Come al solito ho la sindrome della prof. abbandonata.
Poi però mi rendo conto che questo ragazzino non è più a scuola, non lo vedo neppure quando vado a lezione di inglese nella sua classe.
Così un po' preoccupata ieri decido di chiedere.
Non vi potete immaginare la mia faccia quando Sabina mi ha detto che il ragazzino in questione di trova in una clinica che cura bimbi obesi o con gravi problemi di sovrappeso.
Qui i dottori e pediatri intervengono al minimissimo segnale dall'allarme.
Ora questo ragazzino è vabbè un po' cicciottello, ma in nessuno degli altri Paesi dove ho vissuto sarebbe stato considerato caso clinico da ricovero.
E poi ci penso e mi rendo conto che a scuola come lui ce ne sono al massimo una decina.
Gli altri bambini sono magri secondo i miei standard Merendina Mulino Bianco italiani, fish and chips scozzesi, patatine crik crok e tripudio di coloranti spagnolo, burro di arachidi e vaschette di gelato da 3-4 chili americane.
Secondo me in America o in Scozia la maggior parte dei ragazzini sloveni verrebbero ricoverati per sospetti di anoressia!
Non è che poi gli sloveni siano ossessionati.
Anzi, come vi ho detto hanno un gran bell'appetito.
Ma poi scalano, corrono, nuotano, camminano, vanno in bici.
Le statue che rappresentano gli sloveni sono queste!
Insomma, tenersi in forma è all'ordine del giorno e ci si preoccupa, giustamente, che i bambini capiscano che devono mangiare sano e stare all'aria aperta il più possibile.
E poi un'altra cosa.
In un'altra delle classi c'è un ragazzino (solo uno) che NON mangia la merenda che viene data a scuola.
Con un permesso speciale e per decisione dei suoi genitori, la merenda se la porta da casa.
Questi genitori però non devono essere molto saggi, perché ieri mentre tutti, compresa me, mangiavamo uno yogurt biologico alla frutta, lui si sparava la tipica coppa al cioccolato con panna che non so se lo sapete ma è costituita in gran parte da gelatina di PORCO!
L'eccezione che conferma la regola.
Ciò che mi ha sorpreso è però stato il fatto che nessuno degli altri ragazzini se lo filava.
Nessuno cercava di fare il gradasso e rubargli il budinozzo.
Nessuna ragazzina gli faceva gli occhi dolci per convincerlo a condividere la coppetta con lei.
No, gli altri se ne stavano tranquilli a mangiare il loro yogurt e a scegliere da un vassoio la frutta che volevano: banane, susine, fragole.
Mi ha fatto anche riflettere la frase di Sabina (che era in classe con me), preoccupata per il fatto che le cuoche avessero deciso di preparare un vassoio di frutta mista, cosicché se tutti avessero voluto banane non ce ne sarebbero state a sufficienza. Di solito non è così.
Perché, frase che sento spesso, e retaggio forse del comunismo ex yugoslavo, qua siamo tutti uguali.
E non significa piattume, indifferenza, non essere attenti alle differenze.
Significa che a tutti devono essere concesse le stesse possibilità e da tutti ci si aspetta grandi risultati.
E anche dai professori.
Non mi è mai successo di vederne uno spaparacchiato a leggere il giornale mentre un altro si ammazza su quaderni da correggere e lezioni da preparare.
In Spagna mi succedeva di stressarmi tanto al lavoro perchè mentre io stavo li le ore a preparare materiali, a correggere, a fare blog, a cercare canzoni, a fotocopiarmi i libri per non scrivere su quelli comuni, c'erano altri che arrivavano belli freschi 5 minuti prima di lezione, davano un'occhiata al libro e via.
E poi facevano la pausa di 15 minuti in due ore di lezione.
E poi arrivavano tardi.
E poi durante le ore di ricevimento venivano, timbravano e se ne andavano.
Mi faceva proprio venire i nervi.
Qua invece mi sento io la furba che se ne va tutti i week-end a fare qualche gita!
