago sbucato per caso da dietro una curva.


E già là il tempo ha cominciato a dar retta ai metereologi gufoni.

Munite di 300 cartine, tedesca e austriaca cercavano mete su cui avevano preso appunti.

Invece ci siamo fermate - di nuovo in Slovenia - in riva al fiume, e come giovani marmotte caprette ci siamo messe a scalare i massi. Io portavo delle scarpe da ginnastica di 5 anni fa, comprate a 10euro a un negozio-mercatino. Gesche portava scarpette ballerine. L'austriaca aveva il ginocchio della lavandaia bardato da una rigida ginocchiera.

Nonostante tutto, avendo scorto da lontano una cascata, abbiamo deciso di avventurarci fra le rocce viscide, sotto una pioggerellina scozzese che mi ha permesso di scoprire che la mia giacca impermeabile non lo è più.


La cascata non l'abbiamo più vista, in compenso siamo arrivate in riva a un impetuoso fiume.
Io mi ero portata addirittura un asciugamanetto in caso fossi entrata in acqua fino a mezza gamba come faccio di solito. Ma questo fiumiciattolo non mi sembrava così invitante e mi sono accontentata di zompare nelle pozzanghere.

video

Nuvoloni neri ci hanno accompagnato di ritorno alla macchina, ma non ci siamo arrese.
Abbiamo ignorato il tempo e cercato un posto per mangiare.
Crespelle alle noci per me che mi ero comunque portata due paninozzi nello zaino.

Purtroppo la pioggia continuava imperterrita, il navigatore della macchina ci disorientava e così siamo finiti in posti di cui non ricordo i nomi in ordine, fra cui Kobarid, Tolmin, Bovec.

Tutti luoghi di guerra, dove è morta un sacco di gente, e le ferite sono ancora aperte.



Noi cercavamo la valle dell'Isonzo, ma ingannate dal navigatore ci siamo addentrate per chilometri e chilometri su una strada sterrata in mezzo ai boschi nebbiosi e grondanti.

Abbiamo trovato una mucca in posa e un cancello minaccioso a sbarrarci la strada.
E un bunker buio da brivido.
Siamo scappate a gambe levate.



E insomma, questo Isonzo, un po' stron--,  non voleva proprio farsi trovare.

Con la nostra nulla conoscenza dello sloveno abbiamo immaginato che un cartello ci indicasse una piacevole passeggiatina in discesa di 10 minuti che ci avrebbe portato in riva al fiume.
Abbiamo camminato per mezzora in discesa in un boschetto scivoloso e con umidità a 90° (giusto un anticipo del mio futuro fra 3 settimane). Siamo sbucate davanti a un bar, che evidentemente si chiamava in riva al fiume, ma il fiume non c'era.
La strada in salita ci ha tolto le ultime forze.

Ed ecco che quando meno ce lo aspettavamo, come al solito, girando a destra invece che a sinistra ed andando giù invece che su (come non abbiamo pensato che di solito le valli sono in basso?) ci siamo ritrovati all'entrata del fiume.

Non che i fiumi abbiamo una porta, ma qua in Slovenia le parti più spettacolari delle valli vengono incapsulate in parchi nazionali e tocca pagare il biglietto d'entrata; è pur vero che con i soldi provvedono alla manutenzione dei sentieri, dei ponti, ponticelli, balaustre, panchine e simili.

Erano già le 5 e temevamo di non fare ritorno vive a Lubiana.
Ma ci siamo avventurate lo stesso, perché era da ore che cercavamo 'sto posto e non potevamo mica tornare indietro sul più bello.

E quindi con un residuo di energia tirato fuori da chissà dove, con le scarpe a suola liscia e i pantaloni inzaccherati, i capelli luridi (e menomale che mi ero svegliata presto per lavarmeli ed essere fotogenica) e il fiato corto, abbiamo infine passeggiato a ritmo serrato per la valle dell'Isonzo.

Ora, avete presente Indiana Jones quando deve attraversare il ponticello di legno traballante con sotto lo strapiombo?

Ecco come ieri ho scoperto di soffrire di vertigini.


video

E così si è conclusa la nostra ricerca, perdendoci per l'ennesima volta anche nel parco nazionale e con ritorno a casa sotto una luna quasi piena, con 3 ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia,  ma ancora tutte intere.

3.6.12

Addio Monti

Ho sempre pensato che ciò che siamo, oltre alle ovvie influenze della famiglia e degli amici, è determinato anche dai cartoni animati che abbiamo visto da piccoli (ma di questo parlerò un'altra volta) e dalla letteratura che la scuola dell'obbligo ci ha propinato.

A me al liceo hanno fatto imparare l'Addio Monti di Manzoni.
A memoria.
E mentre le ragazzine di adesso impazziscono per le canzoni di Justin Bieber, One Direction e Lady Gaga (mi sono fatta una cultura musicale a lavorà alle elementarimedieliceo qui), io esprimevo la mia disperazione giovanile recitando l' Addio Monti.

Vi ho già parlato del posto dove andavo in vacanza da piccola ed adolescente

http://comeniusinslovenia.blogspot.com/2011/08/il-piacere-dellozio.html

Un minipaesino fra le montagne, ai tempi in cui non c'erano né cellulari, né internet e noi non avevamo neppure il telefono fisso a casa. Andavamo in cabina, con i gettoni, a chiamare.

