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30.4.12

Da ricordare ogni giorno


Sono tornata dalla Bosnia da una settimana eppure, di tutti i viaggi, mi pare che è quello di cui non riesco a smettere di parlare. Ne parlavo oggi con il marito di mia cugina che è militare, e che ci è stato in Bosnia, proprio dopo la guerra, quando era tutto distrutto.

Continuo a leggerne e a cercare informazioni, video, canzoni, come se facendolo ora fosse un atto di dolore per il peccato commesso tanti anni fa, quando tutti noi, al di là di questo mare, ignoravamo quel conflitto e intanto un paese veniva raso al suolo e le mine antiuomo venivano seminate nei giardinetti come fiori.





Io, pur avendolo studiato chissà quante volte, neppure mi ricordavo che l'attentato di Sarajevo, quello in cui rimase ucciso l'arciduca Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914, fu la goccia che fece traboccare il vaso della I guerra mondiale.

Vivo ignorando la storia del mondo, quando tanti altri conflitti sono in atto ora, e in questo preciso momento c'è una bomba che scoppia, un bimbo che muore, una moglie che perde il marito, una mamma che piange, una nonna che muore di fame, un cane che cerca la sua famiglia che non tornerà più.

Non voglio essere tragica, o buonista, o lacrimevole.

Voglio solo non dimenticarmi della fortuna che ho, e ricordarmi quali sono le cose importanti della mia vita, che questi giorni sono a Roma, a casa, e me ne sto facendo una scorpacciata:

- giocare con Davide, il mio nipotino di 3 anni e fare finta che la scimmia di peluche si mangia le sue macchinine per poi sputacchiarle e lui che ride come un matto.



- essere obbligata da Aika, la canona che ride, ad accarezzarla, bloccata io tutta storta sulla sedia della cucina per un'ora, perché lei ha deciso così, che è l'ora delle carezze e degli sgrattuggiamenti e guai a smettere.



- fare una foto in bianco e nero a mamma e papà, dopo aver scoperto per caso quest'opzione nella macchinetta, e non ti azzardare a metterla su facebook, no, no, ma che dici mai ... la metto solo sul blog! (E mamma lo scoprirà solo quando me ne sarà riandata di nuovo, perché quando sono a casa mica legge il blog).


- Aprire il frigo e trovarlo pieno! Io in Slovenia non faccio la spesa perché mangio a scuola, ho il frigo che fa l'eco tanto è vuoto, e invece qua tocca chiuderlo a forza, e ingrasso ogni minuto, perché ci sono tutti i cibi di quando vivevo qua, tanto tempo fa, la crostata, l'uovo di Pasqua che mi aspettava, una colomba pasquale sopravvissuta, ovetti, scamorze e mozzarelle, quintali di frutta e verdura, le rosette, i baci perugina, che ho oggi mia mamma mi ha chiesto che volevo con il tè e ci ho dovuto pensare 1 minuto prima di decidere. Della serie che mi sono messa la tuta larga per poter scrofare senza costrizioni.

Poi ci sono pure le cose che non sopporto e che mi ricordano giornalmente che questa è l'Italia che ho lasciato perché c'è gentaccia troglodita che si urla per strada e in tv,  perché c'è il tg tragico che fa la lista dei suicidi causati dalla crisi dall'inizio dell'anno ma mai mai e poi mai che diano un consiglio alla gente o dicano qualcosa di positivo,  perché l'aria puzza e mi passa la voglia di uscire a fare una passeggiata perché non voglio fare il cacca-slalom sui marciapiedi.

Anche se ne varrebbe la pena, perché poi c'è la gelateria dall'altra parte della Circonvallazione, che fanno i gelati più grossi della mia capocciona.

Odi et amo.

Però tutto sommato da quando ho imparato ad essere felice e meno stressata, pure Roma, col suo folcloristico casino non mi dispiace. Ma non ditelo a mamma, che poi pensa che torno.

Tornando a Sarajevo e alla Bosnia, io credo che il meglio che si possa fare ora è sceglierli come meta per le vacanze. In fondo costa poco, ci sono tantissime cose belle da vedere, la gente è molto amichevole, la natura incontaminata, il modo di guidare sportivo come quello italiano:
E poi le torte e i dolci sono davvero fantastici.
Che volete di più?


