Lubiana - Roma 27 ore
Avrei fatto prima in autobus.
Sarei potuta andare in Australia, anzi in Nuova Zelanda.
C'è la neve a bloccare tutta Italia.
Sono uscita di casa da Lubiana alle 2 di pomeriggio del 10 febbraio.
45 minuti a piedi e 15 al freddo e al gelo in attesa del pullman di erasmus mundus a cui mi ero aggregata per arrivare a Venezia. Loro bevono birra, cantano inni nazionali, si insegnano vicendevolmente parolacce in tutte le lingue del mondo. Io fremo. Perché temo di perdere il volo, temo il vento che sbatacchia l'autobus di qua e di là, temo le bufere di neve che sconquassano la capitale.
Primo attimo di panico quando, già in Italia, ci fermiamo nel bel mezzo del niente, per pagare la tassa pullman turistici di entrata in città. 900€. Di cui i conducenti sloveni non sapevano nulla. Furibondi perché devono pagarla loro, spendendo praticamente tutti i soldi che gli abbiamo dato noi per affittare il pullman. Cercano di mollarci in un parcheggio sperduto.
E poi imboccano per Mestre. Ma nooo, dobbiamo andare a Venezia. Piazza Roma.
E invece alla fine ci lasciano a Tronchetto. Quando è già buio e io non so proprio dove andare, mi tocca prendere un vaporetto per arrivare al capolinea degli autobus.
Un altro mezzo di trasporto da aggiungere alla lista di aerei, treni, pullman, macchine di conosciuti e sconosciuti, autobus e piedi. Mi manca la mongolfiera come Willie Fog.
Infine al volo riesco a prendere anche l'autobus 5 per l'aeroporto Marco Polo.
Alle 7.30 sono in aeroporto e, sorpresa, sui tabelloni già si annuncia un'ora di ritardo del mio volo. Mi mangio i panini, gironzolo, scrivo, leggo. Parlo a ripetizionecon mia madre, che mi da gli aggiornamenti meteo. Insieme controlliamo gli orari degli aerei in modo compulsivo. Mi avvicino alla porta di imbarco. Fa freddo. Piano piano in aeroporto ci rimaniamo solo noi. Partono aerei per Bruxelles, Parigi, la Sicilia con il vulcano in eruzione. Noi 80 anime in pena cominciamo a stenderci sui sedili (i pessimisti) e a fare la fila (gli ottimisti). Non sono pessimista ma prevedo già una notte a Venezia e la preferisco a una notte a Fiumicino ... Perché semmai arrivassi a mezzanotte come potrei arrivare a casa? I miei non hanno montato le catene sulla macchina e a Roma nevica.
Infine easyjet decide di confessarci l'amara verità: volo cancellato! Tutti in fila a cercare di capirci qualcosa. Troppo stanchi per fare scelte ragionate.
Ho le occhiaie talmente profonde, i capelli talmente scompigliati e la faccia talmente disperata che addirittura rimorchio. Un tipo caruccio e simpatico sceglie di sedersi proprio vicino a me e ci facciamo una bella chiacchierata. Ma ora non vi immaginate PSPVP (passioni scattate per voli persi).Lo so che da quando vi ho parlato del mio innamorato di 8 anni non ci sono più state notizie pettegol-amorose ... Vedrò di rimediare ...
Continuiamo l'epopea.
Ci cambiano a un volo per il giorno successivo alle 4 di pomeriggio. E ci spediscono in un hotel vicino all'aeroporto in cui arriviamo alle 2 di notte. A letto senza cena.
Io che viaggio con la valigia semi-vuota non ho neppure il pigiama. Questa volta - non so se per una premonizione - ho messo in valigia almeno un cambio. Non dovrò portare gli stessi calzini puzzolenti per 48 ore.
Incubi vari e mi risveglio decisa a mangiare un quintale di colazione buffet per tirarmi su di morale. Per errore metto il pepe nel caffellate credendo sia saccarina. E poi nuova scoperta mattutina: il volo non partirà alle 4, ma alle 6. Alla stessa ora un volo Alitalia è stato cancellato. E allora vengo assalita dal timore di dover passare un'altra giornata a Venezia.
E mi decido a tirare fuori la signora Visa e a spendere 160€ per un volo Alitalia che partirà alle 3 di pomeriggio. Partirà?
Morale della favola: quando ho comprato il volo easyjet un mese fa l'ho fatto in modo precipitato, senza riflettere. Se avessi comprato direttamente il volo alitalia - che a gennaio costava solo 80euro- sarei già a casa da ieri.