Le passioni scattavano a volte con i maschietti del paesello di fronte, e gli appuntamenti erano qualcosa che si riusciva a fissare tramite il bocca a bocca, o con un canocchiale.
Ebbene sì.
Quando stavo con Daniele, e lui doveva scendere dal suo paesino in motorino io ,tipo
Raperonzolo, salivo al piano più alto di casa, o direttamente all'orto, e scrutavo con il canocchiale l'orizzonte, e tendevo l'orecchio, per scorgere all'orizzonte un puntolino smarmittato che scendeva dalla collina antistante.

Poi l'estate finiva.
E queste relazioni amorose non superavano settembre.
Ci si scriveva lettere.
Magari una telefonata.
E poi tutto congelato fino all'anno successivo.

Sulla via del ritorno io e mia sorella in lacrime recitavamo a bassa voce l'Addio Monti, copiato dal libro di letteratura e scritto su un foglio appositamente per questo rituale struggente.

Oggi vado a dare l'addio ai monti sloveni.
Non che io abbia scalato altro che colline qua.

Però le montagne erano sempre lì, innevate sullo sfondo, e sbucavano all'improvviso, al girare un angolo, all'uscita dall'autostrada, nei nostri giri e gite.

Le montagne rappresentano un po' gli sloveni come li vedo io.
Ben piantati su due piedi, alti, apparentemente un'impresa conquistarli, forti nelle difficoltà, stoici, coperti di nubi o splendenti di sole.

Sono in vena di metafore e simili in questi giorni, capitemi.

E così oggi me ne vado a recitare l'Addio Monti nella valle dell'Isonzo (o Soča, come lo chiamano qua).

Che credevate, che avrei scalato il Triglav? (ndr: la montagna più alta della Slovenia).

2.6.12

Tiro al bersaglio

Ieri sera, dopo aver passato la giornata in camera come un leone in gabbia, ho ricevuto un messaggio di Gesche-dice-sempre-di-sì che mi proponeva di andare al baretto di sempre, perché c'era in programma una serata africana.

Il baretto in questione si trova a 2 minuti a piedi da casa mia, quindi è proprio impossibile dire di no.

Questo è il vantaggio di vivere in centro centrissimo e il motivo per cui non mi pento di aver pagato un affitto più alto di tutti i miei amici. Il poter uscire di casa 5 minuti prima di qualsiasi appuntamento ed essere sempre e comunque la prima ad arrivare.

Soprattutto perché, giusto una mezzora prima avevo deciso di festeggiare l'anniversario del ricevimento della lieta novella (vedi post precedente) spendendo la bellezza si 2.29€ per comprarmi questo.

Dunque ero in overdose di zuccheri e rimbalzavo per casa da una parte all'altra  come una pallina in un flipper.

Quando siamo arrivare al baretto c'erano i soliti noti.
Ljubljana è piena di bar e questo è gestito da un francese che lo ha aperto più come punto di ritrovo per i suoi amici che per fare soldi.

Ho ordinato una camomilla, ho chiacchierato con Gesche dei nostri piani indefiniti, ho conosciuto un tedesco spettinato con un'opinione completamente diversa rispetto a me sulla Slovenia, e ho giocato a freccette.

Io sono mezza ciecata.
Ve l'ho già detto.
L'occhio destro sta per i fatti suoi, non collabora, e mi fa venire il mal di testa quando lo tengo troppo davanti al pc.
L'occhio sinistro c'ha la vista d'aquila, è un gran lavoratore, cattura immagini senza sosta.


Il fatto che i miei due occhi siano così diversi implica una serie di conseguenze:

1) a volte sulle foto c'ho l'occhio sinistro che guarda dritto e il destro che si è scordato di guardare. Ho lo sguardo misterioso come la Gioconda.
2) non prendo bene le misure delle distanze. Sbatto contro tutto. Sono piena di lividi. Quando scendo le scale o una montagna non percepisco quanto lungo devo fare il passo e a volte mi insacco le caviglie o distruggo le ginocchia.
3) sono una campionessa di freccette.

Un po' di anni fa giocavo a freccette quasi tutti i fine settimana.
Vivevo in Spagna in una cittadina dove quello era il massimo a cui si potesse aspirare un venerdì o sabato pomeriggio.

Il mio stile consiste nel:
- lanciare una freccetta a caso
- dare un'occhiata al tabellone per vedere dove si è piazzata
- chiudere l'occhio ciecato
- puntare la successiva freccetta rispetto alla prima, senza guardare effettivamente il bersaglio
- fare un sacco di punti con le successive due freccette

Ieri sera ho strabiliato tutti con questa mia strategia.

Anche perché quando lancio le freccette, lo faccio con tale foga che si sente un tonfo sul bersaglio, che accusa i miei colpi silenzioso. E gli avversari si intimoriscono.

Però non faccio mai centro.
Io il centro non lo vedo proprio.
Mi si confonde fra tutti gli altri colori., numeri, gente che passa schivando frecciateette.

Se faccio centro è sempre per caso, durante il lancio ad occhi quasi chiusi della prima freccetta indicativa.

E ieri pensavo che questa è un po' la metafora della mia vita.
Tirare a casaccio e poi aggiustare la mira dovunque io mi trovi.

