Oggi quando ho aperto gli occhi alle 5.28 di mattina, maledicendo me stessa per essermene andata al letto tardi ieri sera gironzolando su internet alla ricerca di materiali didattici, ho pensato che non ce la facevo proprio, a farmi mezzora a piedi al sorgere del sole e poi 6 ore di lezione di seguito.
Dalle 6 alle 6.15 mi sono rimessa tutta vestita a letto, mai fatto in vita mia, ma riprendere il ritmo sloveno è tosto.
Poi mi sono alzata, ho bevuto il mio caffè di cicoria (ebbene sì, eccovi un'ulteriore dimostrazione della mia scarsa italianità) e mi sono avviata verso Lubiana sud, con il cielo che si faceva sempre più chiaro e i merli che zompettavani di qua e di là.
A lezione di italiano sono venuti solo in due (di 15!)e mi è preso un attimo di sconforto, perché ho pensato all'improvviso, dopo 5 mesi di lezione, che forse ai miei alunni non piacevo (in realtà erano tutti a una riunione di inglese che era stata decisa due settimane fa quando io non c'ero).
Così con questi due presenti mi sono messa a fare un gioco dell'alfabeto, usando una poesia di Rodari. Loro dovevano imparare le parole in italiano, io in sloveno. Ho barato, perché le parole già le sapevo (eccetto una, oblak, nuvola) ma allora loro (lei timidissima dagli occhioni da bambi di prima media e lui spavaldo biondino di seconda media) hanno fatto comunella CONTRO di me e abbiamo pure riso, e i 45 minuti sono passati veloci veloci.
Poi sono andata a sostituire una prof. che nel frattempo doveva fare delle interrogazioni.
Quando sono entrata da sola in classe, dato che loro non sapevano che sarebbero stati da soli con me, una ragazzina mi ha chiesto: ma dov'è la prof?
Gli ho risposto che dato che facevano troppo casino la prof. si era presa un giorno di vacanza e aveva mandato me, a fare il clown.
Allora un piccoletto occhialuto mi ha guardato serio serio e mi ha detto: Cecilia, tu non sei un clown. Sei una maestra. Con te impariamo.
Brodo di giuggiole.
Poi sono andata in IV e mi è venuta in mente un'attività veloce veloce da fare i primi 10 minuti perché la prof. mi aveva chiesto di ripassare Have got - haven't got.
Praticamente prima di fargli io una domanda, i ragazzini mi dovevano già dire Yes or No.
Prima di sapere cosa gli avrei chiesto mi dovevano insomma dare la risposta.
E io poi imbrogliavo!
Tipo se uno mi diceva: Yes - allora io gli chiedevo: hai gli occhi viola?
E se una mi diceva: No - le chiedevo: hai una prof. simpatica?
Al che loro dovevano rispondere di nuovo, con un sì a domande per cui avrebbero detto no, e viceversa, e anche in questo caso ci siamo fatti un sacco di risate.
Poi sono corsa in prima media, di nuovo a fare una sostituzione perché la prof. era in gita.
E questa prima media mi piace tanto, perché sono birbanti però alla fine sono ancora molto innocenti, mi fanno tante domande, si entusiasmano per le cose che preparo. Abbiamo parlato di cibi e bevande e quando gli ho detto che anche domani ci sarò io con loro, hanno detto yuppie e il mio cuoricino ha sussultato.
Per finire sono andata a lezione di spagnolo, con il gruppo delle tre quindicenni e quella che di solito è sempre svogliata e non fa mai i compiti oggi ha partecipato.
Perché? Perché ieri avevo scoperto che ha un fidanzato romantico, che a San Valentino le ha regalato una rosa, dei cioccolatini, un orsetto. Lei, a cui sembra non interessi quasi nulla, oggi si è sciolta, e abbiamo scherzato su questo suo fidanzato, su cosa pensano di lui i suoi genitori, sul fatto che un appuntamento romantico per uno sloveno possa implicare farsi una passeggiata di 5km nel bosco innevato. Niente grammatica, solo chiacchiere.
Quelle che sono così necessarie con questi adolescenti, che passano con noi ore e ore ogni giorno e a cui abbiamo il dovere di rendere la vita e la crescita un pochino più facili e l'imparare un pochino più divertente. Che cavoli, la scuola mica è una tortura.
E con questo passo e chiudo, me me vado a letto prima delle 10.
Domani mi aspetta un'altra lunghissima giornata che chissà cosa mi riserverà.
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FIRMATE PER FARMI SAPERE CHI SIETE O SEMPLICEMENTE RIMANETE NELL'ANONIMATO!
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28.2.12
27.2.12
Furti
Vi è preso un colpo, vero?
Ma che mai mi potrebbero rubare - a parte l'ipad? O magari il minicomputer samsung che ormai ha l'asma da powerpoint?
Facendo un rapido calcolo a Lubiana praticamente posseggo solo:
- 6 paia di pantaloni (di cui 3 jeans)
- 10 magliette
- 7 maglioni e maglioncini
- 3 felpe
- la famosa giaccobesa (che in realtà vale per due, essendo composta da 2 giacche una dentro l'altra)
- 5 paia di scarpe (di cui due paia di stivali e un paio di scarpe da trekking)
- 1 paio di birkenstock
- 1 paio di infradito
- 1 paio di pattine (non pattini, ma pattine, che qua le portano tutti dentro casa)
- una ventina di paia di calzini fra invernali pelosoni ed estivi millecolori
- una decina di paia di mutande
- 4 reggiseni (e ora vedrete come domani ancor più porcelloni arriveranno al mio blog in cerca di foto erotiche!)