Come andranno i miei voli a Valencia, Bruxelles, Trieste?
San Cristoforo, aiutami tu!
(scrivo seduta alla porta di imbarco in attesa del volo alitalia, l'aereo non lo vedo, ma mi hanno assicurato che è già qua a Venezia. Davvero ci mettevo meno a tornare quando vivevo negli Usa)
Notizie dell'ultim'ora: sono le 5.20 e infine, dopo 27 ore di viaggio e circa 270€ spesi sono a casa. Lubiana - Roma 10€ all'ora.
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11.2.12
10.2.12
Avrei dovuto fare la hostess
Mi hanno fatto notare che il blog lo avrei dovuto battezzare con un altro nome, chessó
Girin girello o Mangia Mangia in giro per l'Europa o In viaggio con perfetti sconosciuti o Tutti gli scali possibili per viaggiare fra la Slovenia, l'Italia e la Spagna.
Sono di nuovo in partenza.
A scuola dal 18 al 26 febbraio ci sono le vacanze di fine semestre, ma io facendo ore extra da un po' di settimane ho ottenuto di poter partire oggi.
In modo da poter fare una veloce capatina a Roma passando per Venezia (neve permettendo il mio volo dovrebbe atterrare a Fiumicino stasera tardi e infine ho trovato un passaggio su un autobus carico carico di erasmus che se ne vanno oggi pomeriggio in Italia e così non dovrò passare dieci ore al Marco Polo ma solo 3), prima di ripartire per la Spagna (che è il motivo principale del mio viaggio, robaccia di lavoro da risolvere e a cui non voglio proprio pensare perché mi ritornano i mal di testa che hanno allietato la mia vita per due anni) e poi lo scalo di ritorno in Belgio, dove spero di gironzolare un po' e vedere qualche città nuova, avventurandomi forse fino in Lussemburgo. E magari conoscere qualche nuovo Comenius o sconosciuto viaggiatore che bazzica da quelle parti.
Lubiana-Venezia-Roma-Valencia-Murcia-Alicante-Bruxelles-Trieste-Lubiana, questo è il giro completo.
Solo bagaglio a mano, pieno di tecnologia, cavi e cavetti, hard-disk, ipad, macchinetta foto.
Fortunatamente ho sparso biancheria e calzini per tutta Europa e altrettanti spazzolini da denti e per il resto mi faccio prestare pigiami e magari qualche maglietta e via.
Dunque il prossimo aggiornamento sarà da Roma, incrociate le dita per me o se proprio vi va andate a spalare via la neve dalla Fiumicino - Roma.
E se qualcuno è da tutte queste parti fatemi un fischio e così ci vediamo!
Se rimango senza lavoro vado a fare la hostess Ryanair, che intanto più o meno la mia vita è già quella!
Girin girello o Mangia Mangia in giro per l'Europa o In viaggio con perfetti sconosciuti o Tutti gli scali possibili per viaggiare fra la Slovenia, l'Italia e la Spagna.
Sono di nuovo in partenza.
Ciao casetta slovena.
Ciao lettino comodo.
Ciao freddo polare alle 7 di mattina.
Ciao Grosuplje innevata.
Ciao ragazzini che ce la mettono tutta per farmi imparare lo sloveno.
Ciao deliziosi gelati invernali, ormai trasformatisi in un'abitudine.
In modo da poter fare una veloce capatina a Roma passando per Venezia (neve permettendo il mio volo dovrebbe atterrare a Fiumicino stasera tardi e infine ho trovato un passaggio su un autobus carico carico di erasmus che se ne vanno oggi pomeriggio in Italia e così non dovrò passare dieci ore al Marco Polo ma solo 3), prima di ripartire per la Spagna (che è il motivo principale del mio viaggio, robaccia di lavoro da risolvere e a cui non voglio proprio pensare perché mi ritornano i mal di testa che hanno allietato la mia vita per due anni) e poi lo scalo di ritorno in Belgio, dove spero di gironzolare un po' e vedere qualche città nuova, avventurandomi forse fino in Lussemburgo. E magari conoscere qualche nuovo Comenius o sconosciuto viaggiatore che bazzica da quelle parti.
Lubiana-Venezia-Roma-Valencia-Murcia-Alicante-Bruxelles-Trieste-Lubiana, questo è il giro completo.
Solo bagaglio a mano, pieno di tecnologia, cavi e cavetti, hard-disk, ipad, macchinetta foto.