Che è un male perché non focalizzo mai.
Che è un bene perché ovunque io mi trovi riesco a piazzare le mie frecce e i miei punti.

1.6.12

Un anno fa

Scusate se questa storia l'avete già mezza letta a mozzichi e bocconi qua e là.
Ma oggi, a un anno da quel momento, voglio riproporla per parlare di qualcosa di positivo.
Dei sogni che diventano realtà, dei cambiamenti, del cuore che si spezza e mi ricorda che sono viva.

Esattamente un anno fa ero in classe, una di quelle classi difficili, con una di quelle professoresse di mezza età (come alunna) che studiano l'inglese chissà perché e che vogliono decidere loro che esercizi fare, perché tu, cara mia, non hai mica i miei anni di esperienza e che ne vuoi sapere.

Mi fumava il cervello, fuori ci dovevano essere almeno 35°, si avvicinavano gli esami finali, gli alunni erano nervosi perché quel livello di inglese era per molti quello richiesto per fare Master, prendere abilitazioni, andarsene in erasmus.
Era una classe con cui dall'inizio non ero andata molto d'accordo.
Faticavamo, arrancavamo.

Stavo spiegando qualcosa e all'improvviso vedo una chiamata sul cellulare spagnolo.
Di mia madre.
Dall'Italia.
Che in 12 anni in Spagna non mi aveva mai chiamata sul cellulare spagnolo.

Forse anche lei era incoscientemente cosciente del peso della notizia che stava per darmi.
E non poteva mandarmela per messaggino, come fa quando vuole dirmi di ti è arrivato un pacchetto. Che tempo fa lì da te? Qui piove! Per il pranzo di Pasqua ho preparato queste prelibatezze (che tu non mangerai perché non ci sei, tié!).

Io il telefono lo tengo senza suoneria e lo uso come orologio.
Anche come allarme-sveglia durante i corsi di lingue, per ricordarmi che dopo due ore di lezione magari devo fare una pausa se non voglio rischiare di uccidere qualcuno per overdose di grammatica, ascolti, esercizi, bla bla bla.

Quel giorno lo avevo guardato proprio per vedere l'ora.
O forse perché avevo avuto una premonizione.

Comunque, ritornando a noi, mia mamma mi aveva chiamata.
E io, che già sudavo le sette camicie, avevo avuto paura.
Paura che fosse successo qualcosa a qualcuno degli anziani della mia famiglia.
Paura di qualche incidente, disgrazia.

Non ho pensato a niente di positivo, ma come un automa ho detto agli studenti di fare un esercizio, che era un'emergenza familiare e sono uscita dalla classe con il cuore in gola.

Ho chiamato mia mamma, e per 3 minuti buoni abbiamo parlato senza capirci.

Lei mi diceva è arrivata e io pensavo, nel mio cervello dialettale-colloquiale, che qualcuno della mia famiglia era arrivato di cervello (ndr: impazzito), lei mi diceva che era successo di mattina e io pensavo ma com'è allora che mi avverti solo ora, lei mi diceva che l'aveva presa il portiere e io immaginavo ambulanze, chiamate telefoniche frenetiche, corse all'ospedale.

Poi ha detto la parola magica:
Lubiana.

Lubiana?

Sì, sì, mi ripeteva. Non è a Lubiana.

Ma chi, cosa, come, quando, perché?

E infine il cervello e le voci si sono sintonizzate.

La lettera, è arrivata la lettera.
Ti hanno presa per il Comenius.
Però non è a Lubiana.

E io ho cominciato a piangere.
Lì, nel corridoio, a due passi dalla mia classe.
E non ci capivo più niente e dovevo tornare dentro a lezione.

Mandami un messaggio con il nome della scuola.

E poi il giorno successivo era il 2 giugno e loro non andavano in ufficio e non mi potevano scannerizzare la lettera per mandarmela.
La lettera che era tutta in sloveno, e che i miei genitori avevano cercato di tradurre un po'.
Per dirmi che si trattava di una scuola elementare, in un paesino che come si pronuncerà (ndr: Grosuplje si pronuncia Grosuplie).

Sono rientrata in classe che davvero volevo promuoverli tutti.
Sono rientrata in classe ma il cervello era già altrove, quell'altrove in cui mi trovo ora e che dovrò lasciare fra 25 giorni.

Sono rientrata in classe che piangevo, annunciando che me ne andavo.
Da una Spagna incasinata, ferita, disastrata, al collasso.
Me ne andavo a respirarmi una boccata di aria fresca altrove.

Così è stato.
Una lunga boccata di aria fresca durata un anno.

Sto confondendo tutti con i miei post in questi giorni.

Chiariamo.
Stamattina ho comprato il biglietto di ritorno con Ryanair.
Torno a Murcia (via Trieste - Valencia), dovre insegnavo prima, perché c'è il corso intensivo di luglio ad attendermi.

Ma si vede che neppure Ryanair è convinta di questa scelta, perché non mi mandano la conferma dell'acquisto per email.

A quelli che mi chiedono quali sono i miei piani per il futuro (dopo luglio) dico che quest'anno mi ha insegnato a non pensarci troppo. Che i momenti migliori sono stati quelli improvvisati.