- sciarpa, guanti e cappello
- il mio completo scozzese con tanto di coltello
Poi ho giusto shampoo, balsamo, 3-4 creme idratanti e compagnia bella, lenzuola e asciugamani e 4 libri di italiano. Un paio di borsettine e poi sporte della spesa di tela.
Penne e pennarelli e due blocchi.
Davvero poca roba.
Per mettere in ordine impiego pochissimo tempo.
Certo se mi invitassero a una cena elegante o a una serata danzante non saprei cosa indossare, ma dato che non sono Cenerentola, ma piuttosto Dumbo, non me ne preoccupo!
I ladri farebbero meglio a passare dalla camera della mia coinquilina, che invece è proprio il mio opposto (rispetto alla me che vive a Lubiana, perché la me che viveva RomaMurciaGlasgowStBonaventure era leggermente più sovraccarica di cose):
in camera della mia coinqui i ladri potrebbero fare la caccia al tesoro fra 200 paia di scarpe, stivali, vestiti, libri, trucchi, e tv, computer, radio, borsette, gioellini, profumi, sciarpe, scialli, cappellini, abiti da sera, guanti, giacche, montagne di asciugamani, insomma, questo post mi pare che lo sto scrivendo per prof. di italiano che devono insegnare i capi di abbigliamento e gli accessori e oggetti per la casa ...
In ogni caso il furto del titolo si riferiva al fatto che mi hanno rubato l'inverno.
Proprio così.
Non c'è più.
Me ne vado via per due settimane, torno, e praticamente è già arrivata l'ora di passare dalla giaccobesa alla giaccobesa senza ripieno.
O addirittura alla semplice felpa.
Oggi sono arrivata a scuola tutta bardata, perché non mi ero resa conto di questa primavera anticipata.
Così mano mano mi è toccato spogliarmi.
E cosa che non succede mai per me - che sono rapper nel vestire - cavoletti di Bruxelles, avevo una maglietta attillata!
Infatti in classe con quelli di 14 anni, che di solito sono un po' svogliati, ho notato un improvviso picco di interesse.
Tornando all'inverno rubato.
Non c'è più neve.
Cielo limpidissimo.
Sole accecante.
10 gradi.
Non -10.
Proprio 10!
Giro per strada e mi sembra di conoscere tutti perché tutti mi sorridono.
Forse soridevano pure prima e io non lo sapevo perché erano sommersi da sciarpone, cappelloni e giacconi.
Ovviamente ho festeggiato questa improvvisa primavera come meglio so fare:
Andandomi a prendere un bel gelatozzo.
Ma che mai mi potrebbero rubare - a parte l'ipad? O magari il minicomputer samsung che ormai ha l'asma da powerpoint?
Facendo un rapido calcolo a Lubiana praticamente posseggo solo:
- 6 paia di pantaloni (di cui 3 jeans)
- 10 magliette
- 7 maglioni e maglioncini
- 3 felpe
- la famosa giaccobesa (che in realtà vale per due, essendo composta da 2 giacche una dentro l'altra)
- 5 paia di scarpe (di cui due paia di stivali e un paio di scarpe da trekking)
- 1 paio di birkenstock
- 1 paio di infradito
- 1 paio di pattine (non pattini, ma pattine, che qua le portano tutti dentro casa)
- una ventina di paia di calzini fra invernali pelosoni ed estivi millecolori
- una decina di paia di mutande
- 4 reggiseni (e ora vedrete come domani ancor più porcelloni arriveranno al mio blog in cerca di foto erotiche!)
- sciarpa, guanti e cappello
- il mio completo scozzese con tanto di coltello
Poi ho giusto shampoo, balsamo, 3-4 creme idratanti e compagnia bella, lenzuola e asciugamani e 4 libri di italiano. Un paio di borsettine e poi sporte della spesa di tela.
Penne e pennarelli e due blocchi.
Davvero poca roba.
Per mettere in ordine impiego pochissimo tempo.
Certo se mi invitassero a una cena elegante o a una serata danzante non saprei cosa indossare, ma dato che non sono Cenerentola, ma piuttosto Dumbo, non me ne preoccupo!
I ladri farebbero meglio a passare dalla camera della mia coinquilina, che invece è proprio il mio opposto (rispetto alla me che vive a Lubiana, perché la me che viveva RomaMurciaGlasgowStBonaventure era leggermente più sovraccarica di cose):
in camera della mia coinqui i ladri potrebbero fare la caccia al tesoro fra 200 paia di scarpe, stivali, vestiti, libri, trucchi, e tv, computer, radio, borsette, gioellini, profumi, sciarpe, scialli, cappellini, abiti da sera, guanti, giacche, montagne di asciugamani, insomma, questo post mi pare che lo sto scrivendo per prof. di italiano che devono insegnare i capi di abbigliamento e gli accessori e oggetti per la casa ...
In ogni caso il furto del titolo si riferiva al fatto che mi hanno rubato l'inverno.
Proprio così.
Non c'è più.
Me ne vado via per due settimane, torno, e praticamente è già arrivata l'ora di passare dalla giaccobesa alla giaccobesa senza ripieno.
O addirittura alla semplice felpa.
Oggi sono arrivata a scuola tutta bardata, perché non mi ero resa conto di questa primavera anticipata.
Così mano mano mi è toccato spogliarmi.
E cosa che non succede mai per me - che sono rapper nel vestire - cavoletti di Bruxelles, avevo una maglietta attillata!
Infatti in classe con quelli di 14 anni, che di solito sono un po' svogliati, ho notato un improvviso picco di interesse.
Tornando all'inverno rubato.
Non c'è più neve.
Cielo limpidissimo.
Sole accecante.
10 gradi.