Fortunatamente ho sparso biancheria e calzini per tutta Europa e altrettanti spazzolini da denti e per il resto mi faccio prestare pigiami e magari qualche maglietta e via.
Dunque il prossimo aggiornamento sarà da Roma, incrociate le dita per me o se proprio vi va andate a spalare via la neve dalla Fiumicino - Roma.
E se qualcuno è da tutte queste parti fatemi un fischio e così ci vediamo!
Se rimango senza lavoro vado a fare la hostess Ryanair, che intanto più o meno la mia vita è già quella!
7.2.12
Macedonia
Pomaranča, melona, lubenica.
Arancia, melone, cocomero.
Oggi, per spiegare alle ragazzine di spagnolo perché fossimo sole in classe senza prof. ho ricordato loro che la suddetta prof. è incinta. Non volevo intendere che stesse partorendo, ma semplicemente dire che magari non era venuta perché stava poco bene o perché aveva una visita medica, non lo so neppure io, dato che avevo scoperto di questa supplenza all'ultimo momento.
E così sfoggiando tutto il mio fantastico sloveno ho detto loro che la prof., superata la fase arancia, era ora in fase melone, ma c'era ancora un po' di tempo prima della fase cocomero.
Che non si preoccupassero dunque, che la prof. sarebbe tornata.
A questo mio improvviso uso dello sloveno sono tutte scoppiate a ridere e sono sicura che hanno pensato che io sia un po' čudna (strana) e più di una è rimasta začudena (sorpresa) da questo mio exploit linguistico.
Sto studiando. Sì.
Oggi quelli di quarta elementare avevano un esame di inglese-sloveno (tradurre e associare parole) e allora l'ho fatto pure io. Ho preso 27/30.
Senza aver studiato! Sono proprio un genietto.
Le uniche parole che non sapevo erano camion, temperino (e ancora non le so) e appunto cocomero (l'ho imparata e ho deciso di usarla subito dopo).
Fra tre settimane, al mio ritorno dal tour de force Italia, Spagna, Belgio, dovrò fare una breve presentazione in sloveno, davanti a quelli di quinta, su un tema scelto a sorte: famiglia, cibi e pasti, animali. Tocca studià!
Ah, poi oggi altra nota positiva: ho chiesto a quelle di spagnolo quanti anni pensvano che io avessi e mi hanno detto 23? 25?
L'aria slovena mi fa proprio bene.
O forse loro sono davvero sorprese che io, alla veneranda età di quasi 36 anni, non sia ancora passata per la fase arancia, melone, cocomero.
A scuola da me invece è un'epidemia di meloni che si trasformano in cocomeri.
E sicuramente c'è pure qualche arancia nascosta.
Sarà contagioso?
Arancia, melone, cocomero.
Oggi, per spiegare alle ragazzine di spagnolo perché fossimo sole in classe senza prof. ho ricordato loro che la suddetta prof. è incinta. Non volevo intendere che stesse partorendo, ma semplicemente dire che magari non era venuta perché stava poco bene o perché aveva una visita medica, non lo so neppure io, dato che avevo scoperto di questa supplenza all'ultimo momento.
E così sfoggiando tutto il mio fantastico sloveno ho detto loro che la prof., superata la fase arancia, era ora in fase melone, ma c'era ancora un po' di tempo prima della fase cocomero.
Che non si preoccupassero dunque, che la prof. sarebbe tornata.
A questo mio improvviso uso dello sloveno sono tutte scoppiate a ridere e sono sicura che hanno pensato che io sia un po' čudna (strana) e più di una è rimasta začudena (sorpresa) da questo mio exploit linguistico.
Sto studiando. Sì.
Oggi quelli di quarta elementare avevano un esame di inglese-sloveno (tradurre e associare parole) e allora l'ho fatto pure io. Ho preso 27/30.
Senza aver studiato! Sono proprio un genietto.
Le uniche parole che non sapevo erano camion, temperino (e ancora non le so) e appunto cocomero (l'ho imparata e ho deciso di usarla subito dopo).
Fra tre settimane, al mio ritorno dal tour de force Italia, Spagna, Belgio, dovrò fare una breve presentazione in sloveno, davanti a quelli di quinta, su un tema scelto a sorte: famiglia, cibi e pasti, animali. Tocca studià!
Ah, poi oggi altra nota positiva: ho chiesto a quelle di spagnolo quanti anni pensvano che io avessi e mi hanno detto 23? 25?
L'aria slovena mi fa proprio bene.