Viaggi, passeggiate, risate, gelati, mare, montagna, lago, sole, pioggia, neve.
Ragazzini, sorrisi, insegnare, colorare, cantare.
Pagliacciate.
Svegliarsi all'alba, camminate, biciclettate, vagabondaggi.
Foto, foto, foto, foto.
Valigie fatte, disfatte, zainetti.
Un tatuaggio.
Treni, aerei, macchine, pullman, scarpe consumate.
Amici, sorrisi, colleghi, onestà, fiducia.


Questo è stato quest'anno.

Ieri cercavo parole non mie per esprimere ciò che sento e ho trovato queste righe di un libro, che cercherò e leggerò magari sulla via del ritorno:

“You get a strange feeling when you're about to leave a place, like you'll not only miss the people you love but you'll miss the person you are now at this time and this place, because you'll never be this way ever again.”  
Azar Nafisi, Reading Lolita in Tehran

(Traduzione: si prova una strana sensazione quando si sta per lasciare un posto, del tipo che non solo ti mancheranno le persone a cui vuoi bene, ma ti mancherà anche la persona che tu stesso sei ora, in questo tempo e in questo luogo, perché tu noN sarai mai più come sei ora.)

Poi, dato che ieri sera non riuscivo a dormire, mi sono messa a pensare a come sono io ora, a cosa mi lascerò alle spalle. Eccovene una spiegazione fotografica.

31.5.12

VITA DA CANI ... CICCIONI ...

Vita da cani, sì.
Non la mia!

Giuro che smetto di lamentarmi.
Almeno per oggi.
Domani ricomincio con gli snif snif, ueeeeeee ueeeeeee, sob sob e compagnia bella.

Oggi ho lo stomaco talmente pieno che non riesco neppure a dormire.

Ho fatto colazione alle 5.30 perché dovevo andare a scuola presto.
Con mezzo pacco di biscotti, che li ho comprati in sconto che scadono fra 2 giorni e allora tocca papparseli veloce veloce.
Sono arrivata a scuola e c'erano in sala professori non so quanti chili di ciliegie ad attenderci. Perché il cervello dei prof. ha bisogno di vitamine e antiossidanti.
Così mentre preparavo materiali, una ciliegia tira l'altra e ne avrò mangiate un centinaio.

Poi sono andata a pranzo, a mezzogiorno, e ho deciso di farmi una foto con le cuoche (che però non posso pubblicare perché è venuta tutta sfocata).
Questo gesto a loro ha fatto molto piacere e così mi hanno riempito il vassoio a dismisura.
Riso, verdure, insalata, uva e neppure mi ricordo che altro.

Proprio oggi riflettevo sul fatto che, al ritorno in Spagna, non avendo più la mensa e con il caldo che fa, perderò 7kg in 7 giorni. Dovrò riabituarmi a fare la spesa e ad usare pentole e affini.

Verso le 2 mi sono mangiata una banana.

E poi sono andata a pranzo da Sabina con altre 3 prof.
Sì, avete capito bene.
A pranzo.
Il secondo pranzo nel giro di tre ore.
Pizza, pasta, insalata, dolce alle noci e crema, gelato.

E io che pensavo che in Slovenia sarei diventata ginnica e magra!

Sono tornata a casa alle 5 e mi sono distesa.
Sto ancora distesa e penso che non mangerò fino a dopodomani.


Quindi vi lascio con queste foto di vita da cani che erano in balia di un post rimasto bozza da parecchi mesi e vi ricordo, se fate la dichiarazione dei redditi in Italia, che potete donare il 5x1000 al canile di mia sorella.
Guardate qui:
http://comeniusinslovenia.blogspot.com/2012/05/5-x-1000-chi-lo-posso-destinare.html






In città, soprattutto quando fa caldo, ma anche in inverno, supermercati, bar e ristoranti si attrezzano con ciotolone d'acqua per cani! Ai tavolini all'aperto è sempre pieno di cagnoloni con i loro amici a due zampe, e alcuni la fanno proprio da padrone in alcuni bar (essendo i cani dei proprietari).



In Slovenia non si vedono in giro cacche di cane.


Ai laghi i cani non possono entrare in acqua (o almeno credo nelle zone indicate da questo cartello) e devono essere portati al guinzaglio.



Su questa spiaggia di Portorose i cani non possono entrare

Dalle vostre parti i cani come vengono trattati?
Qui li amano moltissimo e quando raccontavo che nei canili spagnoli vengono ancora soppressi lo sconcerto è arrivato alle stelle. Gli sloveni amano e rispettano la natura e io amo questo Paese anche per questa ragione.

30.5.12

Datemi i kleenex

Sono le 10.45, sono a scuola e ho rischiato di piangere due tre volte.

Ero in corridoio, direzione lezione di italiano, c'erano un gruppetto delle ragazzine del mio cuore sedute sulle panche in attesa di un'altra lezione.
Non ricordo cosa mi hanno detto, mi sono messa a parlare sloveno, e poi ho detto che me ne vado.
Hanno fatto delle facce che quasi mi casca il mondo.

No, non te ne puoi andare.
No, non è giusto.
Maestra, noooooo.
 Maaaaaaaaaestra, ma se parli sloveno ormai, no, devi rimanere.