Non -10.
Proprio 10!
Giro per strada e mi sembra di conoscere tutti perché tutti mi sorridono.
Forse soridevano pure prima e io non lo sapevo perché erano sommersi da sciarpone, cappelloni e giacconi.
Ovviamente ho festeggiato questa improvvisa primavera come meglio so fare:
Andandomi a prendere un bel gelatozzo.
25.2.12
IL MONDO DEI RIFIUTI
Mi ricordo che quando a Roma infine si cominciò a riciclare la spazzatura, io e mia sorella ne eravamo talmente entusiaste che decidemmo di includere un 'contribuisci anche tu alla raccolta differenziata' nel messaggio della segreteria telefonica di casa.
Io poi verso i 20 anni mi ero pure comprata un kit per riciclare la carta in casa e tutti i miei portapenne e scatoline e contenitori sono sempre derivati da scatole di mais e simili decorate e riusate.
Ultimamente riciclo le etichette dei barattoli di fagioli e lenticchie per scriverci dietro liste di esercizi da fare in ciascuna delle classi che ho, e i ragazzini ovviamente vedono in lato su cui dice 400g di fagioli borlotti e di mais dolce o di ceci e mi guardano un po' esterrefatti.
Ci ho sempre creduto all'usare e riusare, dando nuova vita ad oggetti che sennò finirebbero al secchio.
Da quando c'è internet poi le idee si moltiplicano in siti come questo:
http://www.recyclart.org/
In questa pagina giornalmente c'è chi suggerisce come fare una staccionata da giardino usando bottiglie colorate o come costruire delle stampelle usando vecchie sedie. Come realizzare orecchini usando lacci di cuoio degli scarponcini o come riciclare una vecchia chitarra per farne una mini libreria.
Poi però viaggiando per il mondo mi sono resa conto che ogni Paese ricicla gli scarti in modo diverso e i miei dubbi si moltiplicano. Dove finiscono le cose che buttiamo via?
In Italia prima avevamo le campane verdi per il vetro.
Ce n'era una di campana sotto casa di mia nonna (5 minuti a piedi da casa mia) e ci doveva essere qualcuno che si svegliava appositamente alle 8 la domenica per svegliare tutto il vicinato con il crash boom bang delle bottiglie e barattoli vari che esplodevano, disintegrandosi uno sull'altro.
Poi all'improvviso sono sparite (almeno nel mio quartiere di Roma) e ora le bottiglie finiscono nel contenitore delle lattine e plastica.
E mi chiedo: se in molti Paesi del mondo ricordano ai cittadini di togliere i tappi di plastica o metallo dalle bottiglie di vetro prima di buttarle perché la presenza di altri materiali potrebbe compromettere il processo di fusione e riciclaggio del vetro, che magica soluzione avranno trovato gli italiani per separare tutto il miscuglio di plasticavetrometallo che finisce nei cassonetti blu? Si riciclerà qualcosa davvero?
Esisteranno dei piccoli gnometti che corrono lungo i rulli su cui scorrono i vari rifiuti, gettando a destra e manca in appositi contenitori, chi le lattine, chi le bottiglie, chi la plastica e chi quello che non c'entra niente con tutto questo?
Sarà forse un modo tutto italiano di dare lavoro a categorie socialmente svantaggiate, quali appunto gli gnomi separamonnezza?
E perché in alcuni Paesi i cartoni del latte o succhi di frutta finiscono nella carta, quando in realtà contengono più plastica che altro?
La gente poi sa che il polistirolo NON è plastica e che non si può riciclare? O almeno questo era ciò che avevo letto in un altro interessantissimo blog:
http://trashfreeyear.wordpress.com/
(si tratta del blog di una ragazza che ha deciso di vivere un anno intero cercando di NON produrre rifiuti non riciclabili ... Se volete sapere se ci è riuscita o no date un'occhiata al suo blog e troverete tantissime idee interessanti.)
Poi proprio ieri gironzolando per pagine italiane scopro che il polistirolo in Italia si butta nella plastica. Che gran casino!
Insomma, ogni Paese dice e fa ciò che vuole.
Ora sono di passaggio in Belgio, più precisamente a Bruxelles, e ho avuto modo di constatare un ulteriore strategia di gestione dei rifiuti.
Nel palazzo dove mi trovo gli inquilini hanno a disposizione una stanza al piano -1 (dove sono i garage) dove lasciare la spazzatura. Che va divisa seguendo precise regole di cosa buttare nei sacchi blu (plastica, imbalaggi, lattine, ma non per esempio i vasetti dello yogurt, che a quanto pare non si riciclano!), sacchi gialli (carta e cartone) e sacchi bianchi (tutto il resto). Fra l'altro questi sacchi tocca comprarli al supermercato e vengono accettati solo quelli ufficiali, diffidare delle imitazioni.

Non tutti i palazzi hanno però lo stanzino della spazzatura.
E così passeggiando per le vie di questo pulitissimo quartiere (sono nei pressi della Commissione europea) mi imbatto in bustoni bianchi blu gialli che i cittadini devono lasciare fuori dalla porta degli edifici a una certa ora e passerà un camion a raccoglierli.
Però evidentemente gli operatori ecologici di queste parti hanno ben chiaro cosa va messo in ciascun bustone e allora per strada ci si ritrova con cose così:
Ebbene sì, questo bustone è stato lasciato dal camion raccolta lì dove era stata depositato perché contiene rifiuti che non appartengono alla categoria blu.
Ciò che mi chiedo è: quando il proprietario di tale mondezza tornerà a casa dopo una lunga giornata di lavoro, riconoscendo il suo sacco, lo acchiapperà al volo furtivo, vergognandosi a morte? Insomma, si riporterà la mondezza su a casa cercando di capire il perché del suo errore?
