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31.5.12

VITA DA CANI ... CICCIONI ...

Vita da cani, sì.
Non la mia!

Giuro che smetto di lamentarmi.
Almeno per oggi.
Domani ricomincio con gli snif snif, ueeeeeee ueeeeeee, sob sob e compagnia bella.

Oggi ho lo stomaco talmente pieno che non riesco neppure a dormire.

Ho fatto colazione alle 5.30 perché dovevo andare a scuola presto.
Con mezzo pacco di biscotti, che li ho comprati in sconto che scadono fra 2 giorni e allora tocca papparseli veloce veloce.
Sono arrivata a scuola e c'erano in sala professori non so quanti chili di ciliegie ad attenderci. Perché il cervello dei prof. ha bisogno di vitamine e antiossidanti.
Così mentre preparavo materiali, una ciliegia tira l'altra e ne avrò mangiate un centinaio.

Poi sono andata a pranzo, a mezzogiorno, e ho deciso di farmi una foto con le cuoche (che però non posso pubblicare perché è venuta tutta sfocata).
Questo gesto a loro ha fatto molto piacere e così mi hanno riempito il vassoio a dismisura.
Riso, verdure, insalata, uva e neppure mi ricordo che altro.

Proprio oggi riflettevo sul fatto che, al ritorno in Spagna, non avendo più la mensa e con il caldo che fa, perderò 7kg in 7 giorni. Dovrò riabituarmi a fare la spesa e ad usare pentole e affini.

Verso le 2 mi sono mangiata una banana.

E poi sono andata a pranzo da Sabina con altre 3 prof.
Sì, avete capito bene.
A pranzo.
Il secondo pranzo nel giro di tre ore.
Pizza, pasta, insalata, dolce alle noci e crema, gelato.

E io che pensavo che in Slovenia sarei diventata ginnica e magra!

Sono tornata a casa alle 5 e mi sono distesa.
Sto ancora distesa e penso che non mangerò fino a dopodomani.


Quindi vi lascio con queste foto di vita da cani che erano in balia di un post rimasto bozza da parecchi mesi e vi ricordo, se fate la dichiarazione dei redditi in Italia, che potete donare il 5x1000 al canile di mia sorella.
Guardate qui:
http://comeniusinslovenia.blogspot.com/2012/05/5-x-1000-chi-lo-posso-destinare.html






In città, soprattutto quando fa caldo, ma anche in inverno, supermercati, bar e ristoranti si attrezzano con ciotolone d'acqua per cani! Ai tavolini all'aperto è sempre pieno di cagnoloni con i loro amici a due zampe, e alcuni la fanno proprio da padrone in alcuni bar (essendo i cani dei proprietari).



In Slovenia non si vedono in giro cacche di cane.


Ai laghi i cani non possono entrare in acqua (o almeno credo nelle zone indicate da questo cartello) e devono essere portati al guinzaglio.



Su questa spiaggia di Portorose i cani non possono entrare

Dalle vostre parti i cani come vengono trattati?
Qui li amano moltissimo e quando raccontavo che nei canili spagnoli vengono ancora soppressi lo sconcerto è arrivato alle stelle. Gli sloveni amano e rispettano la natura e io amo questo Paese anche per questa ragione.

30.5.12

Datemi i kleenex

Sono le 10.45, sono a scuola e ho rischiato di piangere due tre volte.

Ero in corridoio, direzione lezione di italiano, c'erano un gruppetto delle ragazzine del mio cuore sedute sulle panche in attesa di un'altra lezione.
Non ricordo cosa mi hanno detto, mi sono messa a parlare sloveno, e poi ho detto che me ne vado.
Hanno fatto delle facce che quasi mi casca il mondo.

No, non te ne puoi andare.
No, non è giusto.
Maestra, noooooo.
 Maaaaaaaaaestra, ma se parli sloveno ormai, no, devi rimanere.

Ho guardato in quegli occhi e zack, la prima lacrima. 
Sono dovuta scappare via, anche se mancavano ancora 10 minuti a lezione.

15 minuti fa, qua in sala professori, viene Pia a cercarmi.
Ieri avevo detto a lei e a Lucija a lezione di italiano che me ne andavo.
Perché fondamentalmente non ho imparato lo sloveno.
(non mi andava di spiegargli gli altri 3000 motivi, sono troppo giovani per pensare a contratti a tempo indeterminato, affitti da pagare, processi e simili).