 
Qui trovate tutte le foto del viaggio in Bosnia - Herzegovina.

Io me ne vado a cena a casa di una mia amichetta e mi papperò una bella pizza bufala-pachino, tanto per concludere la giornata in bellezza, o meglio in larghezza.

29.4.12

Il ponte di Mostar

Mostar si trova in Herzegovina.

Ci siamo arrivati percorrendo vallate circondate da montagne ancora innevate che seguono il corso tortuoso di un fiume. Se non ci fosse il limite di foto del blog che incombe su di me, ne pubblicherei un centinaio, perché la natura della Bosnia-Herzegovina è ancora selvaggia e le strade sembrano inghiottite dal verde e il pullman arranca e ci si ritrova su discese pericolosissime che ti aspetteresti di vedere qualcuno a dorso d'asino.



Mostar è una cittadina piccola, con viuzze strette e ciottolose, pericolosamente scivolose quando piove. Mostar sono negozietti, moschee e piccoli caffè, dove vendono il tradizionale caffè turco e deliziosi dolcetti.


Mostar sono uomini di altri tempi che non vogliono essere fotografati, ma che ti mostrano con orgoglio la chiave del portone del loro magazzino, come se costudisse chissà quali ricchezze.


Mostar non sarebbe forse così famosa se il 9 novembre 1993 le forze secessioniste croate non avessero deciso di bombardare e distruggere il ponte vecchio, parte integrante della cultura di questi luoghi.

http://it.wikipedia.org/wiki/Stari_Most

Io mi ricordo ancora quel giorno, quando seduta a pranzo a casa a Roma con i miei genitori, avevo visto al telegiornale le immagini video di quella distruzione.
Mi ricordo le lacrime di allora che si riaffacciano ora, perché allora come oggi sapevo che colpendo quel ponte volevano distruggere un simbolo e mettere contro persone che fino a quel momento avevano vissuto in armonia.


Ora il ponte è stato ricostruito, mi ricordo pure di aver visto un altro telegiornale, il 22 luglio 2004, in cui si inaugurava lo sforzo internazionale di riportare la pace in quei luoghi martoriati.

Però il ponte vecchio aveva più di 400 anni di storia e le nuove pietre sono ancora troppo bianche e troppo lucide per permettere ai ricordi e al dolore di essere dimenticati.

27.4.12

Bosnia, l'assedio, il tunnel, le rose

 Quando 6 anni fa ero in gita a New York durante il mio anno di assistentato Fulbright negli USA un giorno all'improvviso girai un angolo, e bum, Ground Zero.

Se me lo avessero raccontato, di quel senso di vuoto soffocante,  quell'energia negativa, non ci avrei creduto, avrei pensato che era tutta suggestione.

E invece quel giorno io giravo per New York felice e contenta, a fare shopping a tutto spiano, e non ci pensavo all'11 settembre, e poi avevo girato quell'angolo e avevo sentito la forza di quel buco nero, delle vite che non c'erano più.

Chissà come sarà dopo 20 anni.

La Bosnia a 20 dalla guerra anni non è solo tristezza e distruzione, ma anche il ricordo del coraggio delle persone di Sarajevo, sopravvissute a mesi di fame, sete, freddo e cecchini che si divertivano ad ammazzare civili (12000 morti, 50000 feriti) che se ne andavano al lavoro, o a cercare da mangiare, bambini, anziani, donne, uomini, senza logica e senza pietà.

Sotto l'aeroporto di Sarajevo, territorio neutrale delle Nazioni Unite, i bosniaci costruirono un tunnel (trovate informazioni qui e qui) di 800 metri, per scampare all'assedio,  il più lungo della storia del mondo moderno, ma non per fuggire dalla loro città, che senza popolazione sarebbe capitolata, sarebbe stata perduta.

Attraverso quel tunnel sotterraneo, quasi un chilometro di lunghezza e solo 1.60m di altezza e poco più di un metro di ampiezza, a Sarajevo venivano portati viveri, acqua, medicine e, sebbene fosse proibito, anche capre e altri animali. Venivano inoltre fatti passare i militari e armi per difenderla la città e portare fuori i feriti.