Ho guardato in quegli occhi e zack, la prima lacrima. 
Sono dovuta scappare via, anche se mancavano ancora 10 minuti a lezione.

15 minuti fa, qua in sala professori, viene Pia a cercarmi.
Ieri avevo detto a lei e a Lucija a lezione di italiano che me ne andavo.
Perché fondamentalmente non ho imparato lo sloveno.
(non mi andava di spiegargli gli altri 3000 motivi, sono troppo giovani per pensare a contratti a tempo indeterminato, affitti da pagare, processi e simili).

Oggi insomma viene Pia a cercarmi e mi da una fotocopia.
Di una pagina del suo libro di grammatica slovena.
Quella con le declinazioni che io non sono riuscita a imparare.

Studiatela, e così puoi rimanere.

Ho ancora il groppo in gola.
E le lacrime che stanno lì pronte a uscire come le cascate del Niagara.

Cavoli, oggi addirittura i quattordicenni di anno IX sono stati buoni.
Hanno riso allle mie cretinate.
Hanno ascoltato tutto.
Non hanno cominciato a preparare lo zaino 5 minuti prima della fine della lezione.

Ecco, ora scappo al bagno a piangere un po'.   

28.5.12

La mia nemica ...

È ufficiale.
Torno.
(in Spagna)
Fra l'altro pure prima del previsto.
E per lavorare.
Già da luglio.

Ieri è tornata pure la mia neamica emicrania, a ricordarmi come erano belli quei fine settimana passati insieme a letto, io, lei, un limone per togliere la nausea, le mie fedeli medicine scozzesi stroncaelefanti, una pezza fredda sugli occhi e il cervello pieno di chiodi.

Questo post quelli che l'emicrania non ce l'hanno mai avuta non lo capiranno, ma non si può mai dire mai, quindi leggete tutti e fatevi una cultura.

Io le ho detto, cara emicrania, non ti sei fatta vedere per un anno, non è che andresti a fare nemicizia con qualcun altro?

Ma lei niente, voleva stare proprio con me, non mi ha abbandonata neppure un minutino.
Le ho provate tutte, dormire, drogarmi, vomitare, fare stretching, sedermi in balcone, bere tè, litri e litri d'acqua, camomille.

Poi quando ormai avevo dei sexyssimi occhi verdi (mi succede quando mi si infiamma il cervello a cresta di gallo che mi ritrovo) ho pensato che magari su internet c'era qualcosa di miracoloso. In fondo non avevo niente da pardere. E così mi sono messa a smanettare, un occhio aperto (quello sinistro, perché il mio cervello emicragnoso è il destro), e ho googlato parole della serie: relax emicrania magic video natural sounds quitar migrañas.
Proprio così, scritto in 3 lingue, mi ci mancava giusto parlare sloveno.

E ho trovato questo.





Io ero in fase zombie ormai, quindi pure l'occhio che riuscivo a tenere aperto si rifiutava di guardare il video e ho solo ascoltato i suoni. Fra l'altro non avevo le cuffiette e dunque le frequenze hertz si mescolavano ai tubamenti dei piccioni sul mio davanzale.

All'inizio fa venire tipo la nausea.
Poi ti fa desiderare che finisca presto.
Nel frattempo però noti come l'inferno che hai nel cervello si trasforma in purgatorio.
Ti senti un po' in riva al mare, con la risacca delle onde.
Non un'isola tropicale, ma piuttosto un trucido porto sudeuropeo.
Di quelli coi pesci morti a pancia in su, le chiazze d'olio e le bottiglie vuote.
E poi all'improvviso così com'è cominciato si interrompe.
E tu ti rendi conto che per 8 minuti hai trattenuto il fiato e hai temuto di essere vittima di qualche messaggio subliminale che ti spingerà a donare tutti i tuoi soldi all'inventore di questo sciacquettio luminoso.

Invece no.
Ti addormenti.

Purtroppo hai scordato di spegnere il cellulare e ti arriva un messaggio squillante di tua mamma che ti chiede se l'emicrania ti è passata.
E l'emicrania, chiamata in causa torna.
Tutta pimpante ti tiene sveglia fino alle 23.49, quando ormai allo stremo delle forze decidi di prenderti una doppia dose di droga scozzese e chi s'è visto s'è visto.

Ti risvegli alle 5 e l'occhio incollato non si apre.
Decidi di mandare un messaggio a scuola e dire che arriverai tardi perché fra l'altro non hai neppure lezione e ci vai solo per preparare esami.
Ti risvegli alle 8 con il cervello come un toast tiepido, ruvido, con la marmellata appiccicosa piena di mosche ronzanti.

Ti fai una doccia e arrivi a scuola con l'affanno e pensi che menomale che non hai lezione.
E invece per favore per piacere per carità puoi sostituire la prof. dei più cattivi di scuola, che verrà a metà lezione o forse non verrà proprio, e non c'è assolutamente nessuna attività preparata, ma il cervello è ancora così dolorante e lo è stato per talmente tante ore, che i 45 minuti fra le belve ti fanno un baffo.

E poi corri di qua, corri di là, scrivi, stampa, copia, pranza, spiega, torna a Lubiana, e sei seduta in sala professori e ti aspettano altre 6 ore di lezioni pomeridiane e ti rendi conto che il dolore se n'è andato e sei talmente felice che baceresti il prof. seduto accanto a te.
Non fosse che è gay, e che porta una maglia arancione fosforescente e l'emicrania ama certi colori e potrebbe tornare.