Oggi insomma viene Pia a cercarmi e mi da una fotocopia.
Di una pagina del suo libro di grammatica slovena.
Quella con le declinazioni che io non sono riuscita a imparare.

Studiatela, e così puoi rimanere.

Ho ancora il groppo in gola.
E le lacrime che stanno lì pronte a uscire come le cascate del Niagara.

Cavoli, oggi addirittura i quattordicenni di anno IX sono stati buoni.
Hanno riso allle mie cretinate.
Hanno ascoltato tutto.
Non hanno cominciato a preparare lo zaino 5 minuti prima della fine della lezione.

Ecco, ora scappo al bagno a piangere un po'.   

28.5.12

La mia nemica ...

È ufficiale.
Torno.
(in Spagna)
Fra l'altro pure prima del previsto.
E per lavorare.
Già da luglio.

Ieri è tornata pure la mia neamica emicrania, a ricordarmi come erano belli quei fine settimana passati insieme a letto, io, lei, un limone per togliere la nausea, le mie fedeli medicine scozzesi stroncaelefanti, una pezza fredda sugli occhi e il cervello pieno di chiodi.

Questo post quelli che l'emicrania non ce l'hanno mai avuta non lo capiranno, ma non si può mai dire mai, quindi leggete tutti e fatevi una cultura.

Io le ho detto, cara emicrania, non ti sei fatta vedere per un anno, non è che andresti a fare nemicizia con qualcun altro?

Ma lei niente, voleva stare proprio con me, non mi ha abbandonata neppure un minutino.
Le ho provate tutte, dormire, drogarmi, vomitare, fare stretching, sedermi in balcone, bere tè, litri e litri d'acqua, camomille.

Poi quando ormai avevo dei sexyssimi occhi verdi (mi succede quando mi si infiamma il cervello a cresta di gallo che mi ritrovo) ho pensato che magari su internet c'era qualcosa di miracoloso. In fondo non avevo niente da pardere. E così mi sono messa a smanettare, un occhio aperto (quello sinistro, perché il mio cervello emicragnoso è il destro), e ho googlato parole della serie: relax emicrania magic video natural sounds quitar migrañas.
Proprio così, scritto in 3 lingue, mi ci mancava giusto parlare sloveno.

E ho trovato questo.





Io ero in fase zombie ormai, quindi pure l'occhio che riuscivo a tenere aperto si rifiutava di guardare il video e ho solo ascoltato i suoni. Fra l'altro non avevo le cuffiette e dunque le frequenze hertz si mescolavano ai tubamenti dei piccioni sul mio davanzale.

All'inizio fa venire tipo la nausea.
Poi ti fa desiderare che finisca presto.
Nel frattempo però noti come l'inferno che hai nel cervello si trasforma in purgatorio.
Ti senti un po' in riva al mare, con la risacca delle onde.
Non un'isola tropicale, ma piuttosto un trucido porto sudeuropeo.
Di quelli coi pesci morti a pancia in su, le chiazze d'olio e le bottiglie vuote.
E poi all'improvviso così com'è cominciato si interrompe.
E tu ti rendi conto che per 8 minuti hai trattenuto il fiato e hai temuto di essere vittima di qualche messaggio subliminale che ti spingerà a donare tutti i tuoi soldi all'inventore di questo sciacquettio luminoso.

Invece no.
Ti addormenti.

Purtroppo hai scordato di spegnere il cellulare e ti arriva un messaggio squillante di tua mamma che ti chiede se l'emicrania ti è passata.
E l'emicrania, chiamata in causa torna.
Tutta pimpante ti tiene sveglia fino alle 23.49, quando ormai allo stremo delle forze decidi di prenderti una doppia dose di droga scozzese e chi s'è visto s'è visto.

Ti risvegli alle 5 e l'occhio incollato non si apre.
Decidi di mandare un messaggio a scuola e dire che arriverai tardi perché fra l'altro non hai neppure lezione e ci vai solo per preparare esami.
Ti risvegli alle 8 con il cervello come un toast tiepido, ruvido, con la marmellata appiccicosa piena di mosche ronzanti.

Ti fai una doccia e arrivi a scuola con l'affanno e pensi che menomale che non hai lezione.
E invece per favore per piacere per carità puoi sostituire la prof. dei più cattivi di scuola, che verrà a metà lezione o forse non verrà proprio, e non c'è assolutamente nessuna attività preparata, ma il cervello è ancora così dolorante e lo è stato per talmente tante ore, che i 45 minuti fra le belve ti fanno un baffo.