 Non riesco a immaginarmi lo sforzo immane, il senso di soffocamento, l'acqua a volte fino al ginocchio, le spalle cariche di viveri e poi una lunghissima camminata per tornare in città, e sperare di arrivarci e sfamare le proprie famiglie.

Ci sono stati fatti film, scritte poesie, canzoni http://en.wikipedia.org/wiki/Siege_of_Sarajevo

ma solo quando ti imbatti in una rosa di Sarajevo, una cicatrice nell'asfalto, solo allora la senti quell'energia positiva, il coraggio e la voglia di farcela che ci sono voluti ai bosniaci per sopravvivere quegli anni.


(Le rose di Sarajevo sono macchie rosse sulle strade della città che indicano i punti dove caddero le granate sparate durante l'assedio. I buchi sono stati riempiti, ma colorandoli di rosso, per non dimenticare).

24.4.12

Vi racconto una storia ...

Sono tornata dalla Bosnia lunedì mattina alle 2, ho dormito 4 ore, poi a scuola fino alle 2 di pomeriggio e di lì direttamente al secondo lavoro fino alle 10 di sera quasi.
Di ritorno a casa in frigo mi aspettava solo una mela solitaria, una lavatrice da fare perché sennò oggi sarei uscita senza calzini e mutande e poi a nanna a mezzanotte.
E ora di nuovo in piedi dalle 5.30. Di nuovo di ritorno a casa tardi, a poche ore dai miei 36 anni.

E allora dovrei parlarvi della Bosnia, del fine settimana passato fra Sarajevo e Mostar, del lungo viaggio in pullman per arrivarci, con partenza giovedì a mezzanotte, dell' impossibilità di dormire perché mi rimbombavano in testa troppe lingue mie ed altrui. E poi delle soste forzate alle frontiere con gli occhi rossi di sonno, la schiena a pezzi dopo tante ore seduti, la notte che diventa giorno in un Paese sconosciuto.

E la pioggia.

Che ci ha accolto all'arrivo a Sarajevo, velando di tristezza gli edifici che portano ancora le cicatrici della guerta. E ha inzuppato i piedi di tutti questi giovani erasmus che girano il mondo in scarpette leggere e non sanno ancora che camminare coi piedi annacquati per ore e ore ti fa perdere un po' il gusto del viaggio perché l'unica cosa che vuoi è tornartene in hotel.

Io no, io ho i miei fedeli scarponi, perché non voglio perdermi il piacere di girare per le strade di una città nuova, e il dolore di vederla ancora martoriata dai segni dall'insana violenza degli anni '90, quando io gironzolavo felice ed ignara per gli Stati Uniti.

Voglio soffrirla anche io Sarajevo, e allora convinco Gesche a farcela a piedi dall'hotel dove siamo, a più di 10km dal centro, e il passato ci schiaffeggia davvero e li vediamo proprio tutti gli edifici bombardati, con i segni dei mortai, delle pallottole, tutte ferite non cicatrizzate ed esposte.




Già per arrivarci in Bosnia era stata una via crucis, vedere le case bruciate, devastate, scheletri nella campagna. E cimiteri, piccoli, sparsi nei campi come funghi, improvvisati.




E c'è una storia che devo raccontare.
Che purtroppo è vera, e ci volevo scrivere un libro per fare finta che non lo fosse.
L'ho raccontata a poche persone, ma non l'ho scritta mai, perché è di tanto tempo fa, quando tutto quello che ho visto in questi ultimi giorni era solo il riflesso negli occhi disperati di un ragazzino.

Era una di quelle volte che io me ne tornavo da uno dei miei viaggi in Slovenia, e sola nello scompartimento del treno, ferma alla frontiera che ancora separava l'Italia dalla Slovenia, la corsa disperata di un ragazzino mi aveva tirata fuori dai miei sogni ad occhi aperti ed avevo visto quell'orrore in un posto che non sapevo di avere dietro la retina, in una memoria non mia dall'odore acre di adrenalina e fuga.