O forse loro sono davvero sorprese che io, alla veneranda età di quasi 36 anni, non sia ancora passata per la fase arancia, melone, cocomero.
A scuola da me invece è un'epidemia di meloni che si trasformano in cocomeri.
E sicuramente c'è pure qualche arancia nascosta.
Sarà contagioso?
6.2.12
QUANDO FUORI NEVICA ...
In realtà quasi non nevica.
Altro che l'imbiancata di Roma.
A Lubiana sono caduti 4 fiocchi, ma l'inverno polare ha girato intorno alla città e si è riversato tutto sulla costa slovena, dove le scuole sono state chiuse per il forte vento.
E allora qual è la soluzione scaramanticamente migliore per tenere lontano il freddo?
Certo, io sono una fan del cono da divorare alla velocità della luce e il gelato senza panna non è proprio vero gelato, ma quando sono entrata da Cacao avevo la febbre e quando ne sono uscita stavo benone, dunque devo dire che, oltre a rimedio scaramantico contro la neve, il gelato per me funziona anche meglio che l'aspirina!
E voi, italiani all'estero che mi leggete, ditemi : che vi manca dell'Italia?
Altro che l'imbiancata di Roma.
A Lubiana sono caduti 4 fiocchi, ma l'inverno polare ha girato intorno alla città e si è riversato tutto sulla costa slovena, dove le scuole sono state chiuse per il forte vento.
E allora qual è la soluzione scaramanticamente migliore per tenere lontano il freddo?
Mangiarsi un bel gelato.
Chi mi conosce bene lo sa. Sono una patita del gelato.
Che divido in gelato serio (alla nutella, al cioccolato, alla nocciola, alla gianduia) e gelato non serio (al limone, alla fragola, alla frutta varia) ... insomma,se bisogna sgarrare, tanto vale farlo per bene, no?
All'estero di solito il gelato per me è una gran bella delusione.
In Spagna le palline rotonde rotonde e durissime mi facevano proprio venire i nervi e infatti il gelato non lo mangiavo mai, ripiegando sui più rinfrescanti 'granizados' o sullo yogurt-gelato.
Invece in Slovenia, o almeno in questo posto di Lubiana (si chiama Cacao, lo trovate in centro, proprio accanto alla piazza principale) il gelato sanno farlo. Pochi gusti, giusto una quindicina, ma dei 6 che ho provato finora non posso proprio lamentarmi.
E le porzioni sono abbondanti, non come le pallette striminzite di Murcia. Gli Sloveni, si sa, sono buone forchette. E quindi le coppe di gelato le fanno belle pienotte. Io che di solito prendo 3 gusti, qui con due sono a posto. (prezzo: 2.60euro)
Ho avuto così il piacere di provare, su consiglio dei due camerieri (uno fotografato con noi sopra), il gelato al tiramisù - un classico - e quello alle arachidi. Loro mi avevano sconsigliato l'accoppiata dolce-salato, ma io per non fare torto a nessuno ho deciso di prenderli tutti e due. E dove dire che erano davvero buoni.
Certo, io sono una fan del cono da divorare alla velocità della luce e il gelato senza panna non è proprio vero gelato, ma quando sono entrata da Cacao avevo la febbre e quando ne sono uscita stavo benone, dunque devo dire che, oltre a rimedio scaramantico contro la neve, il gelato per me funziona anche meglio che l'aspirina!
E voi, italiani all'estero che mi leggete, ditemi : che vi manca dell'Italia?
4.2.12
Ci dovrò tornare a Budapest
Sì, ci dovrò tornare, perché solo ora, al ritorno, mi sono resa conto di tutto ciò che non ho visto.
Ci sono arrivata abbastanza stanca e senza pianificare troppo.
E indubbiamente mi sono persa parecchie cose che ora scopro sulle guide che sto per restituire in biblioteca.
Insomma, ci tornerò.
Questa volta però il viaggio era piuttosto un'occasione sociale.
Per conoscere alcuni Comenius sparsi in giro, per confrontarci e passeggiare insieme per le vie della città.
Eravamo parecchi (e sinceramente non mi ricordo i nomi di tutti!):
- io, Agnese e Angela, rappresentanti comenius dell'Italia, rispettivamente in Slovenia, Slovacchia ed Austria, e Bruno, un altro italiano che sta facendo il volontario in Slovacchia
- 1 turca comenius in Austria, Mustafa,turco comenius con me in Slovenia e un altro turco che fa l'erasmus in Slovacchia
- 1 egiziano che Angela ha conosciuto tramite couch-surfing in Austria
- 1 americana che è in Slovacchia con un programma simile al Comenius
- Gesche e Melanie, le tedesche che sono comenius con me in Slovenia
- Jonathan, che fa il musicista e vive a Lubiana da 4 anni mi pare, conosciuto non mi ricordo come
Avevamo prenotato tutti nello stesso ostello centralissimo (Emerald Youth Hostel), per poi scoprire all'arrivo che si trattava di due edifici diversi, a circa 200-300 metri uno dall'altro.