O forse semplicemente lo lascerà là, sicuro che nessuno potrà incolparlo del misfatto?
E da voi, nei vostri Paesi e città, come si ricicla?
Io poi verso i 20 anni mi ero pure comprata un kit per riciclare la carta in casa e tutti i miei portapenne e scatoline e contenitori sono sempre derivati da scatole di mais e simili decorate e riusate.
Ultimamente riciclo le etichette dei barattoli di fagioli e lenticchie per scriverci dietro liste di esercizi da fare in ciascuna delle classi che ho, e i ragazzini ovviamente vedono in lato su cui dice 400g di fagioli borlotti e di mais dolce o di ceci e mi guardano un po' esterrefatti.
Ci ho sempre creduto all'usare e riusare, dando nuova vita ad oggetti che sennò finirebbero al secchio.
Da quando c'è internet poi le idee si moltiplicano in siti come questo:
http://www.recyclart.org/
In questa pagina giornalmente c'è chi suggerisce come fare una staccionata da giardino usando bottiglie colorate o come costruire delle stampelle usando vecchie sedie. Come realizzare orecchini usando lacci di cuoio degli scarponcini o come riciclare una vecchia chitarra per farne una mini libreria.
Poi però viaggiando per il mondo mi sono resa conto che ogni Paese ricicla gli scarti in modo diverso e i miei dubbi si moltiplicano. Dove finiscono le cose che buttiamo via?
In Italia prima avevamo le campane verdi per il vetro.
Ce n'era una di campana sotto casa di mia nonna (5 minuti a piedi da casa mia) e ci doveva essere qualcuno che si svegliava appositamente alle 8 la domenica per svegliare tutto il vicinato con il crash boom bang delle bottiglie e barattoli vari che esplodevano, disintegrandosi uno sull'altro.
Poi all'improvviso sono sparite (almeno nel mio quartiere di Roma) e ora le bottiglie finiscono nel contenitore delle lattine e plastica.
E mi chiedo: se in molti Paesi del mondo ricordano ai cittadini di togliere i tappi di plastica o metallo dalle bottiglie di vetro prima di buttarle perché la presenza di altri materiali potrebbe compromettere il processo di fusione e riciclaggio del vetro, che magica soluzione avranno trovato gli italiani per separare tutto il miscuglio di plasticavetrometallo che finisce nei cassonetti blu? Si riciclerà qualcosa davvero?
Esisteranno dei piccoli gnometti che corrono lungo i rulli su cui scorrono i vari rifiuti, gettando a destra e manca in appositi contenitori, chi le lattine, chi le bottiglie, chi la plastica e chi quello che non c'entra niente con tutto questo?
Sarà forse un modo tutto italiano di dare lavoro a categorie socialmente svantaggiate, quali appunto gli gnomi separamonnezza?
E perché in alcuni Paesi i cartoni del latte o succhi di frutta finiscono nella carta, quando in realtà contengono più plastica che altro?
La gente poi sa che il polistirolo NON è plastica e che non si può riciclare? O almeno questo era ciò che avevo letto in un altro interessantissimo blog:
http://trashfreeyear.wordpress.com/
(si tratta del blog di una ragazza che ha deciso di vivere un anno intero cercando di NON produrre rifiuti non riciclabili ... Se volete sapere se ci è riuscita o no date un'occhiata al suo blog e troverete tantissime idee interessanti.)
Poi proprio ieri gironzolando per pagine italiane scopro che il polistirolo in Italia si butta nella plastica. Che gran casino!
Insomma, ogni Paese dice e fa ciò che vuole.
Ora sono di passaggio in Belgio, più precisamente a Bruxelles, e ho avuto modo di constatare un ulteriore strategia di gestione dei rifiuti.
Nel palazzo dove mi trovo gli inquilini hanno a disposizione una stanza al piano -1 (dove sono i garage) dove lasciare la spazzatura. Che va divisa seguendo precise regole di cosa buttare nei sacchi blu (plastica, imbalaggi, lattine, ma non per esempio i vasetti dello yogurt, che a quanto pare non si riciclano!), sacchi gialli (carta e cartone) e sacchi bianchi (tutto il resto). Fra l'altro questi sacchi tocca comprarli al supermercato e vengono accettati solo quelli ufficiali, diffidare delle imitazioni.
Per il vetro ci sono degli appositi contenitori per strada, e si divide fra vetro colorato e trasparente, ma attenzione: niente lampadine, finestre rotte, ampolline da farmacia. E ci sono appositi orari per fracassare bottiglie, che la mattina presto i Belgi vogliono dormire!
Non tutti i palazzi hanno però lo stanzino della spazzatura.
E così passeggiando per le vie di questo pulitissimo quartiere (sono nei pressi della Commissione europea) mi imbatto in bustoni bianchi blu gialli che i cittadini devono lasciare fuori dalla porta degli edifici a una certa ora e passerà un camion a raccoglierli.
Però evidentemente gli operatori ecologici di queste parti hanno ben chiaro cosa va messo in ciascun bustone e allora per strada ci si ritrova con cose così:
Ebbene sì, questo bustone è stato lasciato dal camion raccolta lì dove era stata depositato perché contiene rifiuti che non appartengono alla categoria blu.
Ciò che mi chiedo è: quando il proprietario di tale mondezza tornerà a casa dopo una lunga giornata di lavoro, riconoscendo il suo sacco, lo acchiapperà al volo furtivo, vergognandosi a morte? Insomma, si riporterà la mondezza su a casa cercando di capire il perché del suo errore?