Pussa via.

25.5.12

12+15+7+2

Ieri sono andata in gita scolastica con tutte le prime medie, una sessantina di dodicenni.

Ci sono andata come professoressa responsabile di un gruppetto, ma in realtà ho fatto un po' la dodicenne pure io.

Sul pullman mi sono seduta in mezzo, non davanti fra i secchioni e quelli con il mal d'auto, non dietro fra gli scalmanati e le coppiette.

Mi sono portata nello zaino i panini e i fogli in sloveno con le spiegazioni di quello che avremmo visto, che non avevo avuto tempo di leggere.

Ho guardato dal finestrino, ma soprattutto ho riso e spettegolato con le mie compagne di classe. Mi hanno chiamata maestra, Cecilia e alla fine addirittura Ceci.

Abbiamo visto da fuori un castello a San Servolo/ Socerb, da dentro il porto commerciale di Capodistria, da dentro un'antica oljarna, Tonina hiša (un frantoio? Si dice così? ) e infine abbiamo passeggiato per le stradine di Pirano.

Ho parlato in sloveno come non mai, usando tutte le parole che so per inventarne delle nuove.
Mi sono sentita un po' distratta come una dodicenne, loro perché non proprio interessati alle spiegazioni sulle attività commerciali e portuarie, i punti cardinali, l'olio d'oliva, io perché fondamentalmente capivo il 20% di quello che la guida diceva e il resto me lo immaginavo.

Siamo arrivati a Pirano che era già ora di pranzo, minacciava di piovere, e avevo un'ora con il mio gruppetto di 12 per farci un giro noi da soli, per Piazza Tartini, fra le viuzze medievali, e mura, la chiesa di San Giorgio, il faro, il lungomare.

Gli avrei dovuto leggere e/o raccontare un sacco di dati, date, ordini architettonici, popolazioni, etimologie, stili, personaggi.

Però c'era il mare, il sole che faceva capolino fra le nuvole, ogni ragazzino/a mi faceva una domanda diversa, i maschi si arrampicavano, le femmine guardavano rapite le bancarelle, Lan mi sparava a raffica tutte le parole che sapeva in latino, a Jure abbiamo fatto toccare le sisette di pietra di una statua di ua sirena.

E poi tutti avevano avevamo un solo pensiero: mangiarci un gelato, che per questo le loro mamme e papà gli avevano dato 3-5 €, da spendere in cioccolato, nutella, fragola, limone, caramello, frutti di bosco.

Abbiamo invaso una gelateria come un'orda barbarica pacifica e schiamazzante, noi per primi e poi tutti gli altri gruppi con le altre professoresse. Ci siamo chiesti: e tu che gusti hai preso? decine di volte, il gelato ci si è squagliato in mano mentre ridevamo perché teta in spagnolo è una tetta, ma in sloveno significa zia.

Sulla via del ritorno al pullman, con il mio gruppo ho imboccato il vicolo sbagliato e ci siamo ritrovati a correre in salita e poi in discesa come forsennati perché eravamo in ritardo ed eravamo pure i più rumorosi e la gente per strada ci guardava e sorrideva perché mi sa che sprizzavamo felicità.

Siamo tornati a Grosuplje sotto un acquazzone improvviso, stravaccati sul pullman che si è fatto più rumoroso dopo l'overdose di zuccheri gelatosi.

Sono arrivata a Lubiana alle 5.45, spettinata come non mai, appiccicosa di umidità e aria di mare, e mi sono ricordata che alle 6 avevo un appuntamento per un ventisettesimo compleanno.
Ho girato a destra invece che a sinistra e abbiamo festeggiato la nostra amica in una piazzetta di Lubiana, come quindicenni i cui genitori non vogliono che si faccia casino in casa e allora occupano un pezzo di strada.



E di nuovo la gente ci guardava, per questa esplosione di risate improvvisate, e chiacchiere in inglese con accenti strampalati. Una signora incuriosita si è avvicinata a vedere che succedeva, che si festeggiava, che era tutta questa spontanea felicità, un giovedì pomeriggio in mezzo alla strada.

Verso le 9 ero ormai cotta, distrutta di sonno, sveglia dalle 5.30 di mattina, puzzolente, sudaticcia, con le gambe a pezzi.  Me ne sono tornata a casa parlando con Gesche dei prossimi viaggi, dei programmi per il tempo che ci resta, con la malinconia di una bimba di 7 anni che sa che la scuola sta per finire, e i suoi amichetti le mancheranno.

E sono crollata sul letto come una bimba di 2 anni, dopo una giornata passata fuori a giocare, al sole, con mille colori negli occhi, l'eco delle risate e delle scemenze dette, la finestra aperta e il venticello fresco a portare dentro i sogni e fuori la stanchezza.

Mi sono svegliata con la somma di 12+15+7+2 anni, oggi di nuovo 36, ma chissà più tardi quanti ne avrò ...

23.5.12

Amore, bmx e occhi che brillano

Mi sono resa conto di aver scritto un post parecchio negativo l'altro giorno.
Pieno di quell'energia al rovescio che questi mesi avevano quasi cancellato, trasformandomi in quella che sono sempre stata su queste pagine.