Poi noi, nella camerata gigante avevamo pure un superdivano e un sacco di spazio per fare colazione tutti e 12 insieme. Colazione che consisteva in una specie di buffet di latte, coco-pops, pane, marmellata, yogurt uova sode e ... cetriolini!
Mettere d'accordo 12 persone non è certo facile: alcuni volevano fare un tour guidato, altri scorazzare liberamente, alcuni a Budapest c'erano già stati, a certi piaceva camminare,altri volevano andare in metro.
Ma tutto sommato ognuno ha trovato poi l'accoppiamento o raggruppamento adatto ai suoi gusti ed esigenze e ci siamo separati e riuniti in modi diversi a seconda delle occasioni.
A parte la prima mattina che abbiamo fatto tutti insieme una passeggiata lungo il Danubio dal lato di Pest (e devo ancora scoprire cosa commemorano o ricordano le sculture di scarpe di bronzo poco lontano dal Parlamento, qualcuno lo sa?) ...




... per arrivare fino alla Margaret Island, un'isola di 2.5km che si trova al centro del Danubio, prima appartenente a vari ordini religiosi, poi trasformata in un harem dai turchi ed infine in parco cittadino con una sorta di pennino da stilografica nel centro. (Centenariumi Emlekmu, costruito nel 1973, a celebrare il centenario dell'unione fra Buda e Pest, e pieno di simboli socialisti e nazionalisti)


Poi lì ci siamo infine divisi, gli stakanovisti pronti al loro tour di 2.5 ore per la città, e gli affamati, alla ricerca di un posticino tranquillo e non turistico per il pranzo.
Agnese ne ha scovato uno che a tutti noi era sfuggito, un minilocale molto salottino di casa con musica dal vivo e ottima scelta di baguette, bagels, zuppe, torte e anche parecchie opzioni vegetariane.
(Si chiama Szendzso Reggeli Kave, e si trova in Frankel Leo Ut. 11, ve lo consiglio, piccolo, accogliente, parlano inglese, ci si sente proprio tranquilli e rilassati)


Io di bagels negli Usa ne facevo abbondanti scorpacciate, a colazione con la marmellata, a pranzo con il formaggio e le verdurine, a cena con le zuppette in tazza, i bagels mi avevano creato dipendenza.
Avevo pure provato a farli io, e sebbene di aspetto fossero venuti perfetti, di sapore e consistenza poi un disastro: farinosi e durissimi. Quando ho sentito la parola bagel quindi ho fatto i salti di gioia!


Alla fine dopo pranzo siamo rimaste in 3, io, Agnese e Angela, e abbiamo girovagato per Buda tutto il pomeriggio come se ci conoscessimo da sempre. (e se non lo avessi già detto era la prima volta che ci vedevamo e ci siamo conosciute attraverso il gruppo di facebook dei Comenius italiani che avevo aperto a giugno appena ricevuta la notizia di essere stata presa).




Ci sono parecchie altre cose che non ho ancora scritto, ma questo post sta diventando già troppo lungo, a Lubiana ha cominciato a nevicare - finalmente - e voglio starmene seduta un po' davanti alla finestra a guardare come i fiocchi di neve si rincorrono in un turbinio di vento. Temperatura di oggi -16°.
Devo dire che a Budapest, a parte tutte le disavventure dell'altro post, perlomeno il tempo è stato davvero clemente e non ha piovuto né nevicato. Chissà sennò che altro sarebbe successo!!!
Ci sono arrivata abbastanza stanca e senza pianificare troppo.
E indubbiamente mi sono persa parecchie cose che ora scopro sulle guide che sto per restituire in biblioteca.
Insomma, ci tornerò.
Questa volta però il viaggio era piuttosto un'occasione sociale.
Per conoscere alcuni Comenius sparsi in giro, per confrontarci e passeggiare insieme per le vie della città.