E poi corri di qua, corri di là, scrivi, stampa, copia, pranza, spiega, torna a Lubiana, e sei seduta in sala professori e ti aspettano altre 6 ore di lezioni pomeridiane e ti rendi conto che il dolore se n'è andato e sei talmente felice che baceresti il prof. seduto accanto a te.
Non fosse che è gay, e che porta una maglia arancione fosforescente e l'emicrania ama certi colori e potrebbe tornare.

Pussa via.

25.5.12

12+15+7+2

Ieri sono andata in gita scolastica con tutte le prime medie, una sessantina di dodicenni.

Ci sono andata come professoressa responsabile di un gruppetto, ma in realtà ho fatto un po' la dodicenne pure io.

Sul pullman mi sono seduta in mezzo, non davanti fra i secchioni e quelli con il mal d'auto, non dietro fra gli scalmanati e le coppiette.

Mi sono portata nello zaino i panini e i fogli in sloveno con le spiegazioni di quello che avremmo visto, che non avevo avuto tempo di leggere.

Ho guardato dal finestrino, ma soprattutto ho riso e spettegolato con le mie compagne di classe. Mi hanno chiamata maestra, Cecilia e alla fine addirittura Ceci.

Abbiamo visto da fuori un castello a San Servolo/ Socerb, da dentro il porto commerciale di Capodistria, da dentro un'antica oljarna, Tonina hiša (un frantoio? Si dice così? ) e infine abbiamo passeggiato per le stradine di Pirano.

Ho parlato in sloveno come non mai, usando tutte le parole che so per inventarne delle nuove.
Mi sono sentita un po' distratta come una dodicenne, loro perché non proprio interessati alle spiegazioni sulle attività commerciali e portuarie, i punti cardinali, l'olio d'oliva, io perché fondamentalmente capivo il 20% di quello che la guida diceva e il resto me lo immaginavo.

Siamo arrivati a Pirano che era già ora di pranzo, minacciava di piovere, e avevo un'ora con il mio gruppetto di 12 per farci un giro noi da soli, per Piazza Tartini, fra le viuzze medievali, e mura, la chiesa di San Giorgio, il faro, il lungomare.

Gli avrei dovuto leggere e/o raccontare un sacco di dati, date, ordini architettonici, popolazioni, etimologie, stili, personaggi.

Però c'era il mare, il sole che faceva capolino fra le nuvole, ogni ragazzino/a mi faceva una domanda diversa, i maschi si arrampicavano, le femmine guardavano rapite le bancarelle, Lan mi sparava a raffica tutte le parole che sapeva in latino, a Jure abbiamo fatto toccare le sisette di pietra di una statua di ua sirena.

E poi tutti avevano avevamo un solo pensiero: mangiarci un gelato, che per questo le loro mamme e papà gli avevano dato 3-5 €, da spendere in cioccolato, nutella, fragola, limone, caramello, frutti di bosco.

Abbiamo invaso una gelateria come un'orda barbarica pacifica e schiamazzante, noi per primi e poi tutti gli altri gruppi con le altre professoresse. Ci siamo chiesti: e tu che gusti hai preso? decine di volte, il gelato ci si è squagliato in mano mentre ridevamo perché teta in spagnolo è una tetta, ma in sloveno significa zia.

Sulla via del ritorno al pullman, con il mio gruppo ho imboccato il vicolo sbagliato e ci siamo ritrovati a correre in salita e poi in discesa come forsennati perché eravamo in ritardo ed eravamo pure i più rumorosi e la gente per strada ci guardava e sorrideva perché mi sa che sprizzavamo felicità.

Siamo tornati a Grosuplje sotto un acquazzone improvviso, stravaccati sul pullman che si è fatto più rumoroso dopo l'overdose di zuccheri gelatosi.

Sono arrivata a Lubiana alle 5.45, spettinata come non mai, appiccicosa di umidità e aria di mare, e mi sono ricordata che alle 6 avevo un appuntamento per un ventisettesimo compleanno.
Ho girato a destra invece che a sinistra e abbiamo festeggiato la nostra amica in una piazzetta di Lubiana, come quindicenni i cui genitori non vogliono che si faccia casino in casa e allora occupano un pezzo di strada.