Sì, potrebbe succedere che io debba tornare da sono venuta.
Ma facciamo che per ora vi racconto due momenti della giornata di oggi.

A lezione di italiano, mentre i più piccoli cercano di insegnare i colori in sloveno a Sebastian, e sghignazzano sentendolo pronunciare črna y rdeča con la e aperta, io sto seduta con due ragazzine di I media a fare un esercizio di 'mi piace/ non mi piace'.

Una delle due ragazzine da un po' di tempo mi sembra sempre un po' scocciata, o stanca, poco coinvolta.
Come sempre penso che sia colpa mia.
E mi scordo che a quell'età è colpa dell'AMORE.

Fra un mi piace e l'altro l'amichetta tira fuori che a Giovanna piace un ragazzino della classe. Non mi dicono subito qual è, mi spingono a indovinare e io ci azzecco e a Giovanna brillano gli occhi.
E mi ricordo tutto a un tratto com'era, essere innamorati e stare seduti a un po' di banchi di distanza, e non sapere che fare, che dire, come attirare l'attenzione di un ragazzino turbolento ma con quella faccetta così carina.

E medito a come farli sedere vicini prossimamente.

Poi sto tornando in sala professori da una lezione e ho un'ora vuota e c'è J. come incaricato della porta.
Non mi ricordo dove/se ho spiegato che a scuola da noi ogni giorno uno studente diverso fa da portiere, registrando chi entra e chi esce. Quel giorno gli/le tocca stare seduto a un banco vicino all'entrata e scrivere i nomi delle persone (genitori, fornitori ecc) che passano dalla porta principale.Alcuni ragazzini ne approfittano per fare i compiti, altri per leggere libri della biblioteca o riviste.

Oggi passo e J. non sta facendo niente.

Dovete sapere che J. non è uno stinco di santo. Non collabora molto a lezione, parlotta, non è interessato.

E allora provo un esperimento. Cerco su internet qualcosa sulle bici Bmx, che so che gli piacciono e che piacevano un sacco anche a me più di 20 anni fa.
Copio, incollo, ci metto qualche foto e dopo ogni paragrafo ci metto una domanda per lui.
E glielo porto.
Gli dico che sono compiti per lui, così non si annoia.
E aggiungo che so che è un tema che gli piace.
E allora guarda la fotocopia, vede le foto, e rieccoli quegli occhi che brillano.

Me ne vado e non so che succederà.

Dopo 10 minuti viene a cercarmi e dice che ha finito.
E vedo che di Bmx parlerebbe, e allora gli dico: "sai che c'è? Ho l'ora libera, vengo alla porta con te e chiacchieriamo."
Mi racconta della sua bici, degli incidenti che ha avuto, mi fa vedere le cicatrici sulle ginocchia. Passa la preside e ci guarda meravigliati. Mi meraviglio anch'io del poco che ci vuole per fare breccia.

Che poi magari l'AMORE fra Giovanna e il ragazzino turbolento chissà se sboccerà.
E in classe martedì J. chissà come si comporterà.

E questo è tutto dalla vostra biciclettara dottoressa stranamore.

21.5.12

Ci avevo preso gusto ...

Ci sono due tizi seduti in due uffici a due metri di distanza.
Da loro dipende abbastanza molto moltissimo il mio futuro.

Ma non è che ai due tizi viene in mente di alzarsi dalle loro belle sedioline, incontrarsi chessò a mezza strada, o pure al bagno, mica mi offendo se parlano di me davanti ai pisciatoi.
Però cavolo, belli miei, lavorate per la stessa istituzione.
È possibile che viviate in compartimenti stagni?

È possibile che uno mi dica: devi tornare!
E l'altro mi dica: però se torni mica è sicuro che ...

Non mi va di stare seduta dieci ore fuori dai vostri uffici, come l'anno scorso, e dovervi spiegare io che una soluzione esisterebbe, e mi darebbe un po' di tranquillità in queste ultime 6 settimane di vita. O magari mi potreste pure concedere altri 3 mesi di vita.

Solo che io vorrei saperlo.
E non voglio essere ambasciatrice a distanza fra di voi che siete seduti nei vostri uffici e la mia vita rimbalza fra un'email e l'altra.

Ci avevo preso gusto a vivere spensieratamente.
C'ho talmente tante cose da fare che alla mia agenda è venuto un attacco d'ansia!

20.5.12

Sarà ...

Sono giorni un po' strani.
Forse è questo tempo ballerino, un giorno si schiatta di caldo e io che sono uscita di casa alle 6.30 di mattina coi calzini pelosi, torno a casa con i piedi sudati come bisce. Un giorno si crepa di freddo e io sono uscita con la felpetta prima del tramonto e all'ora di cena in pizzeria, ai tavolini all'aperto, quasi mi viene un blocco della digestione quando la temperatura scende a 5°.
E così mi sono ritrovata con mal di gola e  raffreddore che mi ha resa un po' ottusa per tutta la settimana. Il festival del kleenex.