Quel ragazzino scappava dalla polizia di frontiera ed io, spavalda ventenne, l'avevo fatto nascondere dietro il mio zainone, la mia giacca e lo zainetto sul portapacchi del treno, perché lui era un scricciolo e perché la polizia di frontiera non teme le ragazzine ventenni sole.

E il mio era stata un gesto sprezzante, dai, nasconditi qua, e lui mica lo capiva l'italiano, ma aveva sentito odore di salvezza ed era sgattaiolato lassù e non aveva respirato per secoli, mentre il poliziotto di frontiera prendeva il mio passaporto, leggeva il mio nome storpiandolo, mi chiedeva ridendo se avevo alcolici appresso, e io sorridendo gli rispondevo di no, solo sonno, perché i miei viaggi in Slovenia erano sempre pieni di feste. E il poliziotto se la rideva e se ne andava e il ragazzino saltava giù, inchiodava quegli occhi disperati nei miei per un secondo e scappava via, dalla parte opposta.

E io, con il menefreghismo tipico dei ventanni, mica ci pensavo che quel ragazzino aveva al massimo 14 anni, senza soldi, e neppure una giacca ed era inverno e suo padre lo avevano ammazzato, e la sua casa l'avevano bruciata, e sua madre lo aveva abbandonato, ma non proprio, era impazzita, perché gli avevano fucilato il marito davanti, e allora l'avevano portata via, e stava al di là di quella frontiera. E poi pure di un'altra e lui voleva trovarla.

E io tutte queste cose le so, perché la vita poi gira e rigira e ti sbatte davanti a un ragazzo che conosce il tuo nome, e sa che quel giorno, quell'anno, tu tornavi dalla Slovenia, e spavalda e incosciente e menefreghista lo hai nascosto, ragazzino, dietro al tuo zaino, e hai riso con il poliziotto di frontiera e lui l'ha scampata.
E sa tutto questo perché quel ragazzino era lui, che ti ha dimenticata  e ha dimenticato il suo Paese, e ne ha trovato un altro, ma il suo nome grida guerra e fuoco e non si può dimenticare mai.

E fra milioni di persone, e al di là di tante altre frontiere, poi ci siamo rincontrati, io e lui, e il terrore nei suoi occhi si era trasformato in un dolore infinito.

http://www.reportagebygettyimages.com/features/women-of-sarajevo-revisited/#

18.4.12

Oggi stavka

Sì, proprio STAVKA, non stanca.
Stavka è di più.
Significa infatti sciopero.



Dunque sarò breve.

In questi giorni sono letteralmente sommersa di cose da fare.
Ieri notte, dopo parecchio tempo, ho sonnambulato.

Mi sono alzata, messa a sedere sul letto e ho cominciato a fare domande in spagnolo al mio cuscino, che è un cuscino sloveno, e quindi non mi rispondeva.
Mi sono arrabbiata, ho alzato a voce, ma tu non studi gli ho detto, e allora mi sono svegliata per il suono acido delle mie parola, vergognandomi a morte, perché che diritto ho io di accusare un cuscino di non studiare, se dopo 8 mesi io e lo sloveno continuiamo ad essere perfetti sconosciuti.

3 eventi degli di nota.

1) Posseggo la mia macchina fotografica dal 2005.
Mica ieri.
Ma da ieri ho scoperto che c'è un tasto per fare le foto ai paesaggi, ai fiori multicolori, ai compleanni con torte e candeline, al verde, alla gente che spruzza l'acqua.
Altro momento hai mangiato una volpe a colazione. Foxy.
Per ora questo blog regge quasi senza foto, perché non sto facendo altro che lavorarestudiaremangiaredormire.
Ma dopo la scoperta del tasto magico mi sa proprio che a 36 anni mi toccherà aprirne un altro.



2) Nuovi corsi di spagnolo per adulti.
Vi avevo già annunciato che in un momento di follia è risorta la Ceciliammazatealavorà e ho accettato un lavoro pomeridiano-serale.
Dopo anni a insegnare a spagnoli adulti sfacciati, temevo il contrasto con sloveni timidoni.
E invece la prima studentessa ad arrivare ha portato una bottiglia di vino e dei muffins fatti in casa. Era il suo compleanno e lo abbiamo festeggiato brindando in classe, e bevi che ti bevi mi hanno detto Cecilia sei una prof proprio brava.
Sarà merito mio o della boccia di vino?
Lo sapremo lunedì prossimo. Ma essendo mercoledì il mio compleanno, potrei portare pure io una boccia di vino, e dare l'avvio a un nuovo corso: parla spagnolo ubriacandoti in classe.