O forse semplicemente lo lascerà là, sicuro che nessuno potrà incolparlo del misfatto?
E da voi, nei vostri Paesi e città, come si ricicla?
21.2.12
Post numero 100 - facciamo qualcosa di utile!
Eccomi qua a festeggiare dal Belgio il centesimo post del mio blog.
Niente pranzo luculliano al ristorante per questa ricorrenza, ma un'idea utile e positiva da condvidere con tutti voi.
Quando ero piccola mi è stato insegnato a mangiare tutto ciò che avevo nel piatto.
A non sprecare il cibo, ad evitare di comprare 20 yogurt e 3kg di pane se so che non riuscirò ad usarli prima che diventino immangiabili.
Ogni volta che devo buttare qualcosa da mangiare, e mi succede raramente, mi sento davvero colpevole perché so che ci sono tante persone che non sono fortunate come me.
Quando vedo che la gente lascia "il campione" nel piatto (così si chiamano nella mia famiglia i chicchini di riso o di mais, un pezzetto di pane, uno spicchio di mela) mi fa rabbia, perché penso che sommandoli, tutti questi "campioni", ci si sfamerebbe tanta gente.
Ieri gironzolando per blog ne ho trovato uno (in inglese) che mi ha colpita:
Un tipo che si è proposto di fare una buona azione al giorno, grandi o piccole, verso conosciuti o sconosciuti, per 366 giorni.
http://www.366randomacts.org/
L'ho letto tutto velocemente, soffermandomi soprattutto sulle buone azioni che non richiedono l'uso i soldi. Molto spesso infatti sento che le persone usano questa scusa come scudo: non ho soldi, dunque non posso fare del bene agli altri.
E ho trovato qualcosa che è davvero alla portata di (quasi) tutti.
Gratis.
Serve solo un computer con internet.
(Se mi state leggendo significa che ce l'avete).
E un po' di cultura generale.
http://it.freerice.com/#/vocabolario-italiano/672932
Collegandosi a questa pagina (anche senza iscriversi) e rispondendo a domande di lessico italiano, per ogni risposta esatta si 'vincono, 10 chicchi di riso.
Che verranno donati da degli sponsor attraverso il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP).
Copio dal sito:
FreeRice ha due obiettivi:
Aiuta gratuitamente nella costruzione di maggiori competenze e conoscenze;
Aiuta a combattere la fame nel mondo fornendo gratuitamente riso a chi è affamato.
Tutto ciò è possibile grazie all’intervento degli sponsor che pubblicano le proprie pubblicità in questo sito. Chiunque tu sia e ovunque tu viva, una maggiore istruzione migliora la vita ed è un grande investimento per la propria crescita. Questo investimento è, forse, ancora maggiore se con una donazione di riso consente a chi ha fame di poter avere una vita normale e produttiva. In qualche parte del mondo, una persona sta mangiando il riso che tu hai aiutato a donare.
Infatti oltre a contribuire a donare riso, grazie a questa pagina (disponibile fra l'altro in varie lingue) si può allenare gratis il proprio cervellino e mettere alla prova le proprie conoscenze!
In italiano le categorie sono lingua, geografia e arte.
In inglese ce ne sono varie altre.
Per le altre lingue non ho guardato.
Per garantire le calorie necessarie per il fabbisogno giornaliero di una persona servono 20000 chicchi di riso. 2000 risposte esatte.
Per festeggiare il mio centesimo post ho deciso di mettermi alla prova e invece di guardare un episodio di un telefilm sorseggiando il mio tè, continuerò a rispondere a domande a raffica fino ad arrivare ai miei 20000 chicchi.
Chi si unisce a me?
Aggiornamento: alle 21.30 dichiaro la mia missione compiuts, 20000 chicchi di riso!
Da oggi in poi cercherò di accumularne almeno 20000 a settimana e di diffondere questa iniziativa il più possibile. Fatelo anche voi!
Niente pranzo luculliano al ristorante per questa ricorrenza, ma un'idea utile e positiva da condvidere con tutti voi.
Quando ero piccola mi è stato insegnato a mangiare tutto ciò che avevo nel piatto.
A non sprecare il cibo, ad evitare di comprare 20 yogurt e 3kg di pane se so che non riuscirò ad usarli prima che diventino immangiabili.
Ogni volta che devo buttare qualcosa da mangiare, e mi succede raramente, mi sento davvero colpevole perché so che ci sono tante persone che non sono fortunate come me.
Quando vedo che la gente lascia "il campione" nel piatto (così si chiamano nella mia famiglia i chicchini di riso o di mais, un pezzetto di pane, uno spicchio di mela) mi fa rabbia, perché penso che sommandoli, tutti questi "campioni", ci si sfamerebbe tanta gente.
Ieri gironzolando per blog ne ho trovato uno (in inglese) che mi ha colpita:
Un tipo che si è proposto di fare una buona azione al giorno, grandi o piccole, verso conosciuti o sconosciuti, per 366 giorni.
http://www.366randomacts.org/
L'ho letto tutto velocemente, soffermandomi soprattutto sulle buone azioni che non richiedono l'uso i soldi. Molto spesso infatti sento che le persone usano questa scusa come scudo: non ho soldi, dunque non posso fare del bene agli altri.
E ho trovato qualcosa che è davvero alla portata di (quasi) tutti.
Gratis.
Serve solo un computer con internet.
(Se mi state leggendo significa che ce l'avete).
E un po' di cultura generale.
http://it.freerice.com/#/vocabolario-italiano/672932
Collegandosi a questa pagina (anche senza iscriversi) e rispondendo a domande di lessico italiano, per ogni risposta esatta si 'vincono, 10 chicchi di riso.