E di nuovo la gente ci guardava, per questa esplosione di risate improvvisate, e chiacchiere in inglese con accenti strampalati. Una signora incuriosita si è avvicinata a vedere che succedeva, che si festeggiava, che era tutta questa spontanea felicità, un giovedì pomeriggio in mezzo alla strada.

Verso le 9 ero ormai cotta, distrutta di sonno, sveglia dalle 5.30 di mattina, puzzolente, sudaticcia, con le gambe a pezzi.  Me ne sono tornata a casa parlando con Gesche dei prossimi viaggi, dei programmi per il tempo che ci resta, con la malinconia di una bimba di 7 anni che sa che la scuola sta per finire, e i suoi amichetti le mancheranno.

E sono crollata sul letto come una bimba di 2 anni, dopo una giornata passata fuori a giocare, al sole, con mille colori negli occhi, l'eco delle risate e delle scemenze dette, la finestra aperta e il venticello fresco a portare dentro i sogni e fuori la stanchezza.

Mi sono svegliata con la somma di 12+15+7+2 anni, oggi di nuovo 36, ma chissà più tardi quanti ne avrò ...

23.5.12

Amore, bmx e occhi che brillano

Mi sono resa conto di aver scritto un post parecchio negativo l'altro giorno.
Pieno di quell'energia al rovescio che questi mesi avevano quasi cancellato, trasformandomi in quella che sono sempre stata su queste pagine.

Sì, potrebbe succedere che io debba tornare da sono venuta.
Ma facciamo che per ora vi racconto due momenti della giornata di oggi.

A lezione di italiano, mentre i più piccoli cercano di insegnare i colori in sloveno a Sebastian, e sghignazzano sentendolo pronunciare črna y rdeča con la e aperta, io sto seduta con due ragazzine di I media a fare un esercizio di 'mi piace/ non mi piace'.

Una delle due ragazzine da un po' di tempo mi sembra sempre un po' scocciata, o stanca, poco coinvolta.
Come sempre penso che sia colpa mia.
E mi scordo che a quell'età è colpa dell'AMORE.

Fra un mi piace e l'altro l'amichetta tira fuori che a Giovanna piace un ragazzino della classe. Non mi dicono subito qual è, mi spingono a indovinare e io ci azzecco e a Giovanna brillano gli occhi.
E mi ricordo tutto a un tratto com'era, essere innamorati e stare seduti a un po' di banchi di distanza, e non sapere che fare, che dire, come attirare l'attenzione di un ragazzino turbolento ma con quella faccetta così carina.

E medito a come farli sedere vicini prossimamente.

Poi sto tornando in sala professori da una lezione e ho un'ora vuota e c'è J. come incaricato della porta.
Non mi ricordo dove/se ho spiegato che a scuola da noi ogni giorno uno studente diverso fa da portiere, registrando chi entra e chi esce. Quel giorno gli/le tocca stare seduto a un banco vicino all'entrata e scrivere i nomi delle persone (genitori, fornitori ecc) che passano dalla porta principale.Alcuni ragazzini ne approfittano per fare i compiti, altri per leggere libri della biblioteca o riviste.

Oggi passo e J. non sta facendo niente.

Dovete sapere che J. non è uno stinco di santo. Non collabora molto a lezione, parlotta, non è interessato.

E allora provo un esperimento. Cerco su internet qualcosa sulle bici Bmx, che so che gli piacciono e che piacevano un sacco anche a me più di 20 anni fa.
Copio, incollo, ci metto qualche foto e dopo ogni paragrafo ci metto una domanda per lui.
E glielo porto.
Gli dico che sono compiti per lui, così non si annoia.
E aggiungo che so che è un tema che gli piace.
E allora guarda la fotocopia, vede le foto, e rieccoli quegli occhi che brillano.

Me ne vado e non so che succederà.

Dopo 10 minuti viene a cercarmi e dice che ha finito.
E vedo che di Bmx parlerebbe, e allora gli dico: "sai che c'è? Ho l'ora libera, vengo alla porta con te e chiacchieriamo."
Mi racconta della sua bici, degli incidenti che ha avuto, mi fa vedere le cicatrici sulle ginocchia. Passa la preside e ci guarda meravigliati. Mi meraviglio anch'io del poco che ci vuole per fare breccia.