3) Oggi in Slovenia i professori hanno fatto sciopero.
Non so se avevo già detto che, per fare fronte alla crisi, il governo ha deciso una brusca riduzione degli stipendi di molti impiegati del settore pubblico del 15%.
Io già prima mi chiedevo come facevano a sopravvivere gli sloveni, ora che ne sarà di loro?
Nelle ultime settimane nell'aria c'è stata parecchia tensione.
Gli sloveni sono molto tranquilli ma mi pare che siamo stufi di pagare per altre parti dell'Europa che vanno allo scatafascio.
Discussioni su discussioni, si sciopera o no, e che si fa, che non si fa.

Io mi ricordavo degli scioperi che facevamo al liceo a Roma.
Da studenti.
Ci accodavamo ai cortei dei metalmeccanici, degli operai di questa e quella fabbrica.
Non mi ricordo uno sciopero dei prof, non quando ero a scuola io.
Poi sono venuti i girotondi, la Iervolino, e poi tutti gli altri ministri e ministre della (D)istruzione.

Però uno sciopero non me lo immaginavo così.
Oggi ho partecipato, anche se come assistente comenius sono stata solo spettatrice.

Siamo arrivati a scuola alle 7.
Perché avevano deciso di andare a scuola.
E dovevano rimanerci fino alle 15.
Anche quelli che oggi avrebbero avuto solo due ore di lezione.
Quelli che avevano deciso di non aderire allo sciopero invece potevano andarsene alla fine della loro giornata lavorativa.
Per mezzora i prof sono stati seduti qua e là, si sono bevuti un caffè, hanno parlato.
Poi è arrivata la direttrice e si sono riuniti per più di un'ora.
Alla fine hanno cantato una canzone tradizionale slovena, ma cambiandone le parole in modo ironico.

Poi Sabina è venuta e mi ha detto: vieni in palestra alla partita di pallavolo?
Io, dato che mi avevano detto che comunque a scuola avrebbero dovuto accogliere i ragazzini che volevano entrare, pensavo che avessero organizzato una partitella per intrattenerli.
Avevo parecchio da fare e ho detto di no.

Dopo un'oretta Sabina è tornata in sala prof tutta rossa e allora ho capito che la partita l'avevano giocata i prof. E come ti sbagli?
Anche durante uno sciopero gli sloveni sono ginnici.

Io poi a mezzogiorno sono andata via.
Loro sono rimasti là, con il divieto di uscire di scuola, con le cuoche in sciopero e quindi alle prese con telefonate a pizzerie a domicilio, e sommersi da scartoffie, tutte quelle che non hanno tempo materiale di compilare tutto l'anno. Fino alle 3 di pomeriggio.

Come si sciopera dalle vostre parti?

Domani sera parto per Sarajevo e Mostar, torno domenica.
Credo che farò un ultimo post su questo blog prima di aprirne un altro.

Per ero non ce la faccio a pensare, scrivere, aggiungere.
Sono in piedi dalle 5.
Per il terzo giorno consecutivo.
Domani posso svegliarmi alle 7.
Yuppieeee!

14.4.12

Perché, perché, perché?

Oggi mi sono svegliata alle 6 per studiare.
Niente mirabolanti avventure, niente sconfinamente in stati esteri, scalate, abbuffate, cavolate, niente compagnia internazionale.

Oggi solo io ed i piccioni, che ormai pensano che il mio davanzale sia un ristorante-buffet-24oresu24. E allora le piccione femmine mi guardano torcendo il collo e storcendo il naso becco, perché oggi non ho briciole da dargli, e i piccioni maschi (che mi ricordano tanto i maschi italiani) ne approfittano per provarci con tutte, passando da una picciona all'altra senza tregua, e per litigare fra di loro, sbruffoni!