Che verranno donati da degli sponsor attraverso il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP).
Copio dal sito:
FreeRice ha due obiettivi:
Aiuta gratuitamente nella costruzione di maggiori competenze e conoscenze;
Aiuta a combattere la fame nel mondo fornendo gratuitamente riso a chi è affamato.
Tutto ciò è possibile grazie all’intervento degli sponsor che pubblicano le proprie pubblicità in questo sito. Chiunque tu sia e ovunque tu viva, una maggiore istruzione migliora la vita ed è un grande investimento per la propria crescita. Questo investimento è, forse, ancora maggiore se con una donazione di riso consente a chi ha fame di poter avere una vita normale e produttiva. In qualche parte del mondo, una persona sta mangiando il riso che tu hai aiutato a donare.
Infatti oltre a contribuire a donare riso, grazie a questa pagina (disponibile fra l'altro in varie lingue) si può allenare gratis il proprio cervellino e mettere alla prova le proprie conoscenze!
In italiano le categorie sono lingua, geografia e arte.
In inglese ce ne sono varie altre.
Per le altre lingue non ho guardato.
Per garantire le calorie necessarie per il fabbisogno giornaliero di una persona servono 20000 chicchi di riso. 2000 risposte esatte.
Per festeggiare il mio centesimo post ho deciso di mettermi alla prova e invece di guardare un episodio di un telefilm sorseggiando il mio tè, continuerò a rispondere a domande a raffica fino ad arrivare ai miei 20000 chicchi.
Chi si unisce a me?
Aggiornamento: alle 21.30 dichiaro la mia missione compiuts, 20000 chicchi di riso!
Da oggi in poi cercherò di accumularne almeno 20000 a settimana e di diffondere questa iniziativa il più possibile. Fatelo anche voi!
19.2.12
Murcia - Ljubljana: giacconi e pomodori
Da 4 mesi, durante i miei giri per l'Europa fredda, porto un giaccone invernale che mi fa sembrare un mix fra struzzo e omino michelin. Mia mamma quando vede le mie foto mi dice: ancora 'sta giacca!
Vorrebbe che me la togliessi per posare e poi me la rimettessi dopo le foto!
Lei è una di quelle che vanno sempre eleganti e femminilissime e non si capacita proprio di come le sia potuta uscire fuori una figlia come me.
Il vantaggio del super giubbotto però (comprato quando ero negli USA per sopravvivere alle temperature sotto 0 dello stato di New York) è che il freddo non passa e la neve non mi tange.
E che ha talmente tante tasche che posso viaggiare solo con il bagaglio a mano, e il contenuto della valigia lo porto addosso.
Vorrebbe che me la togliessi per posare e poi me la rimettessi dopo le foto!
Lei è una di quelle che vanno sempre eleganti e femminilissime e non si capacita proprio di come le sia potuta uscire fuori una figlia come me.
Il vantaggio del super giubbotto però (comprato quando ero negli USA per sopravvivere alle temperature sotto 0 dello stato di New York) è che il freddo non passa e la neve non mi tange.
E che ha talmente tante tasche che posso viaggiare solo con il bagaglio a mano, e il contenuto della valigia lo porto addosso.
Però poi a scuola schiatto di caldo come se fossi in menopausa precoce e vado in maniche corte.
Stessa storia a casa. Mia madre quando ci vediamo su skype si sorprende sempre del fatto che io sia spesso vestita estiva. Le case sono ben organizzate e progettate per mantenere il freddo fuori: doppie finestre, riscaldamento autonomo, parket caldo caldo.
Mi ero scordata che in Spagna (a Murcia in realtà) le cose vanno proprio al contrario.
Niente riscaldamento in casa!
Sono arrivata giovedì mattina all'alba e ho deciso di mettermi un po' a letto dopo il viaggio sul pullman notturno da Valencia a Murcia.
Ma il mio piumone invernale era in camera dei miei coinquilini, io avevo solo una misera copertina.
L'umidità mi ha dato subito il benvenuto. In meno di un quarto d'ora ero totalmente gelata.
Ho dovuto prendere la vestaglia (che possiedo solo per la mia vita spagnola) e anche la suddetta giacca omino michelin e metterle sul letto, per scaldarmi un po'. All'inizio questo fatto che anche i giovanissimi portassero la vestaglia a Murcia mi sorprendeva non poco.
Ve la immiginate la prima serata romantica con un tipo, che la mattina dopo si presenta a colazione in vestaglia a quadri e ciabatte da bisnonno?
Il problema è che nelle case si gela.
A che servono i termosifoni se fa freddo solo due mesi all'anno?
Ci si riunisce per giocare a trivial e ci si accozza vicini vicini sul divano con una bella copertina sulle gambe stile pensionato. Non c'è l'abitudine di togliersi le scarpe in case altrui e così si rimane coi piedi freddi e i calzini umidicci.
Poi però si esce per strada e ci sono le palme. LE PALME!
E io ormai non più abituata a queste temperature quasi mi abbronzo!
E così ritorno al mio cappottino da donna, e mi sorprendo guardandomi allo specchio dell'ingresso uscendo di casa. Ma chi è questa bella ragazzuola?
Senza scarponi da montagna volo leggera come un fenicottero verso il mio destino.
Destino che, trattandosi della Spagna, ovviamente viene rimandato a data sconosciuta.
Per consolarmi vado al supermercato e mi compro un chilo di pomodori per 87 centesimi.
A Lubiana 2.79 euro al chilo.
E domani si riparte!
17.2.12
Il valore della memoria.