Che poi magari l'AMORE fra Giovanna e il ragazzino turbolento chissà se sboccerà.
E in classe martedì J. chissà come si comporterà.

E questo è tutto dalla vostra biciclettara dottoressa stranamore.

21.5.12

Ci avevo preso gusto ...

Ci sono due tizi seduti in due uffici a due metri di distanza.
Da loro dipende abbastanza molto moltissimo il mio futuro.

Ma non è che ai due tizi viene in mente di alzarsi dalle loro belle sedioline, incontrarsi chessò a mezza strada, o pure al bagno, mica mi offendo se parlano di me davanti ai pisciatoi.
Però cavolo, belli miei, lavorate per la stessa istituzione.
È possibile che viviate in compartimenti stagni?

È possibile che uno mi dica: devi tornare!
E l'altro mi dica: però se torni mica è sicuro che ...

Non mi va di stare seduta dieci ore fuori dai vostri uffici, come l'anno scorso, e dovervi spiegare io che una soluzione esisterebbe, e mi darebbe un po' di tranquillità in queste ultime 6 settimane di vita. O magari mi potreste pure concedere altri 3 mesi di vita.

Solo che io vorrei saperlo.
E non voglio essere ambasciatrice a distanza fra di voi che siete seduti nei vostri uffici e la mia vita rimbalza fra un'email e l'altra.

Ci avevo preso gusto a vivere spensieratamente.
C'ho talmente tante cose da fare che alla mia agenda è venuto un attacco d'ansia!

20.5.12

Sarà ...

Sono giorni un po' strani.
Forse è questo tempo ballerino, un giorno si schiatta di caldo e io che sono uscita di casa alle 6.30 di mattina coi calzini pelosi, torno a casa con i piedi sudati come bisce. Un giorno si crepa di freddo e io sono uscita con la felpetta prima del tramonto e all'ora di cena in pizzeria, ai tavolini all'aperto, quasi mi viene un blocco della digestione quando la temperatura scende a 5°.
E così mi sono ritrovata con mal di gola e  raffreddore che mi ha resa un po' ottusa per tutta la settimana. Il festival del kleenex.

Sarà  pure l'overdose di zuccheri al compleanno di Eva ieri, torte, biscotti, tiramisù, e una bella gattona che ha scelto me fra tutti per farsi un pisolino sulle mie gambe, facendomi intravedere il mio futuro di zitella gattara. Con Eva scherzavamo pensando che fra 50-60 anni, quando ci rincontreremo, porteremo ancora gli stessi vestiti, e le nostre scemenze di ora saranno semplicemente considerate sintomi di demenza senile.



A tutto questo è seguita una giornata di totale abbiocco catalettico oggi.

Sarà anche che quest'avventura non durerà in eterno.

Ecco, l'ho detto.
Anzi, l'ho scritto.

Sarà che questa settimana sarebbe stata la mia ultima in Slovenia se non mi avessero dato il prolungamento.
Sarà che devo decidere cosa fare poi.

Io quest'anno ho adottato la strategia no pensare - no stress.
E ha funzionato benissimo.
Mi sono resa conto che è inutile cominciate a pensare a cosa potrebbe succedere se ... con un secolo di anticipo, perché intanto tutto può cambiare, da un giorno all'altro.

Monito la bomba davanti alla scuola di Brindisi, che mi ha fatto riflettere sul fatto che, dopo aver terrorizzato vecchi ed adulti, ora vogliono incutere la paura pure nei ragazzini, perché evidentemente il lavaggio del cervello a base di veline e grande fratello non attecchisce su tutti, e le giovani teste pensanti di oggi potrebbero cambiare lo status quo.

Monito il terremoto che mi ha buttato giù dal letto questa notte, perché casa mia di solito oscilla abbastanza, ma la terra ha tremato fin qua per un minuto buono. Conviene andarsene sempre a letto con l'anima in pace, i conti saldati, le liti risolte, e un ultimo bel pensiero prima di addormentarsi.

Però la strategia del no-pensare no-stress non può mica funzionare sempre.
A volte tocca riaccendere il cervello e fare mente locale.

E allora ci si mette la maniglia della finestra.
Contro cui la mia fronte è andata a sbattere in pieno.
Io ho la capoccia dura, ma nonostante tutto ora ho un ficozzo di dimensioni unicornesche che pulsa e mi ricorda che è ora di rimettersi in moto.