Oggi solo io e le mie fotocopie di didattica delle lingue straniere.
Ci potrei fare un post, ma dubito che interesserebbe a qualcuno.

E allora per riposare un po' il cervello e distrarmi nei momenti liberi, ho questo post aperto davanti a me e mano mano che mi verranno in mente scriverò le strane abitudini dei coinquilini con cui ho vissuto e della gente che ho incontrato in giro per il mondo.
Ho già dedicato tre post a questo argomento, riguardanti specifiche persone, li trovate

qui - Freaks - Prima Puntata
qui - Coinquilini - I parte
qui - Coinquilini - II parte
Questo post invece sarà più generale, e riguarderà abitudini bizzarre riscontrate magari in più di una persona. Bizzare ovviamente per me, perché per loro essendo appunto abitudini devono essere il massimo della normalità. Parlo in presente in tutto il post anche se la maggior parte delle cose si riferiscono, ovviamente, ad eventi del passato!

Fra le abitudini strane ce ne metterò una mia, vediamo un po' se indovinate qual è! Sono numerate, così se volete tirare a indovinare basta scrivere il numero e, se vi va, anche il perchè!

E allora mi chiedo ...

1) Ma perché lasci la luce accesa nella tua camera tutto il giorno, quando non sei a casa dalle 9 di mattina alle 6 di pomeriggio? E non è che te ne sei dimenticata, lo fai quasi tutti i giorni, cosa c'è da illuminare, a parte la polvere o la roba ammucchiata ovunque? Perché credi che essendo una lampadina a basso consumo consumi meno in 9 ore accesa che spegnendola quando esci la mattina per andare a lavorare? Perché, perché, perché?

2) Ma perché stendi i panni senza mollette? Perché sappiamo benissimo che questa non è una zona a energia eolica 0 e ogni tanto soffia un po' di venticello, e allora ti ritroverai non solo con gli asciugamani tutti per terra, ma scoprirai anche che qualche calzino è volato in giardino, e che una maglietta penzola sul terrazzo dei vicini di sotto? Perché, perché, perché?

3) Ma perché avendo una tua bella cameretta a disposizione decidi di occupare il divano per effusioni romantiche pomeridiane, e così se mi capita di dover entrare in salone, chessò, per usare il telefono, mi tocca vedervi avvinghiati sul sofà, ed avere come colonna sonora i vostri sbaciucchiamenti? Perché, perché, perché?

4) Ma perché avendo una tua bella cameretta invadi il salone intero per studiare? E semini fogli sul tavolo, sul tavolinetto basso, su entrambi i divani, e ti fai venire la gobba a stare curvo sul divano che c'ha 15 anni e le molle tutte rotte? Perché, perché, perché?

5) Ma perché avendo una tua bella cameretta dormi sul divano del salone con la tv accesa, tutto vestito e con il riscaldamento acceso e la finestra aperta? Perché, perché, perché?

6) Ma perché ti prepari tazze di tè da 1 litro e poi ne bevi solo la metà, e poi te ne prepari un'altra e anche una di caffè, e ne bevi solo la metà, e finché non hai 4-5 tazze sul tavolo non ti rendi conto del misfatto e allora le lavi tutte e te ne prepari un'altra ancora? Perché, perché, perché?

7) Ma perché la sera occupi il bagno per 3 ore per struccarti, se non porti trucco, e ti passi 3000 dischetti di cotone sulla faccia imbevuti di chissà quale prodotto e ti lavi le mani compulsivamente dopo ogni dischetto? Perché, perché, perché?

8) Ma perché quando mi parli mi tocchi una coscia, non solo a me, ma a tutti, e lo sai che io non amo il contatto fisico, e mi ritraggo sul divano, e tu zacchete, un'altra volta, e ti avvicini, e io finisco quasi a sedermi sul bracciolo? Perché, perché, perché?

9) Ma perché essendo la cucina fornita di un'infinità di stoviglie, quando fai colazione mangi direttamente sulla tovaglia e poi lasci le molliche là, per far fare colazione alle formiche? Ma perché quando peli le patate o le zucchine invece di appoggiarle sul tagliere o comunque su un piatto le tagli direttamente sul piano della cucina e poi non lo pulisci? Perché, perché, perché?