Pubblico questo post scritto in aereo un po' in ritardo, perché nell'assurdità dei giorni in Spagna che voglio dimenticare al più presto, queste righe scritte 2 giorni fa mi permettono di pensare ad altro.
5 giorni a Roma.
Una promessa da rispettare.
Tornare nella casa di mia zia Fernanda, a un mese dalla sua scomparsa, a mettere ordine fra le sue cose e a trasformare i suoi ricordi in miei.
Qualche settimana fa a scuola parlavamo di 'your most precious possession'.
I ragazzini enumeravano cellulari, computer, ipad, ipod, solo ed esclusivamente tecnologia.
Chiedevo loro se qualcuno avesse ricevuto qualche ricordo di famiglia, un orologio di un nonno o bisnonno, un anello di una nonna o bisnonna.
Loro sorpresi da questa domanda, come a dire: e che me ne faccio io di un bracciale vecchio? Di foto scolorite? A che mi servono?
In questi giorni con l' altra mia zia ho fatto un salto indietro nel tempo - a casa di sua sorella che non c'è più - a scovare, negli armadi e mobiletti, quello che era: una borsa di sua madre, un tailleur, un cappello, una spilla, foto in bianco e nero di 60 anni fa.
Cose che prima avevano un immenso valore, che si tenevano con cura e si aggiustavano o modificavano con il cambiare delle mode o del peso e del girovita. Cose che passavano di mano in mano e che avevano una storia infinita nel passaggio di testimone fra generazioni.
Mi chiedo quante persone oggigiorno siano ancora attaccate ai ricordi e per quanti sia difficile - come lo è per me - buttare una borsa vecchia, una scatola, una sciarpa di qualcuno che non c'è più e a cui volevamo bene.
Io terrei tutto, e continuerei a dargli uso e vita.
In questi giorni di salto nel passato mi sono resa sempre più conto di come gli oggetti avessero prima un peso e un'importanza che corrispondeva al sacrificio di ottenerli, di scegliergli, di regalarli. Ora l'usa e getta ci soffoca di inutilità che non ricordiamo neppure più da dove provengono e perché mai le conserviamo.
Torno alla mia stanza di Roma staripante di cose e penso: se tutto questo all'improvviso sparisse, ne soffrirei? Dei quintali di libri, vestiti, tazze, ninnoli che posseggo, cosa è davvero importante?
Vivo a Lubiana da 6 mesi ormai, con meno di 30kg di cose. È difficile? Affatto.
E se all'improvviso ci fosse una legge salvaspazio, come in Cina la legge del figlio unico, cosa deciderei di salvare? Quali oggetti avrebbere un peso ed un senso?
In valigia questa volta ho messo delle foto del matrimonio di mia zia Fernanda, con l'americano Frank. Ci sono anche mia zia Maria Lodovica con cui ho condiviso questi giorni, e mio nonno che non c'è più dal 1988. I miei bisnonni che non ho conosciuto e il landò.
Mia zia mi parlava di questo landò, il landò, c'era pure il landò, mi diceva. E io pensavo che questo landò doveva essere un personaggio importante, chessò un consigliere comunale, un alto ufficiale. Macché. È la carrozza coi cavalli ho scoperto dopo.
Storie d'amore, storie di guerra, storie di una quotidianità così diversa dalla mia.
Che senso hanno le cose senza storia? Senza memoria?
E allora un consiglio per tutti: smettetevela di comprare, accumulare, e buttare.
La vostra ricchezza sono le storie della vostra famiglia.
Sedetevi ad ascoltarle finché c'è qualcuno che può raccontarvele.
Per sapere chi siete e da dove venite.
Per non fare la fine delle cose, usa e getta, morti e dimenticati.
5 giorni a Roma.
Una promessa da rispettare.
Tornare nella casa di mia zia Fernanda, a un mese dalla sua scomparsa, a mettere ordine fra le sue cose e a trasformare i suoi ricordi in miei.
Qualche settimana fa a scuola parlavamo di 'your most precious possession'.
I ragazzini enumeravano cellulari, computer, ipad, ipod, solo ed esclusivamente tecnologia.
Chiedevo loro se qualcuno avesse ricevuto qualche ricordo di famiglia, un orologio di un nonno o bisnonno, un anello di una nonna o bisnonna.
Loro sorpresi da questa domanda, come a dire: e che me ne faccio io di un bracciale vecchio? Di foto scolorite? A che mi servono?
In questi giorni con l' altra mia zia ho fatto un salto indietro nel tempo - a casa di sua sorella che non c'è più - a scovare, negli armadi e mobiletti, quello che era: una borsa di sua madre, un tailleur, un cappello, una spilla, foto in bianco e nero di 60 anni fa.
Cose che prima avevano un immenso valore, che si tenevano con cura e si aggiustavano o modificavano con il cambiare delle mode o del peso e del girovita. Cose che passavano di mano in mano e che avevano una storia infinita nel passaggio di testimone fra generazioni.
Mi chiedo quante persone oggigiorno siano ancora attaccate ai ricordi e per quanti sia difficile - come lo è per me - buttare una borsa vecchia, una scatola, una sciarpa di qualcuno che non c'è più e a cui volevamo bene.
Io terrei tutto, e continuerei a dargli uso e vita.
In questi giorni di salto nel passato mi sono resa sempre più conto di come gli oggetti avessero prima un peso e un'importanza che corrispondeva al sacrificio di ottenerli, di scegliergli, di regalarli. Ora l'usa e getta ci soffoca di inutilità che non ricordiamo neppure più da dove provengono e perché mai le conserviamo.
Torno alla mia stanza di Roma staripante di cose e penso: se tutto questo all'improvviso sparisse, ne soffrirei? Dei quintali di libri, vestiti, tazze, ninnoli che posseggo, cosa è davvero importante?