Eravamo parecchi (e sinceramente non mi ricordo i nomi di tutti!):
- io, Agnese e Angela, rappresentanti comenius dell'Italia, rispettivamente in Slovenia, Slovacchia ed Austria, e Bruno, un altro italiano che sta facendo il volontario in Slovacchia
- 1 turca comenius in Austria, Mustafa,turco comenius con me in Slovenia e un altro turco che fa l'erasmus in Slovacchia
- 1 egiziano che Angela ha conosciuto tramite couch-surfing in Austria
- 1 americana che è in Slovacchia con un programma simile al Comenius
- Gesche e Melanie, le tedesche che sono comenius con me in Slovenia
- Jonathan, che fa il musicista e vive a Lubiana da 4 anni mi pare, conosciuto non mi ricordo come
Avevamo prenotato tutti nello stesso ostello centralissimo (Emerald Youth Hostel), per poi scoprire all'arrivo che si trattava di due edifici diversi, a circa 200-300 metri uno dall'altro.
Noi 5 provenienti da Lubiana siamo capitati nella parte centrale dell'ostello, in una camerata da sei (in cui però dormivamo solo in 3) e una stanzetta doppia (per i trottolini amorosi ... e chi saranno fra noi 5?). Mentre gli altri più sfortunati sono capitati nella parte sfigata e polverosa dell'ostello.
Certo per 10euro a notte (o meno) colazione inclusa, non ci si può mica aspettare il Gran Hotel.Poi noi, nella camerata gigante avevamo pure un superdivano e un sacco di spazio per fare colazione tutti e 12 insieme. Colazione che consisteva in una specie di buffet di latte, coco-pops, pane, marmellata, yogurt uova sode e ... cetriolini!
Mettere d'accordo 12 persone non è certo facile: alcuni volevano fare un tour guidato, altri scorazzare liberamente, alcuni a Budapest c'erano già stati, a certi piaceva camminare,altri volevano andare in metro.
Ma tutto sommato ognuno ha trovato poi l'accoppiamento o raggruppamento adatto ai suoi gusti ed esigenze e ci siamo separati e riuniti in modi diversi a seconda delle occasioni.
A parte la prima mattina che abbiamo fatto tutti insieme una passeggiata lungo il Danubio dal lato di Pest (e devo ancora scoprire cosa commemorano o ricordano le sculture di scarpe di bronzo poco lontano dal Parlamento, qualcuno lo sa?) ...
... per arrivare fino alla Margaret Island, un'isola di 2.5km che si trova al centro del Danubio, prima appartenente a vari ordini religiosi, poi trasformata in un harem dai turchi ed infine in parco cittadino con una sorta di pennino da stilografica nel centro. (Centenariumi Emlekmu, costruito nel 1973, a celebrare il centenario dell'unione fra Buda e Pest, e pieno di simboli socialisti e nazionalisti)
Poi lì ci siamo infine divisi, gli stakanovisti pronti al loro tour di 2.5 ore per la città, e gli affamati, alla ricerca di un posticino tranquillo e non turistico per il pranzo.
Agnese ne ha scovato uno che a tutti noi era sfuggito, un minilocale molto salottino di casa con musica dal vivo e ottima scelta di baguette, bagels, zuppe, torte e anche parecchie opzioni vegetariane.
(Si chiama Szendzso Reggeli Kave, e si trova in Frankel Leo Ut. 11, ve lo consiglio, piccolo, accogliente, parlano inglese, ci si sente proprio tranquilli e rilassati)
Io di bagels negli Usa ne facevo abbondanti scorpacciate, a colazione con la marmellata, a pranzo con il formaggio e le verdurine, a cena con le zuppette in tazza, i bagels mi avevano creato dipendenza.
Avevo pure provato a farli io, e sebbene di aspetto fossero venuti perfetti, di sapore e consistenza poi un disastro: farinosi e durissimi. Quando ho sentito la parola bagel quindi ho fatto i salti di gioia!
Alla fine dopo pranzo siamo rimaste in 3, io, Agnese e Angela, e abbiamo girovagato per Buda tutto il pomeriggio come se ci conoscessimo da sempre. (e se non lo avessi già detto era la prima volta che ci vedevamo e ci siamo conosciute attraverso il gruppo di facebook dei Comenius italiani che avevo aperto a giugno appena ricevuta la notizia di essere stata presa).
Ci sono parecchie altre cose che non ho ancora scritto, ma questo post sta diventando già troppo lungo, a Lubiana ha cominciato a nevicare - finalmente - e voglio starmene seduta un po' davanti alla finestra a guardare come i fiocchi di neve si rincorrono in un turbinio di vento. Temperatura di oggi -16°.