10) Ma perché se vedi la porta della mia stanza chiusa evidente segno che sto dormendo, facendo qualcosa di importante o semplicemente non voglio essere disturbata, tu bussi, e ribussi se non rispondo, e poi mi chiami pure e ti intrufoli a tradimento come una biscia e non ti schiodi più? Perché, perché, perché?

11) Ma perché se hai finito i cereali o il succo d'arancia o la nutella lasci il contenitore vuoto sulla mensola o in frigo? Ma perché se nell'insalatiera rimane mezzo pomodoro, una foglia di lattuga, 3 chicchini di mais e due olive non le metti in una scodellina e ripiazzi l'insalatiera in frigo, occupandone un ripiano intero? Perché se la cucina è piena di cassetti e mensole e abbiamo addirittura la dispensa tu molli la spesa per terra e la lasci per ore e anche giorni nelle buste, e le tue pentole e contenitori e robe varie per cucinare le accatasti su tutti i piani della cucina, invece di riporle nelle decine di credenze? Perché, perché, perché?

12) Ma perché, in un appartamento dove viviamo in 6, tu ti fai il bagno nella vasca, con la porta aperta e cantando, e non è che sei un adone, e poi la lasci piena d'acqua? Credi forse che qualcuno vorrà farcisi il bagno dopo di te? Perché, perché, perchè?

13) Ma perché te ne vai di casa per essere indipendente e vivere con il tuo fidanzato e poi fai venire i tuoi o i suoi a trovarvi quasi tutti i fine settimana, con rifornimenti di chili e chili di cibo e altri generi di prima necessità, manco fossimo sperduti nel deserto, quando invece viviamo in una città più grande di quella in cui vivono loro? Perché, perché, perchè?

Ecco i miei fantastici 13 perché, perché, perché di oggi.

Ce ne sarebbero 13000 ma devo passare alla fase due della mia giornata, cioè preparare le lezioni di spagnolo della prossima settimana. Non ho mai insegnato a gente di cui non conoscevo la lingua, e mi chiedo: ci capiremo? mi odieranno? rimpiangeranno la loro vecchia prof. che li ha abbandonati? mi faranno domande a cui non saprò rispondere? mi dovrò infine imparare la regola maledetta degli accenti in spagnolo?

Buon fine settimana a tutti e vediamo chi indovina che tipo di coinquilina sono io!

12.4.12

I figli del diavolo

Oggi la prof. di spagnolo - che dalla prossima settimana se ne va in maternità - mi ha insegnato un modo di dire che si applica perfettamente a quello che è successo questa settimana:

ko ima hudič mlade, jih ima vsaj sedem.

Quando il diavolo ha figli, ne ha almeno 7.

In realtà di questo proverbio si dice solo la prima parte, la seconda varia da persona a persona, alcuni dicono che ne ha 1000 di figli, altri non lo so, perché non lo capisco lo sloveno!

Però questo detto indica proprio gli avvenimenti che si accavallano, le cose che quando ne succede una poi succedono tutte  raffica in un periodo di tempo limitato.
(Mica lo so se c'è un equivalente in italiano!)

Tipo quando ti viene un malanno dietro l'altro.

O anche una botta di fortuna dopo l'altra, come a me.

Quest'anno per me pare scritto sulla carta millimetrata, gli eventi si fanno e si disfano perfettamente, senza crearmi troppi problemi, scompensi, intoppi.

L'altro giorno pensavo che prima la mia vita era come quella di Paperino, e ora mi sento un po' come Gastone, nato con la camicia o come si direbbe in spagnolo con una flor en el culo (che finezza, eh?)

Ho fatto tanti viaggi, quanti ne ho cancellati. Ma quelli cancellati coincidevano proprio con fine settimana che dovevo poi fare altro, e i giorni di non viaggio mi sono venuti a pennello.
Ho preparato tante lezioni, quando improvvisate.
Ho incastrato a perfezione le (poche) visite ricevute.
Il tempo è stato dalla mia parte e ha rispettato il mio umore.
 Le montagne colline scalate sono andate in progressione.