Vivo a Lubiana da 6 mesi ormai, con meno di 30kg di cose. È difficile? Affatto.
E se all'improvviso ci fosse una legge salvaspazio, come in Cina la legge del figlio unico, cosa deciderei di salvare? Quali oggetti avrebbere un peso ed un senso?
In valigia questa volta ho messo delle foto del matrimonio di mia zia Fernanda, con l'americano Frank. Ci sono anche mia zia Maria Lodovica con cui ho condiviso questi giorni, e mio nonno che non c'è più dal 1988. I miei bisnonni che non ho conosciuto e il landò.
Mia zia mi parlava di questo landò, il landò, c'era pure il landò, mi diceva. E io pensavo che questo landò doveva essere un personaggio importante, chessò un consigliere comunale, un alto ufficiale. Macché. È la carrozza coi cavalli ho scoperto dopo.
I miei bisnonni
Zia Fernanda, Frank e il landò
Da dove vengo
A destra Zia Fernanda con Frank
Zia Fernanda sul piroscafo dell'America
Ne ho scoperte tante di storie in questi giorni, di come i miei bisnonni si erano conosciuti, dei viaggi in piroscafo dall'America all'Italia di mia zia Fernanda e della sua nostalgia, dell'esistenza di strane scatole portasigarette, di pellicce di animali mai sentiti. Storie d'amore, storie di guerra, storie di una quotidianità così diversa dalla mia.
Che senso hanno le cose senza storia? Senza memoria?
E allora un consiglio per tutti: smettetevela di comprare, accumulare, e buttare.
La vostra ricchezza sono le storie della vostra famiglia.
Sedetevi ad ascoltarle finché c'è qualcuno che può raccontarvele.
Per sapere chi siete e da dove venite.
Per non fare la fine delle cose, usa e getta, morti e dimenticati.
16.2.12
Benvenuto Alex
Io non lo so se magari non avevo visto una ragazza o donna che aveva appena partorito.
Ma mi sa di sì, ed erano tutte felici ma stravolte, con le occhiaie profonde e una nuova rughetta, i capelli scompigliati, i doloretti. Invece ...
Ieri infine sono riuscita a tornare in Spagna.
Grazie a Ryanair sono arrivata a Valencia in un'oretta e mezza e così, a sorpresa, ho avuto tempo di andare insieme a Mapi-teacher Lauren, a trovare Inma-teacher Julie.
(quelli i loro nomi d'arte ai tempi della English Summer School, io ero teacher Christine).
Il suo bimbo, Alexander, è nato il giorno degli innamorati, forse a simboleggiare il grande amore fra i suoi genitori, mamma spagnola e papà americano, che si stanno battendo da mesi con la burocrazia dell'immigrazione per stare infine insieme.
Non vedevo Julie da un secolo, anche se dai nostri tempi da teachers ci siamo sempre tenute in contatto. Non mi aspettavo di vederla ieri, di conoscere papà Brian e baby Alex.
I bimbi piccoli mi piacciono, anche se poi non ho il coraggio di prenderli in braccio, e mi piacciono le mamme forti come Julie, seduta sul letto a gambe incrociate, come se non avesse partorito il giorno prima un bimbo di 4.2kg. Lei che parla alla velocità della luce, lei che mamma non me la sarei aspettata mai perché vagabonda come me. Lei che grazie allo yoga il baby elefantino l'ha partorito in modo naturale. Brava Inma!
E allora ho pensato di dedicare un post a questa bella nuova famiglia, perché la loro felicità mi ha contagiata e il viaggio notturno da mezzanotte alle sei di mattina fra Valencia e Murcia non è stato così tosto.
Questo è il mio augurio per loro, affinché la loro storia abbia presto un lieto fine. E penso già al futuro viaggetto in America per il loro matrimonio!
Ma mi sa di sì, ed erano tutte felici ma stravolte, con le occhiaie profonde e una nuova rughetta, i capelli scompigliati, i doloretti. Invece ...
Ieri infine sono riuscita a tornare in Spagna.
Grazie a Ryanair sono arrivata a Valencia in un'oretta e mezza e così, a sorpresa, ho avuto tempo di andare insieme a Mapi-teacher Lauren, a trovare Inma-teacher Julie.
(quelli i loro nomi d'arte ai tempi della English Summer School, io ero teacher Christine).
Il suo bimbo, Alexander, è nato il giorno degli innamorati, forse a simboleggiare il grande amore fra i suoi genitori, mamma spagnola e papà americano, che si stanno battendo da mesi con la burocrazia dell'immigrazione per stare infine insieme.
Non vedevo Julie da un secolo, anche se dai nostri tempi da teachers ci siamo sempre tenute in contatto. Non mi aspettavo di vederla ieri, di conoscere papà Brian e baby Alex.
I bimbi piccoli mi piacciono, anche se poi non ho il coraggio di prenderli in braccio, e mi piacciono le mamme forti come Julie, seduta sul letto a gambe incrociate, come se non avesse partorito il giorno prima un bimbo di 4.2kg. Lei che parla alla velocità della luce, lei che mamma non me la sarei aspettata mai perché vagabonda come me. Lei che grazie allo yoga il baby elefantino l'ha partorito in modo naturale. Brava Inma!
E allora ho pensato di dedicare un post a questa bella nuova famiglia, perché la loro felicità mi ha contagiata e il viaggio notturno da mezzanotte alle sei di mattina fra Valencia e Murcia non è stato così tosto.
Questo è il mio augurio per loro, affinché la loro storia abbia presto un lieto fine. E penso già al futuro viaggetto in America per il loro matrimonio!
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