Devo dire che a Budapest, a parte tutte le disavventure dell'altro post, perlomeno il tempo è stato davvero clemente e non ha piovuto né nevicato. Chissà sennò che altro sarebbe successo!!!
3.2.12
Avventure e disavventure a Budapest
Ebbene sì, a Budapest ci hanno pure messo le ganasce alla macchina!
Perché oltre ad aver parcheggiato malissimo (nessuno dei miei 4 compagni di viaggio, seppur tutti forniti di patente, sapeva parcheggiare bene!), una simpaticona ungherese a cui abbiamo chiesto se in quella zona si poteva lasciare la macchina ci ha detto di sì, omettendo però che era a pagamento.
Per fortuna che la multa al cambio era solo di 40 euro totali e che non ci hanno portato via il macinino.
Già mi vedevo a dovermi fare 9 ore di treno, passando per la Croazia, per poter tornare in tempo a Lubiana ed essere a scuola lunedì. Ma qui la macchina te la lasciano sul posto e sei tu a doverli chiamare per fartela sganasciare. Il tizio dell'ostello fra l'altro ci aveva pure consigliato come togliere le ganasce da soli, visto che per gli stranieri sulla multa non viene neppure annotato il numero di targa, ma solo il Paese di provenienza e quindi non avrebbero potuto rintracciarci.
Non abbiamo osato, per paura di rompere la macchina, che di per sé non so proprio come fosse ancora tutta di un pezzo dopo tutti quei chilometri; per scoprire poi che queste ganasce si possono davvero aprire con una qualsiasi chiave in meno di due secondi.
Fra le altre (dis)avventure in ordine sparso:
- siamo finiti casualmente in un ristorante gay per cena la prima sera.
Accogliente, tranquillo, ottima torta di mele e zuppe.
A stonare erano proprio i due piccioncini etero (allora, avete indovinato chi sono?) del nostro gruppo che si sbaciucchiavano dopo ogni boccone. Mai viste due persone darsi così tanti bacettini al giorno: un passo, un bacetto, un semaforo, un bacetto, ci sediamo, un bacetto, ci alziamo, un bacetto, ti faccio una foto un bacetto, guardiamo la foto un bacetto. Smack, smack, smack, smack. Oh my God!
- Bruno, l'italiano volontario, si è fratturato una caviglia.
Poveraccio. Io già non c'ero quando è successo l'ultimo giorno, perché noi Lubianesi eravamo già in partenza per tornare in patria, mentre gli altri avevano deciso di andare a pattinare sul ghiaccio al City Park. Menomale che lui è uno che non si perde d'animo e ride sempre. Questo viaggio gli rimarrà decisamente impresso nella memoria, dato che inoltre la sera precedente, non avendo le chiavi dell'ostello, non era potuto rientrare ed aveva dovuto dormire in un kebab!
-
Il nostro provetto guidatore turco si è leggermente ubriacato l'ultima sera. Io ero uscita con gli altri, lasciando i Lubianesi in ostello con 2 bottiglie di vino aperte.
Ero andata con Agnese, Angela e gli altri a un posto abbastanza famoso di Budapest, una specie di centro sociale, bar, ristorante con le sedie scompagnate, i muri graffitati (e su cui puoi tranquillamente scrivere ciò che vuoi), e le decorazioni riciclate e robe varie appese al soffito. Se vi piace il genere si chiama Szimpla, lo trovate qui: http://www.szimpla.hu/
Io non avevo intenzione di uscire, ma avevo appena scoperto che in Ungheria dal 1° gennaio di questo 2012 non si poteva più fumare (sono allergica) e allora avevo deciso di approfittarne per passare quache oretta in una vasca da bagno trasformata in divanetto a chiacchierare e sorseggiare bicchieroni di limonata.
E ad assistere a come l'egiziano, l'americana e la turca ci abbandonavano per andare a qualche club a ballare. Beata gioventù, io verso mezzanotte ero già a pezzi.
Ma tornata all'ostello che ti trovo?
Tutti un po' brilli, il nostro turco steso sul letto tutto vestito in stato comatoso, gli altri in stato confusionale, i trottolini amorosi che comunque si sbaciucchiavano, l'altra tedesca che forse voleva buttare qualcuno dalla finestra. Dall'alto della mia sobrietà mi sono sentita un po' la madre di tutti, li ho spediti a letto e ho pregato che il giorno successivo qualcuno fosse in grado di guidare.
E mi sono pure sentita un po' vecchia.