E ora che ho deciso di fare le cose sul serio, come ho già detto, arriva tutto di botto, e mi addormento esausta ed è già mattina, e non è neppure una settimana che la pacchia è finita.

L'ultima novità è che la prof. di spagnolo appunto è arrivata alla fase gravidanza-cocomero e dalla prossima settimana non viene più.
E a chi toccano le sue classi se non a me?
Ma la fortuna, o la vita-carta-millimetrata, vuole che al  nuovo lavoro serale insegnerò comunque lo stesso livello di spagnolo. Quindi sarà un'ammazzata sì, perché i lunedì mi potrà succedere di fare 10 ore di lezione, ma non sarà un'ammazzata difficile, solo faticosa.

In tutto questo non ho ancora deciso cosa fare con questo blog.
Per il problema di cui parlavo l'altro giorno qui
Pare che il blog abbia capito che sarà un periodo di magra di foto.

Su consiglio di Azzurropillin (grazie e grazie a tutti quelli che mi hanno dato consigli) - dato che io di tecnologia non ci capisco niente davvero e vado ad intuito - ho eliminato delle foto dal mio album Picassa che non sapevo neppure di avere.

Ma ne ho eliminate giusto un decina, perché comunque tutte le foto che ho pubblicato sul blog dall'inizio di questo anno sabbatico hanno una loro ragione d'essere e se proprio vogliamo esagerare potrei al massimo toglierne un'altra ventina, senza stravolgere ciò che questo diario di viaggio è stato.

Dunque arieccomi con
 l'ALLARME ROSSO ANTIMAMMA -
ma', se il mio nuovo tatuaggio non lo vuoi vede', smetti di leggere ora ... perché qua comincia il conto alla rovescia ...

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-2
-1

Eccovelo qua, il tatuaggio nuovo è quello di sinistra (blu), l'altro a destra è verità, nato a dicembre 2002.  Ciò che sta in mezzo è la mia panza! (Sì, sì, ho trattenuto parecchio il fiato per fotografarmi)

Se guardate bene sarà facile riconoscere le due parole.


Per ora quindi mi trovate ancora qua.
Ho pensato che se proprio devo cambiare blog-casa, lo farò al compimento dei 36 anni, cioè fra 13 giorni.

Nel frattempo, a parte gli impegni lavorativi, vorrei andare domani a un concerto di due prof. della mia scuola. Perché gli sloveni, oltre a scalare montagne e lavorare 200 ore al giorno e procreare in abbondanza, hanno pure tempo di dedicarsi a 3000 hobby.
Sono curiosa di vedere come sono questi indefessi lavoratori fuori dal contesto scolastico.
Si ubriacheranno? Ne dubito, sono così sani.
Rimorchieranno? Ne dubito, sono tutti sposati.

Ma non si può mai dire, questo Paese mi riserva continue sorprese!


Ed ora, all'aver intitolato questo post I figli del diavolo, oltre alle visite di maialoni alla ricerca di foto di maestre in reggicalze o babydoll, sarò pure allietata da allegri satanisti.
Benvenuti anche voi, cari Luciferini, e che Dio vi benedica.

E per rimanere in tema giusto un aneddoto linguistico.
Ieri ho imparato che talpa in sloveno si dice KRT.
Ora, a parte chiedervi perché cavolo imparo parole del genere, e a parte esclamare compro una vocale, molti di voi si chiederanno come si pronuncia 'sta roba.

Krt si pronuncia - chert -, ma con la e corta corta.

Io poi ho un alunno che si chiama Črt, con il cappellino sulla č!
Però attenti, che quella Č si pronuncia come la C di Cecilia, di ciao, di cioccolata.

Menomale che lo sapevo, perché sennò per istinto Črt lo avrei chiamato Chert, cioè talpa.

Che poi vabbè, giusto per concludere in tema satanico, nella mitologia slava Črt significa diavolo. E allora non so che è meglio.

E per farvi partecipi dei miei progressi linguistici vi rendo noto che fra ieri e oggi ho imparato pure a dire

Grillotalpa - bramor
Piccione - golop
Voziček - carrello del supermercato

Sì, una settimana neppure di duro studio e lavoro, ed ecco i risultati sul mio cervello!