Sarà  pure l'overdose di zuccheri al compleanno di Eva ieri, torte, biscotti, tiramisù, e una bella gattona che ha scelto me fra tutti per farsi un pisolino sulle mie gambe, facendomi intravedere il mio futuro di zitella gattara. Con Eva scherzavamo pensando che fra 50-60 anni, quando ci rincontreremo, porteremo ancora gli stessi vestiti, e le nostre scemenze di ora saranno semplicemente considerate sintomi di demenza senile.



A tutto questo è seguita una giornata di totale abbiocco catalettico oggi.

Sarà anche che quest'avventura non durerà in eterno.

Ecco, l'ho detto.
Anzi, l'ho scritto.

Sarà che questa settimana sarebbe stata la mia ultima in Slovenia se non mi avessero dato il prolungamento.
Sarà che devo decidere cosa fare poi.

Io quest'anno ho adottato la strategia no pensare - no stress.
E ha funzionato benissimo.
Mi sono resa conto che è inutile cominciate a pensare a cosa potrebbe succedere se ... con un secolo di anticipo, perché intanto tutto può cambiare, da un giorno all'altro.

Monito la bomba davanti alla scuola di Brindisi, che mi ha fatto riflettere sul fatto che, dopo aver terrorizzato vecchi ed adulti, ora vogliono incutere la paura pure nei ragazzini, perché evidentemente il lavaggio del cervello a base di veline e grande fratello non attecchisce su tutti, e le giovani teste pensanti di oggi potrebbero cambiare lo status quo.

Monito il terremoto che mi ha buttato giù dal letto questa notte, perché casa mia di solito oscilla abbastanza, ma la terra ha tremato fin qua per un minuto buono. Conviene andarsene sempre a letto con l'anima in pace, i conti saldati, le liti risolte, e un ultimo bel pensiero prima di addormentarsi.

Però la strategia del no-pensare no-stress non può mica funzionare sempre.
A volte tocca riaccendere il cervello e fare mente locale.

E allora ci si mette la maniglia della finestra.
Contro cui la mia fronte è andata a sbattere in pieno.
Io ho la capoccia dura, ma nonostante tutto ora ho un ficozzo di dimensioni unicornesche che pulsa e mi ricorda che è ora di rimettersi in moto.

19.5.12

5 x 1000 - a chi lo posso destinare?

Se mi leggete dall'inizio del blog, sapete che c'è una causa che mi sta particolarmente a cuore.
Quella di Luna di Formaggio, la onlus di mia sorella.


Ne ho già parlato qui e in questo post lascio la parola a mia mamma e a lei stessa, per darvi una motivazione in più per donare il vostro 5x1000 a questo piccolo progetto, nato dal sogno di una bimba che guardava Hello Spank e che ha fatto una testa tanta ai miei genitori, finché 2 giorni prima del suo compleanno di 15 anni fa ha convinto mio padre a portarci in canile a dare un'occhiata e siamo tornati a casa con la nostra pelosissima Aika.

Mia mamma scrive:

Siamo tutti inondati di appelli di organizzazioni onlus o di volontariato che ci chiedono la nostra firma per il loro 5x1000, lo so, e capisco che questa mia mail contribuisce all'inondazione, ma conosco bene la ragazza, è mia figlia, che da anni accoglie in uno spazio non suo a Montelibretti i cani e i gatti abbandonati, feriti, maltrattati, lasciati davanti al canile o che ci arrivano da soli. Questa ragazza tutti i giorni parte da Roma in treno per andare ad accudire e curare queste creature, inoltre ha realizzato una buona rete di contatti per trovare loro famiglie che li adottino con le massime garanzie di benessere. Le adozioni sono tante ma anche gli abbandoni, per questo il suo canile è sempre pieno. Questa ragazza non riceve alcun contributo dal comune di Montelibretti né tantomeno dallo Stato. Se non sai a chi dare il tuo 5x1000 sarei felice se lo dessi alla sua organizzazione ONLUS, scrivendo questo codice 97637970589 e apponendo la tua firma nel riquadro "sostegno volontariato ...".
Grazie
Loredana



Mia sorella scrive:

Lunadiformaggio è ciò che faccio io
Io che non vendo latticini e che nemmeno li mangio perchè sono intollerante!
Io che non voglio salvare tutti gli animali del mondo ma tutti quelli che incrociano la mia strada, il mio sguardo, il mio cuore.
Io che ho tanti progetti ma , forse come tutti , non ho i soldi per realizzarli.
Io che ogni tanto mi demoralizzo ma poi guardo i miei animali e mi rassereno.
Io che non so fare niente ma che regalo sincerità, la loro...perchè la mia non sarebbe abbastanza.
Io che se mi hai letto, se mi hai aiutato, se hai adottato un cane o gatto da me
... vuol dire che qualcosa la so fare!
E allora esco fuori dalla mia inutilità e ti chiedo ,tramite loro di sostenere me e loro ancora una volta.
LUNADIFORMAGGIO E' UN'ASSOCIAZIONE ONLUS ED è RIENTRATA NELLE GRADUATORIE DEL 2012 PER POTER BENEFICIARE DEL 5X1000.
DONA IL TUO 5X1000 A LUNADIFORMAGGIO ONLUS
A TE NON COSTA NIENTE..LORO CONTINUERANNO A SORRIDERE.
GUARDA LA LOCANDINA.
GRAZIE A TUTTI!!




5x1000: codice 97637970589 e la tua firma nel riquadro "sostegno volontariato ..."