Ma contenta che nessuno fosse scomparso, nessuno si fosse perso, nessuno fosse stato messo in carcere.
1.2.12
Così, all'improvviso, Budapest.
Di Budapest me ne avevano parlato in parecchi.
Chi mi diceva che era grigia e decadente.
Chi mi diceva che era la capitale porno d'Europa.
Chi mi diceva che non dovevo assolutamente perdermi le terme.
Chi mi diceva di fare scorpacciate di salame ungherese e di goulash (sono vegetarianaaaa, non lo avete ancora capito? Come mia nonna che ogni volta che vado a Roma mi vuole rifilare una fetta di prosciutto!)
Nessuno però mi aveva descritto quella sensazione.
Forse perché se ci si arriva in treno o in autobus o in aereo o semplicemente non da Buda entrando a Pest, (per chi volesse seguire i miei passi: passando per la Hegyalja Ut, per poi attraversare il ponte Erzsebet ed immettersi nella lunghissima Kossuth, che trasformandosi in Rakoczi arriva fino alla stazione di Keleti)
beh, magari quella sensazione non c'è.
Una specie di vuoto d'aria mischiato alla sindrome di Stendal.
Immobilità in movimento.
Gli occhi che scorazzano imbizzarriti fra la cittadella, i ponti, le statue che si stagliano all'orizzonte, il Danubio.
Così, all'improvviso. Quando l'unica cosa che vuoi, dopo 7 ore di viaggio è arrivare all'ostello a riposarti un po' e il panorama è già da un po' che non lo guardi più.
Così all'improvviso. Quando stai sfogliando distrattamente la guida, o guardando la cartina stradale per capire come arrivare a destinazione senza perderti 200 volte.
Così, all'improvviso. Quando magari stai rovistando sotto il sedile della macchina per recuperare la sciarpa o i guanti o una bottiglietta d'acqua.
E non te lo aspetti e ci rimani a bocca aperta, e dici addirittura wow, perché è tanto che non ti capita di vedere qualcosa che ti sorprende così, da lasciarti imbambolato.
E capisci che delle volte è meglio non leggersi le guide turistiche in anticipo e non sapere niente dei posti che hai deciso di scoprire, e lasciare che siano i posti stessi a rivelarsi così, sul calar della sera, quando meno te lo aspetti.
E mannaggia alla mia macchinetta fotografica che al tramonto non ama fare foto.
to be continued ...
Chi mi diceva che era grigia e decadente.
Chi mi diceva che era la capitale porno d'Europa.
Chi mi diceva che non dovevo assolutamente perdermi le terme.
Chi mi diceva di fare scorpacciate di salame ungherese e di goulash (sono vegetarianaaaa, non lo avete ancora capito? Come mia nonna che ogni volta che vado a Roma mi vuole rifilare una fetta di prosciutto!)
Nessuno però mi aveva descritto quella sensazione.
Forse perché se ci si arriva in treno o in autobus o in aereo o semplicemente non da Buda entrando a Pest, (per chi volesse seguire i miei passi: passando per la Hegyalja Ut, per poi attraversare il ponte Erzsebet ed immettersi nella lunghissima Kossuth, che trasformandosi in Rakoczi arriva fino alla stazione di Keleti)
beh, magari quella sensazione non c'è.
Una specie di vuoto d'aria mischiato alla sindrome di Stendal.
Immobilità in movimento.
Gli occhi che scorazzano imbizzarriti fra la cittadella, i ponti, le statue che si stagliano all'orizzonte, il Danubio.
Così, all'improvviso. Quando l'unica cosa che vuoi, dopo 7 ore di viaggio è arrivare all'ostello a riposarti un po' e il panorama è già da un po' che non lo guardi più.
Così all'improvviso. Quando stai sfogliando distrattamente la guida, o guardando la cartina stradale per capire come arrivare a destinazione senza perderti 200 volte.
Così, all'improvviso. Quando magari stai rovistando sotto il sedile della macchina per recuperare la sciarpa o i guanti o una bottiglietta d'acqua.
E non te lo aspetti e ci rimani a bocca aperta, e dici addirittura wow, perché è tanto che non ti capita di vedere qualcosa che ti sorprende così, da lasciarti imbambolato.
E capisci che delle volte è meglio non leggersi le guide turistiche in anticipo e non sapere niente dei posti che hai deciso di scoprire, e lasciare che siano i posti stessi a rivelarsi così, sul calar della sera, quando meno te lo aspetti.
E mannaggia alla mia macchinetta fotografica che al tramonto non ama fare foto.
to be continued ...
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